Elisabetta Sirani, pittrice al tempo in cui l’arte era per soli uomini – sassi d’arte

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Elisabetta Sirani – in apertura: Allegoria della Musica (autoritratto, a sinistra) e Cleopatra (coll.priv., a destra) – pittrice Barocca italiana ed una degli ultimi rappresentanti della Scuola Bolognese del Seicento, nasce a Bologna  l’8 gennaio 1638. Figlia di Giovanni Andrea Sirani, assistente di Guido Reni e pittore di successo che fu chiamato a completare le opere del maestro alla sua morte, ebbe il padre come insegnante, dato che nel Seicento le donne non erano ammesse all’Accademia. Elisabetta Sirani cominciò da bambina dodicenne a studiare e disegnare nella bottega del padre, appoggiata ed incoraggiata dal conte Carlo Cesare Malvasia, allora critico influente nel mondo artistico e suo futuro biografo.

Uno dei suoi primi lavori è stato il San Girolamo nel deserto (qui in basso)  ora esposto nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, e già a 16 anni Elisabetta stupiva i suoi concittadini per l’abilità e la velocità di composizione delle opere che creava su ordinazione ed a 17 anni aveva già prodotto 90 dipinti. Quando il padre, nel 1655 non poté più dipingere per gravi dolori alle articolazioni delle dita, la giovane pittrice prese il suo posto nella conduzione della bottega paterna, insegnando a dipingere anche alle sue sorelle Barbara e Anna Maria.

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Una delle prime pittrici di successo in un’epoca che escludeva le donne da determinate arti, Elisabetta Sirani si specializzò nella pittura religiosa, nei ritratti e dipinti allegorici e storici, soggetti biblici e mitologici. Presto la sua bottega divenne una specie di Cenacolo che raccoglieva anche discepoli, in modo particolare una dozzina di donne che sotto la guida sua e delle sorelle, divennero ottime professioniste. La velocità produttiva di questa instancabile pittrice divenne leggendaria, tanto che fu costretta a fare dimostrazioni pubbliche per difendere la paternità dei suoi dipinti, mentre il suo laboratorio divenne una fermata obbligatoria per collezionisti e curiosi che venivano da lontano, compreso il Granduca Cosimo III de’ Medici. La produzione di Elisabetta Sirani, che morì a soli 27 anni si aggira su 200 opere, non solo in dipinti ad olio, ma anche in disegni a matita e inchiostro personalizzati da forti contrasti di luce.

Nei dipinti, il suo stile era in linea con i gusti barocchi della Scuola Bolognese, in opere di medie dimensioni, con costruzioni semplici, piacevoli e decorative con colori e sfumature tonali morbide, il cui tema spaziavano dai temi allegorici e sacri (amava dipingere le Madonne), ai ritratti di donne eroine prese dalla mitologia classica.

Le sue opere principali sono: Autoritratto (1658, Museo Pushkin, Mosca), Giuditta con la testa di Oloferne (1658, Lakeview Museo delle Arti e della Scienza, Peoria) ; Allegoria della Musica (1659, Wallraf-Richartz Museum, Colonia) Ritratto di Beatrice Cenci (1662, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma), San Antonio de Padova adorante il Bambino Gesù (1662, National Gallery di Bologna); Madonna col Bambino (1663, National Museum of Women in the Arts, Washington), Giuditta con la testa di Oloferne (Walters Museum di Baltimora, USA), Cleopatra, Flint Institute of Arts, Flint, Michigan (Stati Uniti d’America), Madonna col Bambino, Quadreria dei Girolamini, Napoli e Melpomene, La musa della Tragedia (National Museum of Women in the Arts, Washington).

Quando Elisabetta morì il 28 Agosto 1665 dopo una breve malattia, suo padre volle fosse fatta un’autopsia e accusò una cameriera di averla avvelenata. L’autopsia eseguita davanti a testimoni mostrò diverse ulcere perforate nello stomaco ed oggi si ritiene che la causa della malattia e della morte sia da ricercare nell’eccessivo peso del lavoro datole dalle innumerevoli richieste. Per la sua fama, il suo funerale venne celebrato con grandi onori, con una bara che rappresentava il Tempio della Fama, che conteneva una statua dell’artista a grandezza naturale seduta al cavalletto ed i suoi resti si trovano nella Basilica di San Domenico a Bologna accanto a Guido Reni.

Due curiosità: La spiritosa pittrice si divertiva spesso ad apporre la sua firma nei bottoni, sulle scollature o sui merletti dei soggetti dei suoi quadri. Dal 1994 le è stato dedicato un Cratere sul pianeta Venere. 

(tratto dal sito settemuse.it che si ringrazia- immagini dal web)
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2 thoughts on “Elisabetta Sirani, pittrice al tempo in cui l’arte era per soli uomini – sassi d’arte

  1. Bologna corre ricorre, vedo. Molte pubblicazioni legate ai cosidetti “misteri di Bologna” parlano della misteriosa morte di questa ottima pittrice barocca, accusando a rotazione la servetta, la discepola, addirittura il padre. Meglio ammirare i suoi quadri, tanto il delitto rimarrà irrisolto.

    1. è un caso la presenza di Bologna in più pagine del blog 😀 forse un richiamo inconscio al mio imminente viaggio in quelle terre, chissà. Il mistero irrisolto, in una città esoterica peraltro come il capoluogo emiliano, aggiunge fascino su fascino direi… Grazie, Flavio, per la lettura!

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