Giotto, Resurrezione e Noli me tangere – Buona Pasqua da Il sasso nello stagno di AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre augura a tutti Buona Pasqua!

(a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco) – La Resurrezione e Noli me tangere è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compreso nelle Storie della Passione di Gesù del registro centrale inferiore, nella parete sinistra guardando verso l’altare.

La scena mostra un doppio episodio: a sinistra il sepolcro vuoto di Cristo con gli angeli seduti e le guardie addormentate testimonia la Resurrezione; a destra la Maddalena inginocchiata davanti all’apparizione di Cristo trionfante sulla morte, con tanto di vessillo crociato, e il gesto del Salvatore che le dice di non toccarlo pronunciando, nelle versioni latine dei vangeli, la frase Noli me tangere. Sul vessillo si legge l’iscrizione “VI[N]CI/TOR MOR/TIS”. Le rocce dello sfondo declinano verso sinistra, dove avviene il nucleo centrale dell’episodio. Gli alberi, a differenza di quelli nel precedente Compianto, sono secchi a sinistra (idealmente “prima” della resurrezione) mentre a destra tornati rigogliosi; gli alberi di sinistra sono comunque danneggiati dal tempo e poco leggibili. L’episodio si caratterizza per un’atmosfera rarefatta e sospesa, di “metafisica astrazione” in cui è vista un’anticipazione di Piero della Francesca.

Giotto e i suoi allievi rappresentarono la scena del Noli me tangere anche nella Cappella della Maddalena nella basilica inferiore di Assisi. (Wikipedia)

Noli me tangere (lat. «non mi toccare») sono le parole che, nel Vangelo di Giovanni (20, 17), Gesù risorto rivolge a Maria Maddalena; la frase prosegue: nondum enim ascendi ad Patrem meum, «infatti non sono ancora salito al Padre mio», ed è interpretata come esortazione di Gesù alla Maddalena a non indagare, toccandolo, se egli dopo la risurrezione avesse ancora un corpo reale. Questo è anche il senso del Noli me tangere: se Gesù impedisce a Maria Maddalena di toccarlo, non è soltanto perché non deve trattenerlo, mentre Lui deve salire al Padre, ma è per farle capire che adesso che è risorto, il contatto con Lui deve essere spirituale. Come dirà san Paolo: «Se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così» (2Cor 5,16) adesso ogni essere umano dovrà capire che Gesù verrà a ciascuno con il suo corpo sacramentale, nell’Eucaristia.

Maria (Maddalena) invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””. Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto. (Gv 20, 1-18)

Due angeli seduti sul sepolcro sulla montagna, cinque soldati dormienti, Maria Maddalena e Gesù risorto con le stigmate e il vessillo che reca le parole: Victor Mortis. Accanto il giardino con pianticella di alloro. “La sinfonia della Risurrezione”, qui magistralmente affrescata da Giotto, va letta partendo dal gruppo inerte e silenzioso dei cinque soldati, addossati al freddo marmo del sepolcro. Si accentua negli angeli, risplendenti di luce, sullo sfondo di un cielo blu come la notte in contrapposizione alle figure candide nel quale si evidenziano. Il trionfo della luce si fa palese nel bianco vessillo, nelle vesti splendenti, abbellite più che mai dal dorato delle orlature. La sinfonia diventa solenne nel volto aureolato dallo splendore delle foglioline d’oro, battute e rilucenti, come nei libri liturgici di Bisanzio. Sul tappeto dei fiori sta in ginocchio e con le braccia protese la Maddalena, come nella liturgia del mattino di Pasqua. Le sue mani sembrano accarezzare il tappeto fiorito, fragrante di fiori e di verde. Lo sguardo rapito nell’estasi ricorda la più alta mistica. Colori, fulgore di luce, primavera dello spirito e dell’umile fede dei credenti. Dov’è morte la tua vittoria?

Questa cappella azzurra è il tempio della libertà dell’arte, non più legata agli stilemi bizantini. La ricerca di una nuova tipologia dello spazio, realizzato a più piani e incastonato insieme alle architetture nate per accogliere la persona umana, ne fa uno dei luoghi simbolo della rivoluzione giottesca che lo renderà immediatamente il più grande ispiratore di una nuova arte europea. (notizie varie dal web e da una pubblicazione a cura di Mons. Claudio Bellinati)

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