Giovanna Sicari, due poesie da Epoca Immobile

Gennaio riscalda già l’aprile 

Ogni brindisi commuove, ogni anima tradisce
ogni viaggiatore rompe l’argine per sempre
e i fuochi alle finestre attendono
ciechi l’aprile.
Fosse rabbia fosse caldo questo continuo
sentirsi rapinati: ladro alle spalle
magazzino superfluo
e noi così superbo aspettando
l’ora di una comparsa
avremmo da dire
da fare, nelle mani
fretta, desiderio
fosse questo giorno chiaro di gennaio
il perno degli anni che non danno pace.

§

Il parolaio tace

Il parolaio tace, i fatti
sono fermi impietosi, non posso chiamare
il dire é pietoso,
da una finestra scorgo una specchiera,
forse sarà lì la mia casa,
sempre in quel minuto sereno
dove piangono altri, dove premono
altre certezze e gridano le voci di dentro.
Io, caos umano, vivo nella gioventù
di altri: fanciulli senza colpe si scambiano la lingua
la lingua brucia in un soffio il loro giorno compiuto.
Io lavoro lavoro in tre spazi divisa.

*

Giovanna Sicari, da Epoca Immobile,  Jaka Book 2004  — per questo articolo si ringrazia il blog amArgine  — della stessa Autrice, in questo blog, leggi qui.

immagine: Gustav Deutsch, opere ispirate ai dipinti di Edward Hopper

Giovanna Sicari (fotografia di Dino Ignani) è stata una poetessa e scrittrice, nata a Taranto il 15 aprile 1954. Dal 1962, con la famiglia, si trasferisce a Roma, nel quartiere Monteverde. Le sue prime poesie escono a partire dal 1982 sulla rivista «Le Porte», quindi su «Alfabeta», «Linea d’Ombra», «Nuovi Argomenti». A partire dal 1986 pubblica sette libri di versi e tre di prosa, tra questi un volume miscellaneo, La moneta di Caronte, che raccoglie contributi di scrittori contemporanei. Dal 1985 al 1989 è redattrice della rivista «Arsenale». A partire dagli anni ’80 inizia inoltre a lavorare come insegnante nel penitenziario di Rebibbia, a Roma, incarico che mantiene fino al 1997, quando si ammala gravemente. Dopo essersi sottoposta a interventi e cure prima a Roma, poi a Milano, dove nel frattempo si era trasferita col marito Milo De Angelis e il figlio Daniele, torna a Roma nell’estate del 2003, dove muore nella notte tra il 30 e il 31 dicembre. (dal web)

 

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