Friedrich Schiller, La forza del canto

La forza del canto

Con il rombare del tuono giunge
da rocce crepate un torrente di pioggia,
i monti seguono squarciati il suo rovescio,
e al suo passaggio crollano le querce;
l’ode il viandante stupefatto,
fra voluttà ed orrore, e ascolta,
ascolta il flusso scosciante dalla rupe,
ma non sa, da dove urla:
così, da fonti mai scoperte,
erompono le onde del canto.
.
Alleato di potenze tremende,
che volgono mute i fili della vita,
chi può vincere l’incanto del poeta,
chi può resistere al suo canto?
Egli governa i cuori commossi
quasi possedesse una verga divina:
li immerge nel regno dei defunti
e poi, stupiti, li volge al cielo,
cullandoli così, fra gioco e gravità,
sulla mutevole scala dei sentimenti.
.
E come entrasse all’improvviso, con passo da gigante,
misterioso e spettrale, un destino immenso
nel cerchio della gioia –
fa piegare ogni potere terreno
dinnanzi al forestiero d’altro mondo,
tace il vano frastuono d’esultanza,
cade ogni maschera,
mentre difronte all’impotente trionfar del vero
sparisce ogni opera della menzogna.
.
Così, quando risuona l’invito del canto,
l’uomo lascia il peso d’ogni vanità
e s’innalza alla dignità spirituale,
mentre accede in un sacro dominio;
egli appartiene agli dèi superni,
non può sfiorarlo nulla di terreno,
ogni altra forza deve tacere,
nessuna sciagura può più colpirlo;
fin quando regna la magia del canto,
svaniscono le rughe del dolore.
.
E come un bimbo, con calde lacrime di pentimento,
si getta sul cuore della madre dopo disperata brama,
dopo lungo distacco e amara pena,
così il canto riporta il fuggitivo
nelle fedeli braccia della natura,
al suo rifugio di gioventù,
alla sua schietta ed innocente sorte,
da remota contrada e ignote usanze,
per riscaldarlo dai freddi precetti.
.
.

Friedrich Schiller (Johann Christoph Friedrich von Schille, nato a Marbach am Neckar il 10 novembre 1759 e deceduto a Weimar il 9 maggio 1805) è stato un poeta, filosofo, drammaturgo e storico tedesco. La poesia sopra riportata è tratta da Poesie filosofiche a cura di Giampiero Moretti, Ed. SE, 2014 di cui, sotto, si riporta la quarta di copertina

“La questione del senso della storia divenne inesorabilmente, per Schiller, la domanda sul passaggio dal paganesimo al cristianesimo e sulla verità poetica di tale passaggio. Al fondo di queste poesie filosofiche troviamo perciò una serie di tragici interrogativi: è possibile la poesia in un’età del mondo cristiana? Si rivela ancora la grazia della parola poetica una volta che gli antichi dèi sono fuggiti? E infine: qual è il compito del poeta in una dimensione storica che si dà a conoscere nell’oscillazione incerta fra presenza e assenza del divino? […] Il rapporto tra gli antichi dèi e il Dio cristiano non è un’idea filosofica che Schiller cerca di volgere in versi, ma uno spazio della verità esistenziale dell’uomo al cui interno la parola poetica può, ovvero anche può non darsi. Il disincanto del mondo, con le sue venature ancora romantiche, si scopre allora accompagnato da un ospite inquietante, il nichilismo.” (a cura di Giampiero Moretti)

***

Immagine d’apertura: Vincenzo Foppa, Cicerone bambino che legge, 1462-1464 circa, Londra, The Wallace Collection, affresco staccato, strappato e trasportato su tela, 101,6 x 143,7 cm (dal sito storedell’arte.com)

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