Anamòrfosi di Angela Greco recensito da Michelangelo Zizzi

penna-stilografica

Michelangelo Zizzi, La prospettiva e l’esperienza oculare in ‘Anamòrfosi’ di A.Greco

Se il Postmoderno è il male, allora Angela Greco è il bene necessario.

Intendo il termine ‘Postmoderno’ come luogo-tempo dove si avvera, nelle arti ma anche nel mondo della comunicazione, un capriccio deformante peggiore d’ogni vanità barocca.

Se il Postmoderno è il calderone dove fumano a caso gli 800.000 (la cifra è dedotta da statistiche ufficiali) ‘poetini’ della nostra Italietta,  dove un ideologo di 50 anni fa non vede che deformità pur continuando la battaglia per cose, esse stesse, degenerescenti, dove una bambina si affoga nelle sue lacrime per troppa arroganza del Vivere e dei diritti, dove un teorico di una rivoluzione sempre rimandata, rimanda la stessa ad infinitum, dove un teologo non riesce più a trovare Dio, se non nelle meraviglie della tecnica, ma mai più nella bellezza di una reverie, allora Angela Greco è il Bene, necessario. Perché scrivere è molto più che esprimere i propri sentimenti, le emozioni di quando il mio fidanzato mi lasciò, del bene che ti volli, è molto di più che sapere di dover morire; lo sai?, moriremo.

Dopo oltre 10 anni di conoscenza posso dire che Angela Greco è un poeta prossimo alla sbocciatura matura e alla sua identità più convincente: nulla che vieti la Grandezza, poiché la Grandezza è già presa al calappio; nessun più provincialismo e retorica, come fu agli esordi, ma come è inevitabile agli esordi di ogni scrittura, e persino nessuna svogliatezza (la scrittrice ha il compito autoimposto di scrivere ogni mattina), nessuna cambiale lasciata al tempo del dover essere un’altra, lasciata al tempo di aver patteggiato in cambio dell’essere attrice la realtà dell’essere poetessa; cosa che in molti sedicenti poeti avviene spesso. Mi auguro che a questa continua crescita abbia contribuito anche la partecipazione della poetessa alla Scuola Pound (che dirigo e dove si trovano i migliori poeti italiani), all’interno della quale riveste ella un ruolo essenziale.

In ‘Anamòrfosi’ c’è consapevolezza e convinzione, uso padroneggiato della lingua, vastità di letture.
Ecco cos’è ‘Anamòrfosi’: il libro di partenza della svolta, come benissimo afferma l’ottimo Linguaglossa, nella sua prefazione. Qui ci troviamo di fronte al poeta che conosce lo strumento linguistico per inclinazione naturale (o come altri dice, per ispirazione), ma soprattutto per pratica di cultura poetica e per consapevolezza. Angela Greco, come faceva Marquez e come pochi fanno, scrive ogni giorno.

Così era il mestiere per Pavese, Cavalcanti, Pound: la scrittura è arare un campo avendone dignità e dote, ma anche trovando stato e tempo.

Con ‘Anamòrfosi’ si è nella anamorfosi di Angela Greco (perché l’anamorfosi è una operazione ante litteram: intelligenti pauca): tutto ciò che era congettura si fa verità, ciò che era possibilità, realizzazione, ciò che dubbio, certezza, L’anamorfosi oltre ad essere dizione zoologica e medico-biologica è, prima, una condizione della visione, applicata primariamente alla tecnica pittorica. Ma la pittura, come tutte le arti, non è un’allegoria profonda della profondità dell’esperienza del mondo?
Noi vediamo un quadro e poi, mutando il livello di definizione spaziale (insomma spostandoci spazialmente rispetto ad esso) ne vediamo un altro. Qualcuno, molto educato alla postmodernità e alle sue conseguenze dirà: ecco l’interpretazione è tutto ed è libera, siamo noi a ricostruire il quadro.
E invece no.

Altri dirà: siamo nell’esaltazione barocca della curiosità visiva, nell’illusionismo che ogni forma data per certa produce.

E invece no, perché è il contrario. L’anamorfosi pittorica, quindi il suo tentativo riuscito di trasposizione poetica dell’ottimo libro della Greco è esaltazione tradizionale dell’oggetto nella sua integrità e non sua deformazione, è ambizione a dire più di quello che si dice, vedendo oltre ciò che è stato visto. anamorfosi

In oltre: l’anamorfosi e quindi ‘Anamòrfosi’ si inserisce di fatto in un filone tradizionale, ben poco conosciuto. Quello dei testi di ottica mistica che furono raccolti e prodotti soprattutto nel nostro medioevo, grazie in particolare agli afflussi dell’ermetismo arabo, sufismo e sciismo in particolare. Tra tutti, seppur oggi dimenticato, ‘La prospettiva di Azalen’, studiatissimo un tempo anche dalla ‘teosofia’ (mi si perdoni l’eccesso terminologico, ma è dato convenientemente) cristiana, e poi, per alcuni versi anche ‘De radiis’ (intorno ai raggi; di luce e planetari) di Al Kindi. Insomma l’antefatto archetipologico di ogni anamorfosi è la ricerca della luce, la sua contemplazione e lo svelamento di una prospettiva differente; è un’operazione classicissima e direi platonica di un tornare all’origine, di un non dimenticare lo Stato anteriore.

Ma, come dicevo, obbiettiva e non stravolgente; dove per obiettivo, intendo anche oculisticamente, vedere di fronte la realtà e la sua meraviglia, avendo sorpassato lo stato di dualità tra noi e il mondo.
La Greco conosce i suoi modelli ed è la appassionata della febbre del sentire ogni cosa, volendo pure essere una sola cosa; perché se è vero che l’anamorfosi è un  problema di ottica è anche vero che è anche cosa ancorata nella tradizione.

Spiego, per me amante dell’antimodernità e della sua modellistica disfacente, che non si tratta di tornare a scrivere come Guinizzelli, Burchiello, Pascoli o Campana (come spesso, con risultati ilari, molti fanno), ma di scrivere secondo la lingua propria e propria del tempo, ma di tentare un’operazione che sia originale, direi originaria sempre. Perché quel che muta nella poesia (che di fatti non ha storia) è solo il fenomeno lingua (esso sì storico), che per molteplici fattori si anamorfizza (intendo il termine secondo la prospettiva biologica), cioè assume nuove funzioni.
Per questo ‘Anamòrfosi’ è un ottimo libro. Si riconosce consapevolezza linguistica, meditazione, eccellente e parsimonioso uso del tessuto metaforico, che non disturba mai in modo centrifugo la definizione dell’immagine.

Poi si legge, cosa rara, come un testo in cui l’inserto prosastico si miscela con i punti acmeici di ‘poiesi’ e, cosa non dappoco, dove l’originalità della poetessa si evidenzia proprio quando riconosce i suoi maestri e antefatti letterari; intendo dire che ‘Anamòrfosi’ tanto riposa su linee poetiche già percorse da altri e riconosciute, quanto si fa originale, possente e personale.
Un libro che gode anche di edizione sobria e prestigiosa, silenziosa, ma penetrante; insomma anche bello da vedere graficamente e tipograficamente.

Ma questa sobrietà, che non esclude potenza e dischiudimento progressivo di forme, è anche presso il testo stesso della Greco: poesia silenziosa, ma risuonante, nessuna ridondanza fuori luogo, nessuna defezione rispetto alla congruità della forma, eppure anche scavo e oltranza rispetto al veduto e all’accaduto. Perché altro merito della poetessa è di aver fatto un’opera ottico-pittorica, senza esclusione partecipativa delle altre modalità di esperire il mondo, dico sensorialmente, in virtù dell’alta cosalità riscontrabile nel testo e non senza neanche disegno e organizzazione appercettiva.
Lo si legge alternativamente come un romanzo o come un’opera di poesia. ‘Anamòrfosi’, punto di partenza della nuova produzione di Angela Greco, merita letture e analisi critiche, in senso mondano merita premi e riconoscimenti.

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michelangelo-zizziMichelangelo Zizzi è scrittore, performer, critico letterario. È laureato in filosofia, in medicina, è dottore di ricerca e consulente filosofico. Si è occupato di letteratura poetica e narrativa dell’Otto-Novecento e in particolare di Dino Campana, Vittorino Bodini, Girolamo Comi, sulle cui figure ha pubblicato svariati articoli e saggi monografici. Dirige la collana di Scrittura Creativa Incipio e quella di poesia Il Drago Verde per Lupo editore di Copertino e collabora come consulente esterno a numerose case editrici nazionali, tra le quali Mondadori. È collaboratore di riviste nazionali ed internazionali: Nuovi Argomenti (Mondadori), L’Immaginazione (Manni Editore), Gradiva (New York University), Poesia (Crocetti), Atelier, etc. Ha pubblicato con eteronimi romanzi noir e fantasy. In uscita presso Lupo Editore un saggio sulla consulenza filosofica e l’eros creativo in collaborazione con Enrica Fallone; e presso LietoColle Libri la monumentale opera di storia della poesia pugliese A Sud del Sud dei Santi. Collabora con “Il Giornale” e “Il Riformista”. Le sue opere: “Il Sud e la Luna. Per una geografia dell’immaginario in Vittorio Bodini”, Levante Editore, Bari 1999; “Autoritratto con monade. Fenomenologia della poesia in Girolamo Comi”, Multimedia Pensa, Lecce 2000; “L’orfismo in Comi”, Multimedia Pensa, Lecce 2002; “La casa cantoniera”, ne La Collana di Maurizio Cucchi,Varese 2001; “La primavera ermetica”, Manni Editore, Lecce 2002; “Del sangue occidentale”, LietoColle Editore, Como 2005.

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2 thoughts on “Anamòrfosi di Angela Greco recensito da Michelangelo Zizzi

  1. “Se il Postmoderno è il male, allora Angela Greco è il bene necessario”.
    Mi piace molto questa recensione, fin dall’inizio, dal punto in cui Michelangelo Zizzi, in modo appassionato e sincero, spiega senza perifrasi il cosmo che vive in “Anamòrfosi”, premiando il Poeta portatore di nuova e irrinunciabile linfa per la moderna poesia italiana d’autore.

    1. Giorgio!!!! oddio che gioia questo tuo commento, la lettura e la condivisione!
      GRAZIE!! Michelangelo mi conosce da una vita, quella riferita alla scrittura edita, per cui nella sua recensione si riscontra l’amico, il poeta e il critico che è, con passione e stima nei miei confronti – assolutamente ricambiati – e dei quali sono molto felice.

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