Edgar Allan Poe, La città nel mare

La città nel mare

Guarda: la Morte si è innalzata un trono
in una città strana e solitaria
laggù, nell’Occidente tenebroso,
dove buoni e cattivi, ottimi e pessimi
sono andati al loro eterno riposo.
I templi ed i palazzi, lì, e le torri
(corrose dal tempo, ma non tremano!)
non somigliano a niente che sia nostro.
E tutt’intorno acque malinconiche
giacciono rassegnate sotto il cielo
dimenticate perfino dai venti.
.
Dal sacro cielo non un raggio scende
a illuminare la sua lunga notte;
solo una luce dal lugubre mare
scorre in silenzio sulle torricelle,
brilla remota e lieve su pinnacoli,
cupole e guglie, e castelli regali,
e sopra templi, e mura babiloniche,
pergole oscure scordate da tempo,
di edera scolpita e fiori in pietra,
su altari innumerevoli, mirabili:
nei loro fregi intrecciano ghirlande
la viola, i viticci e la violetta.
E tutt’intorno le acque malinconiche
giacciono rassegnate sotto il cielo.
Le ombre e le torrette si confondono
e tutto sembra sospeso nell’aria,
mentre in città, da una torre superba
la Morte, gigantesca, guarda giù.
Templi dischiusi e tombe spalancate
si aprono in mezzo alle onde luminose;
eppure, né i tesori che qui giacciono
nell’occhio di diamante di ogni idolo,
né i morti gaiamente ingioiellati,
tentano le acque a uscire dal letto.
Il deserto di vetro non s’increspa.
Questa distesa non si gonfia mai
per annunciare quando soffia il vento
su qualche mare lontano e felice,
non fluttua a dire che una brezza è corsa
su mari meno orribili ed immoti.
.
Ma ecco, adesso, un fremito nell’aria!
L’onda…qualcosa là si sta muovendo!
Quasi le torri avessero scostato
le acque cupe, sprofondando piano,
le loro cime avessero lasciato
un vuoto aperto nel cielo velato,
le ore quasi trattengono il respiro…
E quando, fra gemiti d’altri mondi
giù, giù, quella città si poserà,
l’Inferno sorgerà da mille troni
e a lei s’inchinerà.
.
.
Edgar Allan Poe, Il Corvo e altre poesie, a cura di Raul Montanari (Feltrinelli, 2016) — immagine: Gustave Courbet, L’immensite, 1869.
.
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Edgar Allan Poe nasce il 19 gennaio 1809 a Boston, da David Poe ed Elizabeth Arnold, attori girovaghi di modeste condizioni economiche. Il padre abbandona la famiglia quando Edgar è ancora piccolo; quando dopo poco muore anche la madre, viene adottato in maniera non ufficiale da John Allan, ricco mercante della Virginia. Da qui l’aggiunta del cognome Allan a quello originale.Trasferitosi a Londra per questioni commerciali il giovane Poe frequenta scuole private per poi ritornare a Richmond nel 1820. Nel 1826 si iscrive all’università della Virginia dove però comincia ad affiancare agli studi il gioco d’azzardo. Indebitatosi in maniera inusitata, il patrigno si rifiuta di pagare i debiti obbligandolo in questo modo ad abbandonare gli studi per cercarsi un lavoro e far fronte alle numerose spese. Da quel momento iniziano forti incomprensioni fra i due fino a spingere il futuro scrittore ad abbandonare la casa per raggiungere Boston, e da lì arruolarsi nell’esercito. Nel 1829 pubblica in modo anonimo “Tamerlane and other poems”, e con il suo nome “Al Aaraaf, Tamerlane and minor poems”. Nel contempo, lasciato l’esercito, si trasferisce presso parenti a Baltimora. Nel 1830 si iscrive all’accademia militare di West Point per farsi però ben presto espellere per aver disobbedito agli ordini. In questi anni Poe continua a scrivere versi satirici. Nel 1832 arrivano i primi successi come scrittore che lo portano nel 1835 ad ottenere la direzione del “Southern Literary Messenger” di Richmond. Il padre adottivo muore senza lasciare alcuna eredità al figlioccio. Poco dopo, all’età di 27 anni, Edgar Allan Poe sposa la cugina Virginia Clemm, non ancora quattordicenne. E’ questo un periodo nel quale pubblica innumerevoli articoli, racconti e poesie, senza però ottenere grandi guadagni.

In cerca di miglior fortuna decide di trasferirsi a New York. Dal 1939 al 1940 è redattore del “Gentleman’s magazine”, mentre contemporaneamente escono i suoi “Tales of the grotesque and arabesque” che gli procurano una fama notevole. Le sue capacità di redattore erano tali che gli permettevano ogni volta che approdava ad un giornale di raddoppiarne o quadruplicarne le vendite. Nel 1841 passa a dirigere il “Graham’s magazine”. Due anni più tardi le cattive condizioni di salute della moglie Virginia e le difficoltà lavorative, lo portano a dedicarsi con sempre maggior accanimento al bere e, nonostante la pubblicazione di nuovi racconti, le sue condizioni economiche restano sempre precarie. Nel 1844 Poe inizia la serie di “Marginalia”, escono i “Tales” ed ottiene grande successo con la poesia “The Raven”. Le cose sembrano andare per il meglio, soprattutto quando nel 1845 diventa prima redattore, poi proprietario del “Broadway Journal”. Ben presto la reputazione raggiunta viene però compromessa da accuse di plagio, portando Edgar Allan Poe verso una profonda depressione nervosa che, unita alle difficoltà economiche, lo portano a cessare le pubblicazioni del suo giornale. Trasferitosi a Fordham, seriamente malato ed in condizioni di povertà, continua a pubblicare articoli e racconti pur non ottenendo mai vera fama in patria; il suo nome invece comincia a farsi notare in Europa e soprattutto in Francia. Nel 1847 la morte di Virginia segna una pesante ricaduta della salute di Poe, che però non lo distoglie dal continuare a scrivere. La sua dedizione all’alcolismo raggiunge il limite: trovato in stato di semi incoscienza e delirante a Baltimore, Edgar Allan Poe muore il 7 ottobre 1849.

Nonostante la vita tormentata e disordinata l’opera di Poe costituisce un corpus sorprendentemente nutrito: almeno 70 racconti, di cui uno lungo quanto un romanzo – The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket (1838: in italiano, “Le avventure di Gordon Pym”) – circa 50 poesie, almeno 800 pagine di articoli critici (una notevole mole di recensioni che ne fa uno dei critici letterari più maturi dell’epoca), alcuni saggi – The Philosophy of Composition (1846), The Rationale of Verse (1848) e The Poetic Principle (1849) – ed un poemetto in prosa di alta Filosofia – Eureka (1848) – nel quale l’autore cerca di dimostrare, con l’aiuto della Fisica e dell’Astronomia, l’avvicinamento e l’identificazione dell’Uomo con Dio. (da biografieonline.it)

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