I giardini di Marzo di Lucio Battisti visitati da Giorgio Chiantini per Sassi sonori

Pubblicata il 24 aprile 1972 all’interno dell’album “Umanamente uomo. Il sogno” e come 15º singolo di Lucio Battisti, per la casa discografica Numero Uno, in coppia I giardini di marzo/Comunque bella. Il testo, scritto da Mogol, parla degli anni dell’infanzia nel dopoguerra, tra povertà e difficoltà familiari ed esistenziali. La canzone, tra le più emozionanti del panorama musicale italiano, coniuga melodia struggente e malinconia ad un testo intriso di nostalgia per il passato e ansia di non riuscire a vivere al meglio il presente, rispecchiando in maniera molto nitida, anche la generazione degli anni in cui venne offerta al grande pubblico e trovando ancora oggi ampio consenso proprio per il tema esistenzialista molto bene espresso.

Il componimento prende avvio da alcuni ricordi d’infanzia di Mogol, risalenti al secondo dopoguerra, tra povertà e presenza dalla dignitosa figura materna, e, attraverso la narrazione delle esperienze scolastiche, tratteggia quel senso di frustrazione e mancata integrazione provato nell’osservare i coetanei, che ha condotto il protagonista a rifugiarsi in se stesso, in un isolamento interiore non percepibile dal mondo esterno, in un silenzio di protezione, al riparo dalla vergogna e da ciò che considerava umiliazione per l’impossibilità di realizzazione.

Nel ritornello esplode, inattesa, una dolcezza sognante, elusa da qualsiasi limitazione temporale, fatta di amore e solidità emotiva, in piena armonia con la natura, dove il cuore accoglie in sé tutte le bellezze dell’universo, anche se la frase finale del ritornello ci riporta, però, alla dimensione reale dell’esistenza del protagonista, che continua a percepire una distanza incolmabile tra l’esterno da sé e il suo mondo interiore. Nell’ultima strofa, ecco che torna prepotente il passato, la malinconia si trasforma da dolcissima a struggente, a causa di una delusione, un tradimento, una richiesta d’aiuto impregnata di falsità, che rende ancora più labile la fiducia nei rapporti umani, rivelando inutile ogni sforzo di adeguamento alle vite circostanti dei coetanei. (fonti varie dal web tra cui zon.it – adattamento di Giorgio Chiantini)

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti “tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori”
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è…
.
– immagine d’apertura: Mira Nedyalkova photography –
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