Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Claudio Borghi

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4poesie: Claudio Borghi

da La trama vivente (Effigie, 2016)

Gli occhi nella neve
.
Nel viaggio rettilineo, insignificante cammino
tra l’una e l’altra casa,
la neve riassumeva in candore senza disegni
quel che poco prima era ancora paesaggio,
le case ovattate,
le finestre sbadigli lenti riversati sulla strada.
Grigie le nuvole
e fiacche non sapevano di niente,
i passi appiattivano il bianco soffice
costringendolo al ghiaccio, da cui l’acqua
prendeva a gocciolare.
.
Nel ritmo silenzioso immagini di memoria
uscivano come talpe incantate
da tane sotterranee, in un’improvvisa serale
vitalità dello spazio riempita di luci sporche
e fanali sguscianti. Come potevo fluire,
staccato e vivo, nella superbia del viandante
sentire i passi sfarinarsi nel vuoto senza suono,
l’essere emerso dal bianco che la strada incendia,
pallido suonatore senza melodia?
Cosa mi teneva sul filo del fiore spaziale,
della linea che si disegna senza spiegazione,
il fiato condensandosi in nuvola,
l’onda chiudendosi in un punto,
sboccio abolito, domanda svanita
in un’assenza di ragione?
.
Bianca stinge la visione, stampa corrosa,
rigagnolo senza necessità: cosa
tiene in vita sospesi i diecimila fiocchi,
cosa dà loro consistenza e traiettoria
come i gabbiani sospesi nella vitalità dell’aria,
cosa dà loro forza di volo,
cosa rischiara la sera chiusa nella tormenta,
passero senza identità,
stanco pallore nella fiamma consunta?
.
Il comignolo alto perde fumo sottile,
discretamente emanando il fiato
del suo interno divenire. L’illusione
è dunque il tempo, l’indaffarato
agitarsi delle mani, il fraseggiare
convulso che dalle labbra si riversa
nell’aria senza speranza di quiete,
nel volteggiare malinconico ellittico
del passero gelato sulla mente che scorre?
.
Gli occhi cinguettano nella neve,
le ciglia battono il tempo del volo.
Quale la differenza – la domanda respira
mentre traduce la mente in parola –
tra questo svariar di forme e il nulla
rassegnato immobile,
la carcassa del gatto svuotata
da cui si cancella ogni apparenza di perfezione?
.
Gli occhi nella neve – il battito delle ciglia cresce,
la forza scema. Quale invenzione ho preteso
nel nascere dell’idea che fiorendo si forma?
.
Niente sente – la risposta sa di gelo,
di fiato sospeso, di velleità intelligente.
Lo sguardo scandisce il tempo della visione,
il suo aprirsi e chiudersi intermittente,
il suo andare e venire tra il sì e il no,
la luce e il buio, la potenza e la rassegnazione.
In una tasca la mano chiudeva soffice il bianco,
adesso trattiene acqua gelata. Un’altra forma
ha il cielo, la visione si richiude
in una spoglia gonfia, estesa, di respiro incolore.
.
.
.
Non ho imparato tutti i nomi dei fiori
.
Non ho imparato tutti i nomi dei fiori,
né so bene che diverso profumo
emanano respirandoli. Conosco
i giacinti i fiordalisi le camelie
la mimosa la genziana il tulipano,
ma non li ricordo, come fossero parti
di un unico fiore indifferenziato.
Solo trattengo innumerevole il fiato
delle rose e il labirinto in cui si perde
la mente che stupita le avvicina
e dentro annega, ancor prima
di sentirne il profumo, stordita
dalla bellezza primordiale della forma.
.
.
.
Tutto accade nella mente
.
Da note sparse suscitata, da mano sotterranea
che passa e ripassa su belle sfumature
che sanno di amaro e sapienti striature
dal sapore di bosco, una tristezza dal fondo sale.
.
E quel sentiero rivedo presente
in mezzo alle erbe alte, su cui correvo
a cercare il piccolo cane amico, la coda
come un guizzo di pesce sotto l’acqua
mentre mi saltava in braccio,
e nell’amore gli sguardi si fondevano
e in un lampo diventavano uno.
.
Corre sul confine il pensiero, orlo
immateriale tra due anime che si toccano,
la fiamma della memoria rabbrividisce,
la materia inerte del tempo torna in luce viva,
l’esperienza riaffiora come geometrica equazione
e un giardino si ricompone e sembra vero –
ma non è che un corpo morto di emozione.
.
Nell’acquario il pesce scarta e si allontana,
nel cielo la rondine si alza e sparisce.
.
Tutto accade nella mente.
.
.
.
Strofe della materia viva
.
Vicino alla mosca insolente, guardata con la lente,
con straordinaria attenzione per non farla scappare,
trovata con sorpresa una bellezza. Stessa cosa
fatta sulla zanzara, in equilibrio verticale sul muro,
vista una complessità di ali e corpo che nemmeno
immaginavo, intuita nel minuscolo una varietà
di forme vive di cui ignoravo non solo le fattezze
ma l’esistenza, e ancor più dentro immaginata
altra esistenza, verso il microscopico, ogni corpo
perfetto nel suo disegno nella sua interezza,
e la colpa mi ha attraversato come una lama
per esser finora stato al buio di tanta meraviglia,
distratto, infastidito da tanta vita che senza nome
brulica e travaglia, e sono corso giù per le scale
e ho camminato in fretta il solito marciapiede
e a metà della via, dove mi fermo a guardare
il giardino interno inatteso, un odore intenso
di cimice mi ha invaso e ho sentito il dolore
della creatura ignorata che infesta l’aria morendo.
 .
*
Sul marciapiede della piccola piazza
l’insetto tramortito, una grande zanzara,
veniva avvicinato dalla lucertola
con l’occhio fisso laterale
che lo prendeva in bocca e lo finiva
e serenamente lo ingoiava. La lucertola
poi si allontanava con dentro l’insetto,
forma sola di due. E dentro la sostanza
innumerevole formicolante di vita
tante creature tramortite passavano
dall’essere limpido dello sguardo al buio
di colpo cieco, entrate in vite altrui
o spente in sé, per necessità del divenire
che si contrae nel vuoto dei sensi.
.
Nessuna forma passerà davanti agli occhi
che tutto credono di vedere scorrendo
nell’alveo dei giorni. Nessuna sapienza
avrà la forma che concepisce l’intelligenza.
Nessuna mente potrà sorridere
di uno sguardo conquistato,
di un amore definitivo,
di un bene raccolto con pazienza e sfogliato
nell’innocenza umile di un dono per sempre cosciente.
 .
*
Di colpo ho perso interesse per le galassie
e la gravitazione e l’evoluzione
del corpo che tutto contiene, mi è sembrato
chiaro ed evidente che il punto pensante
non può contenere il contenitore,
che pensare l’evoluzione
immaginandola venire da un punto,
assimilandola al punto che la pensa
è solenne ingenuità – e stupida
ho sentito la scienza che pretende trovare
la formula che chiude in sé il mondo.
Spinto dall’impulso libero che la creatura
immette nella luce e nell’aria ho sentito
le gambe per la prima volta camminare,
la mente nuova assaporare
il niente di pensiero che sono le cose,
e i corpi viventi,
che credevo conoscibili esplorandoli,
guardandoli da vicino, ingrandendoli,
riducendo l’attività alla quiete inerte delle parti
e cercando il lampo che ne genera la struttura,
mi sono sembrati senza spiegazione,
polvere anonima che in figure, arti e visi
si muove come per miracolo interno,
che nasce senza che possa la mente
coglierne il centro di emanazione.
Da questo centro mi sono sentito venire,
pensiero e volto e arti e figura, e lo sciame
delle creature mi è parso abitarmi per miracolo
istantaneo di creazione, totale, indivisibile,
vuota visione senza nome.
.
.
.

Claudio Borghi è nato a Mantova nel 1960. Laureato in fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica in un liceo di Mantova. Ha pubblicato articoli di fisica teorica ed epistemologia su riviste specializzate nazionali e internazionali, in particolare sul concetto di tempo e la misura delle durate secondo la teoria della relatività di Einstein. Presso l’editore Effigie sono uscite due sue raccolte di versi e prose, Dentro la sfera (2014) e La trama vivente (2016).  Una selezione di testi da La trama vivente è stata pubblicata nella rivista Poesia (settembre 2015), con una nota critica di Maria Grazia Calandrone. Di prossima uscita una raccolta di aforismi filosofici e poetici, L’anima sinfonica, presso l’editore Negretto.

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3 thoughts on “Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Claudio Borghi

  1. Il sasso nello stagno di AnGre è lieto di ospitare Claudio Borghi, insigne studioso di fisica, fine osservatore della realtà anche letteraria, colto e raffinato nelle espressioni (come ho avuto modo di leggere e constatare in altri luoghi del web), felicemente portato al dialogo e al confronto nell’accettazione dell’altro, come persona da cui, nella differenza con se stesso, trarre ulteriore conoscenza, se non addirittura altro da imparare.
    Senza dubbi, leggendo Claudio non si rimane indifferenti al suo approccio scientifico alla realtà, che pure è utile anche in ambito poetico a parer mio; è un uomo di scienze che proprio per questo conserva pura la sua visione di poesia, intesa come suono, sussurro, motus animi e motore indiscusso della sfera sensoriale di chi scrive e di chi legge. Una poesia stilisticamente certa nell’ambito della grande tradizione italiana che fa sempre piacere leggere e rileggere, quasi fosse aria di alta montagna nella quotidianità asfissiata da troppo smog.
    I versi sotto riportati sono,secondo me, una esatta metafora della poesia, dell’approccio e dell’idea di essa che ha questo Autore degno sicuramente di nota e che ringrazio con stima e amicizia per essere qui, oggi.

    “Solo trattengo innumerevole il fiato
    delle rose e il labirinto in cui si perde
    la mente che stupita le avvicina
    e dentro annega, ancor prima
    di sentirne il profumo, stordita
    dalla bellezza primordiale della forma.”

  2. E’ un piacere essere ospitato in questo luogo discreto, in cui pare di sentire i suoni vibrare. Ringrazio Angela per lo spazio e le parole sensibili che mi ha dedicato e tutti coloro che vorranno fermare la loro attenzione su questi testi.

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