Spunti di riflessione: Hebenon per la letteratura e la giustizia, di Roberto Bertoldo

Con piacere Il sasso nello stagno di AnGre continua ad ospitare l’esperienza della Rivista internazionale di letteratura Hebenon, attraverso un editoriale del suo direttore Roberto Bertoldo – che si ringrazia – che ancora oggi a distanza di anni può fornire validissimi spunti di riflessione su quel certo mondo letterario che, di fatto, non ha mai mutato vizi e virtù nemmeno passando dal cartaceo al telematico, sostanzialmente mancando a quella evoluzione verso la pluralità e a quell’allontanamento dall’individualismo oggi più che mai necessari. Dunque, semplicemente, trasliamo questo editoriale nei nostri giorni telematici e ci accorgeremo ancora di tutta la sua attualità e validità. Buona lettura! (Angela Greco)

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Hebenon per la letteratura e la giustizia
di Roberto Bertoldo

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«Il poeta abita nel sottoscala
davanti al quale tutti
passano senza notarlo»
 
Hugo von Hofmannsthal
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 …….Qualcuno si stupisce della mia presunta ingenuità quando mi nota rabbrividire per il comportamento opportunistico di molti scrittori, ma il brivido lo provo non tanto perché ciò che è per questi scrittori in gioco (successo, prestigio, soldi) è in realtà senza importanza ma perché penso, in seguito al mio errore giovanile di individuare gli eroi in una delle arti liberali, che i poeti siano sempre, in ogni presunta civiltà, gli ultimi bastioni in difesa dei valori civili. Se i poeti cadono, penso dunque, è perché è già crollata tutta la società, ecco perché rabbrividisco. Per fortuna non è così, in quanto esistono persone molto più valide dei poeti che si dedicano con i fatti – e non con le parole che solo raramente riescono a divenire fatti – al bene degli altri. Tuttavia pubblicare una rivista di letteratura, oggi, non significa “servire” qualcosa di frivolo, per quanto frivoli possano essere molti scrittori, significa invece guardare oltre gli scrittori, oltre la poesia, nelle parole piene, coraggiose, giuste, fattive. Hebenon ha voluto fare questo, ma si è trovata quasi circondata da sedicenti scrittori che mirano solo ad autopromuoversi invece di cercare di promuovere quelli che ritengono validi, che sono provinciali nelle pretese e nei rancori, che spettacolarizzano la letteratura e che guardano al mondo per abbellire la poesia e non alla poesia per abbellire il mondo.

Hebenon conosceva questo rischio, sapeva che ci sono anche in letteratura, come in ogni attività, due strade e che quella più vantaggiosa per la gloria momentanea coincide sempre con quella più dannosa per la coscienza. Così, per non finire imbalsamata sulla pagina prestigiosa di qualche gazzettiere, deve ricrearsi. Sí, il successo non deve essere coltivato, neppure quello di una rivista. Qualcuno, anche in buona fede, sostiene: proprio adesso che Hebenon ha raggiunto una sua visibilità? Certo, soprattutto adesso, perché restare per troppo tempo in un preciso luogo letterario significa subire e addirittura, anche inconsciamente, favorire le connivenze che, volenti o nolenti, le mafie, anche letterarie, generano. Gli scrittori possono solo dare l’esempio, dimostrarsi disponibili a difendere la giustizia; soltanto in questo modo la letteratura sorvola la sua frivolezza e può combattere contro ingiustizie ben più gravi. Perché la vita e la letteratura hanno la stessa indole pur avendo differente sostanza e perché la giustizia è una, anche se regge pesi diversi.

C’è un’Italia che pensa, c’è un’Italia che scrive e non è sempre l’Italia di cui ci parlano i giornali, non è sempre quell’Italia costruita dalle connivenze di classe che tendono a favorire, anche nell’arte – la quale, nonostante ciò che sembra vogliano farci credere, non è di sangue come non lo era la nobiltà –, chi vi appartiene per diritti di amicizia, di moneta, di massoneria, di potere vario. Ebbene, per questa Italia che scrive e che pensa liberamente, per questo mondo letterario che resiste alla standardizzazione e alla codardia, Hebenon vorrebbe continuare a svolgere un servizio il più pulito possibile. Perché se il mondo letterario che ci propina quotidianamente la pubblicistica è in gran parte mediocre e marcio, dobbiamo a maggior ragione sforzarci tutti di creare, nel nostro piccolo, un mondo, un ambiente, uno spazio a cui un domani gli studiosi seri possano attingere per conoscere qual è la vera cultura del nostro tempo. (…)

Tratto da Hebenon, n.1 della terza serie – Ottobre 2003.Anno VIII

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“L’arte è inutile allorché i suoi interpreti si prostituiscono, vale a dire cercano di piacere, si sottomettono all’opinione corrente. Essa è altrettanto nociva quando ogni teoria intesa a collettivizzare, ad uso e per la felicità di tutti, quelle sensazioni che fanno la felicità e sono l’appannaggio solo di qualcuno.”

Emile Armand (Hebenon, IV serie, Numeri 1-2, Aprile – Novembre 2008)

§

“Il disagio degli uomini di cultura si fa sempre più crudo nel mondo. Coloro che soltanto a diporto e per i loro scopi più o meno politici frequentano le arti e le scienze non hanno motivo di soffrire di questa disdetta: e i bari della cultura, pronti a seguire ogni padrone tranne la verità, non hanno ragione di allarme. Ma per i poeti, gli artisti, i filosofi, gli scienziati di buona fede, in questa vecchia Europa, questo è tempo di desolazione.”

Francesco Flora (Hebenon, IV serie, Numeri 13-14, Aprile – Novembre 2014)

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3 thoughts on “Spunti di riflessione: Hebenon per la letteratura e la giustizia, di Roberto Bertoldo

  1. Perché riproporre un testo che a tutti gli effetti dimostra che in 14 anni dopotutto nulla è cambiato? Perché ripetere giova; perché la goccia spacca la roccia; perché tacendo si diventa conniventi di un sistema marcio oggi più che mai; perché un elefante non si nasconde dietro un filo d’erba… e per altri svariati motivi che non riporto, visto che ultimamente il mio parlare su alcuni argomenti ha infastidito non poche anime belle.
    Roberto Bertoldo offre su un vassoio d’oro, nemmeno d’argento che col tempo si ossida e diventa nero, serissimi spunti non già di polemica o di scontro (anche se, concordando proprio con lui, una “sana battaglia” non fa mai male ed il punto di scorno sta in quel “sana” che in troppi non comprendono, mirando ad altro) ma di partenza, di apertura, di luce, togliendo il velo senza temere le conseguenze, da qualcosa che bisogna conoscere affinché si possa cambiarla e cambiare. Perché domani nessuno possa dire che noi sapevamo e non abbiamo fatto nulla per migliorare la situazione…

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