Ilpo Tiihonen, Nove vite

Mario_Schifano_Futurismo_rivisitato

Nove vite
di Ilpo Tiihonen
.
Finora soltanto nove vite, e
tutte mie, come la mia testa tra le mani.
La prima fu raggomitolato ai piedi d’un abete
nella foresta autunnale proprio all’alba
tra gocce di pioggia notturna.
Ho ancora la resina sotto le unghie.
La mia seconda fu l’aroma di legno spaccato presso la baracca,
e l’orrendo disco della sega circolare.
La pappa d’avena, le scarpe da ginnastica larghe, e il Presidente Kekkonen,
l’inchiostro versato sul quaderno, e
il clangore della ferrovia sotto i miei sogni.
Le bandiere rosse del Primo Maggio, la figlia del vicino
nuda, e i piccioni morti stesi sulla ghiaia.
La mia terza vita fu la scoperta dell’ira, la furia cieca
che mi rigirava nella sua borsa di cuoio,
consumando i bordi del mio giorno. Seduti ai nostri banchi,
forzati verso una meta innominabile.
Vedendo come iniziano a bere, a bere
nei loro occhi quella nera ribellione impotente.
Sto per annegare, qualcuno attraversa
l’Atlantico su una barca di canne. E se morissi,
non importerebbe chi sfottesse. Le stelle nel cielo ci stanno guardando con orrore.
.
La mia quarta vita è quando, piuttosto chiaramente, sento
che gli uccelli se ne fregano. E io comincio a volare.
La mia prima ‘tu’ viene, accarezza
la mia tonsillite, mi rivela, e lasciamo
che la sabbia eterna scorra tra le dita. La plastica di mia madre.
Nella quinta vita lei è già morta. Sto guidando un’auto
lungo le foreste e decido che non
fonderò mai una fabbrica. Decido di morire come un calzolaio.
Quando riesco a convincere i miei figli a costituire un coro maschile.
Quando sono un nome, una vita e, se possibile, un colore.
Quando sono tutto altre dodici volte.
.
La mia sesta vita: e la mia roba è scivolata in mare,
siedo con le mani sulla testa.
In cima all’abete un tordo zigano
afferra mercoledì dritto negli artigli.
Inizio a capire un discorso oscuro, decido
di concentrarmi a svanire
e lasciare una traccia. Spruzzo volpi d’allevamento
per rovinare le loro pellicce e ti faccio
mollare questa scuola per sordomuti.
Comincio a scrivere il non detto.
Studio come dire No
così che possa esistere Sì.
.
Nella settima incontro
la mia quinta moglie che è la prima.
Nessuno di noi può procedere, continuiamo a muoverci
sul posto. Mia madre mi partorì per prendere a calci
gli altri? Scrivo molto più veloce ora
meno di prima. Questo fa lo stesso.
Tu sei lo stesso che eri prima di nascere.
La tessera plasticata canta la solita vecchia canzone.
.
Improvvisamente l’ottava e la nona vita
si sono abituate a me, mi gettano una luce brillante
dritto negli occhi. Ho letto spesso che
le acque sono avvelenate, non posso più
andare alla spiaggia. Ma adesso è l’ora
di non crederci. Oggi non ti taglieranno
l’elettricità, l’assegno di maternità, o la gola.
Conserva la tua gola, la tua elettricità, il tuo assegno.
Puoi parlare la tua lingua-madre, la patria è un bel parlare.
Scrivo che Un Paesaggio Nazionale è il nome di un quadro.
Scrivo che le Forze di Difesa sono pronte per l’Attacco.
Scrivo che non c’è abbastanza Dio per Ciascuno.
Scrivo che in Inverno si può pensare all’estate,
e quando l’estate viene, prima che venga
le nevi si sciolgono oltre il ponte
.
e che un uomo può amare una donna
senza gesticolare.
.
.
Ilpo Tiihonen, poeta finlandese nato nel 1950; poesia in italiano tratta da Hebenon, Seconda serie, n.6, Ottobre 2000; per questo contributo si ringraziano Roberto Bertoldo e il sito Hebenon — immagine: opera di Mario Schifano (dal web)
.

 

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