Proposte dagli autori: Antonio Sagredo, tre poesie

Antonio Sagredo, tre poesie
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Lecce-Praga-Roma
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Come è strano questo maggio, oggi,
dopo che Riccardo ha scritto la sua tragedia.
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La mia strada fu come la tua: un fuga,
un’intuizione verso un suicido altrui.
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Il broccato di mogano della tua fronte
è più che un crepuscolo d’altri tempi,
e avrai capito che un verso assetato di assoluto
è la solitudine di uno straniero tra le ombre.
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Ma non cerchiamo l’astratto, ma un concreto di sangue,
come suoni di cinabro tra gli androni
bianchi e odorosi di una città barocca.
Città mia, mi si ripete tante volte lo stesso sogno,
e mi aggiro spaventato tra palazzi e viuzze d’oro!
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Non è una visione, non è un assalto dei Turchi:
temo la devastazione del futuro e dell’oscuro risultato.
Non ho amici, non ho ragazze a cui affidare la mia dolcezza,
che possano intrecciare con violenza una corona di speranza,
ma un ricordo saraceno è quanto mi rimane dalla storia
e io non posso, non posso numerare le sue pietre nere,
di questo cristo crocefisso ad un crocicchio!
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Sono il figlio bastardo della luce verde della mia città,
amaro e acre…
gridano e fiammeggiano gli ateismi di Cesare Vanini,
perché la luce sia una eterna festa pagana
o una miseria teatrale alla Odin Theatret!
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Roma, 23 /5/1976
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.§
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Passato leccese
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Lo sapevo, lo presentivo, lo sapevo.
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La città scampanava di fiori le chiese,
i bambini ronzavano attorno i campanili.
Il noviziato arrossiva sotto il chiostro barocco,
i limoni scotevano l’aria dal torpore di sangue
scivolato dal turchese!
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Magnifico il poeta dai balconi squillanti
imbandierati di garofani…
il gelo dei gigli salutavano madonne vogliose
i santi Cosimo e Damiano giocavano a carte
e nel destino i tarocchi assegnavano gli ex-voto.
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Ma l’aria si fondeva nel verde nome della mia città,
ingiallita di pietra la sua nudità in un sole invertito.
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Un triste basiliano malediceva Vanini: un Cesare – in fiamme!
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Col rosario spezzato si lagnava presso i crocicchi,
dove lumicini aguzzi zebravano la nera devota,
imponendo un segno di croce che l’ubriaco scatarrava.
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Le giravolte mi torcevano il collo:
un imbelle martirio!
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Roma, 14 ottobre 1976
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.§
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………………………………………..a Dino Campana
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La pàtina di pietra che mi copre il sesso
s’è levata dallo specchio in ammirazione
e col trucco di una oscura riflessione
i serafini uccisi sono in lagrime.
.
Gli uccelli del parco discutono sul concerto:
dite, è possibile espellere un fagotto?
I violini hanno le note ferite sulle corde,
le cicatrici dell’armonia non sono fortunate.
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Che il gatto lecchi il pelo nella notte
a me poco importa della mia lirica:
Berna orfica io amo
e l’urlo rosato della mia città.
.
Cartapesta antica, sapore di colla,
giravolte, crocicchi i miei pensieri.
Nelle nicchie sogno Madonne e Puttane,
occhi turchini, rossastri sudori, cariatidi sdentate.
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Gli applausi della pietra sono eterni
come me e il mio destino innamorato…
e sono ottuso, e non amo che i tarocchi,
nemmeno l’epica salverà la mia vita!
.
Černošice, 27 maggio 1979

*

Ringraziando l’Autore per queste proposte giunte in mail invitiamo alla lettura di altri suoi lavori al seguente link: leggi qui.

Antonio Sagredo: nato a Brindisi, il 29 novembre 1945 (pseudonimo Alberto Di Paola), ha vissuto a Lecce e dal 1968 a Roma, dove  risiede. Ha pubblicato le sue poesie in Spagna: Testuggini (Tortugas) Lola editorial 1992, Zaragoza; e Poemas, Lola editorial 2001, Zaragoza; e inoltre in diverse riviste: «Malvis» (n.1) e «Turia» (n.17), 1995, Zaragoza. La Prima Legione (da Legioni, 1989) in Gradiva, ed.Yale Italia Poetry, USA, 2002; e in Il Teatro delle idee, Roma, 2008, la poesia Omaggio al pittore Turi Sottile. Come articoli o saggi in La Zagaglia:  Recensione critica ad un poeta salentino, 1968, Lecce (A.Di Paola); in Rivista di Psicologia Analitica, 1984,(pseud. Baio della Porta):  Leone Tolstoj – le memorie di un folle. (una provocazione ai benpensanti di allora, russi e non); in «Il caffè illustrato», n. 11, marzo-aprile 2003: A. M. Ripellino e il Teatro degli Skomorochi, 1971-74. (A.Di Paola) (una carrellata di quella stupenda stagione teatrale). Ha curato (con diversi pseudonimi) traduzioni di poesie e poemi di poeti slavi: Il poema: Tumuli di  Josef Kostohryz , pubblicato in «L’ozio», ed. Amadeus, 1990; trad. A. Di Paola e Kateřina Zoufalová; i poemi:  Edison (in L’ozio,…., 1987, trad. A. Di Paola), e Il becchino assoluto (in «L’ozio», 1988) di Vitězlav Nezval;  (trad. A. Di Paola e K. Zoufalová). Traduzioni di poesie scelte di Katerina Rudčenkova, di Zbyněk Hejda, Ladislav Novák, di Jiří Kolař, e altri in varie riviste italiane e ceche. Recentemente nella rivista «Poesia» (settembre 2013, n. 285), per la prima volta in Italia a un vasto pubblico di lettori: Otokar Březina- La vittoriosa solitudine del canto (lettera di Ot. Brezina a Antonio Sagredo),  trad. A. Di Paola e K. Zoufalová.

Di recente pubblicazione per GSE Edizioni, Capricci (2016), poesie, con saggio introduttivo sull’autore a cura di Donato di Stasi.

– immagine d’apertura: opera di Emilio Tadini –
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5 thoughts on “Proposte dagli autori: Antonio Sagredo, tre poesie

  1. Con stima ho accettato di pubblicare questi tre testi dell’amico Antonio Sagredo. Una poesia differente da quella con cui lo abbiamo conosciuto tra le nostre pagine, qui su Sasso; una poesia, questa che leggiamo oggi, in cui sono evidenti l’appartenenza e la radice, nonostante le esperienze internazionali e il vivere quotidiano nella Capitale.
    Emblematici questi quattro versi su tutti dove Lecce, il sacro, la Grecia e la tradizione poetica e storica (“turchini” è Vittorio Bodini, ma anche i piccoli turchi che ancora oggi infestano la libertà di quelle terre, quelle salentine, create senza confini e senza asservimenti) convivono in un mix che non lascia indifferenti.

    “Cartapesta antica, sapore di colla,
    giravolte, crocicchi i miei pensieri.
    Nelle nicchie sogno Madonne e Puttane,
    occhi turchini, rossastri sudori, cariatidi sdentate”

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