Rainer Maria Rilke, Il giardino degli ulivi

22 aprile, Earth Day – Giornata Mondiale della Terra: Il sasso nello stagno di AnGre, in poesia e arte, dedica questo giorno agli Ulivi del Salento e a tutti coloro che si impegnano nella difesa della propria terra.

ulivi - van gogh

IL GIARDINO DEGLI ULIVI
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Egli salì sotto il fogliame grigio,
tutto grigio e confuso al paese degli ulivi,
e la fronte affondò piena di polvere
nella polvere delle mani ardenti.
Dopo tanta speranza, questa fine.
E ora devo andarmene, mentre gli occhi s’oscurano;
e perché vuoi ch’io dica che tu esisti
se più non ti ritrovo.
Io non ti trovo più. No, non in me.
E non negli altri. Non in questa pietra.
Io non ti trovo più. Io sono solo.
Solo con tutta la miseria umana
che tentai di alleviare nel tuo nome,
di te, che non esisti. O vergogna infinita…
Dopo, si raccontava, venne un Angelo-.
Perché un Angelo? Ahimè, venne la notte,
e sfogliò con indifferenza gli alberi.
Nei sogni si agitavano i discepoli.
Perché un Angelo? Ahimè, venne la notte.
E la notte che venne non fu insolita;
cento ne passano simili a questa.
Là sono pietre, là dormono cani.
Ah, una notte triste, una qualsiasi,
che aspetta finché sia di nuovo l’alba.
Perché chi così prega non lo visitano angeli,
né notti di prodigio per lui scendono.
Tutti lasciano solo chi si perde,
e sono abbandonati anche dai padri
ed esclusi dal grembo delle madri.

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da Nuove poesie a cura di Giacomo Cacciapaglia (immagine: van Gogh, Ulivi)

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rainer-maria-rilkeRainer Maria Rilke – Poeta boemo di lingua tedesca (Praga 1875 – Muzot, Svizzera, 1926). Indirizzato dal padre alla carriera delle armi, tradizionale nella famiglia, a 16 anni abbandonò l’accademia militare. Passando da Linz a Praga, di qui ancora a Monaco e a Berlino, fece studî irregolari. La certezza di una vocazione poetica gli venne a Monaco, dove fu nel 1896 e dove conobbe Lou Andreas-Salomé, di 14 anni più anziana, legandosi a lei in un singolare rapporto affettivo. Determinanti per lo sviluppo della sua personalità furono le esperienze di viaggio in Toscana (Florenzer Tagebuch, 1898) e soprattutto in Russia (1898 e 1899), dove fu ricevuto dal vecchio Tolstoj. La sensibilità per le arti figurative spinse R. a vivere per due anni (1900-02) a Worpswede, villaggio di artisti nei pressi di Brema, dove si unì in matrimonio di breve durata alla scultrice Clara Westhoff, allieva di Rodin. Dal 1903 R., che non aveva ancora avuto una stabile residenza, trovò a Parigi una specie di patria, e in Rodin un interlocutore privilegiato e un modello per la sua ricerca formale. Ma anche durante gli anni parigini continuò la serie dei suoi viaggi per tutta l’Europa e anche in Africa; tra l’altro a Roma (1903-04) e al castello di Duino presso Trieste (1911-12), dove fu ospite della principessa von Thurn und Taxis. Allo scoppio della guerra nel 1914, fu trattenuto in Germania, dove prestò servizio, a Monaco, in un ufficio di estrema retrovia. Finita la guerra, distrutto in Europa, dall’Austria alla Russia, il mondo in cui aveva posto fiducia, R. si stabilì, dopo un nuovo e più breve soggiorno a Parigi, nel piccolo castello alpino di Muzot, nel Vallese, ospite di un nuovo mecenate. Gli ultimi anni furono molto penosi, a causa del rapido declino fisico; morì di leucemia, all’età di 51 anni.
Fu narratore squisito (Am Leben hin, 1898; Zwei Prager Geschichten, 1899; Die Letzten, 1902) e si cimentò anche nel teatro, recependo suggestioni naturalistiche (Ohne Gegenwart, 1898; Das tägliche Leben, 1902). Ma fu soprattutto, o forse esclusivamente, un lirico, fra i più significativi e fra i più fortunati del secolo. Già le sue prime esperienze poetiche sono caratterizzate da musicalità malinconica (Leben und Lieder, 1894; Wegwarten, 1895-96; Larenopfer, 1896), tentativo anche di un ancoraggio alle tradizioni della città natale, che però, per lui di radice e cultura tedesca, non fu mai interamente sua. Traumgekrönt (1897) e Advent (1898) preludono a Mir zur Feier (1899), in cui per la prima volta emerge la tematica dell’angelo, centro di una religiosità sofferta e ben presto discosta da ogni confessionalità. È di quello stesso anno, anche se pubblicato solo nel 1906, il volumetto in prosa lirica Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke, serie di rapide impressioni su cui corre, con languore neoromantico, una struggente nostalgia di vita sospinta verso la meta di una prematura dissoluzione. Intanto nel 1902 uscì Das Buch der Bilder, raccolta di liriche di ricca suggestione figurativa, dettata dall’esperienza di Worpswede, e nel 1905 Das Stundenbuch, libro di meditazioni religiose, testimonianza di una sete di Dio ricercato sotto ogni forma e presso ogni creatura, primo capolavoro di R. per carica concettuale e per rigoglio stilistico. Nei Neue Gedichte (2 voll., 1907-08)
Assorbì la lezione di Rodin, affidandosi alla lirica per attingere quella che egli definiva “visibile inferiorità delle cose”, plastificando in un linguaggio di ricercata semplicità una sfera che di continuo sfiora l’ineffabile. Un momentaneo ritorno alla prosa si ebbe col romanzo Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge (1910), nel cui giovane protagonista, poeta e nobile, si riflette l’esasperata sensibilità fisica e spirituale dell’autore. Passarono varî anni prima che R. tornasse a pubblicare; ma quando lo fece, nel 1923, diede insieme, in una sintomatica polarizzazione, le sue prove più organicamente coordinate, le Duineser Elegien e Die Sonette an Orpheus. Le 10 Elegien, concepite e scritte, con ampî intermezzi, lungo l’arco di oltre 10 anni, ripropongono ed esaltano la tematica dell’angelo e, per suo tramite, una nuova mistica cosmica, che ignora Dio ma non il divino, pervasa da un’aspirazione non sempre tutta espressa ed esprimibile verso l’unità dell’essere germinale, tanto più urgente per quanto più funesta si è fatta, con gli sconvolgimenti intervenuti e con quelli incombenti, l’età presente. I Sonette, in integrazione e insieme in contrapposizione alle Elegien, cantano la gioia della contemplazione poetica in un’epoca impoetica, espressione di un simbolismo decadentistico giunto, nel momento stesso in cui si esalta, alla sua estenuazione. (Enciclopedia Treccani)

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One thought on “Rainer Maria Rilke, Il giardino degli ulivi

  1. 21 aprile 2017, il Sindaco di Mesagne (BR) scrive: «Come era facilmente prevedibile il TAR Lazio ha rigettato nel merito il ricorso presentato dalla Regione Puglia sulla piena ottemperanza della società TAP-Ag alle prescrizioni A44 che autorizzavano l’espianto degli ulivi e la realizzazione del micro tunnel. Il cantiere di S. Foca – Melendugno sarà sbloccato e la TAP (Trans Adriatic Pipeline) si farà, con buona pace del Presidente Emiliano e dei sindaci salentini che stanno opponendo una strenua resistenza democratica all’opera. Niente possono le comunità locali a fronte del conclamato interesse nazionale e sovranazionale di un opera che avrebbe, secondo la Commissione Europea ed il Governo Italiano, un valore strategico perché garantirà “l’ininterrotta disponibilità fisica di energia sul mercato continentale”, favorirà la cosiddetta “transizione verde”, cioè il passaggio da combustibili fossili ad alto potere inquinante come il carbone ed il petrolio a fonti meno inquinanti come il gas, eviterà la dipendenza dal petrolio e dalla finanza derivata e limiterà il monopolio russo sulle fonti di approvvigionamento.
    L’ampliamento della rete gas inoltre avrebbe un riverbero positivo sulla vita dei cittadini poiché la pluralità delle fonti e la competizione del mercato potrebbero indurre una riduzione dei costi della materia prima e quindi un risparmio sulla bolletta dei singoli consumatori. Conclusione: non si può fermare il futuro, non si può sacrificare lo sviluppo industriale, economico-finanziario, la competitività del sistema Europa e la qualità di vita dei cittadini alle doglianze di un piccolo lembo di terra della periferia del Continente e pazienza se ci saranno piccoli “effetti collaterali”.
    Ma c’è un’altra ragione meno sbandierata che fa diventare strategica la scelta del gas in Europa ed è quella di trasformare questo combustibile in merce di scambio per i mercati finanziari internazionali al pari del petrolio, quella di creare una sorta di commodity parallela liberalizzata ed indipendente capace di attivare finanziamenti pubblici e privati, di realizzare grandi opere ed infrastrutture, di muovere il mercato finanziario ed i grandi processi speculativi ad esso correlati. Verrebbe da pensare che sia stato proprio questo il “primum movens” dell’operazione gas in Europa che parte giustappunto nel 2008 quando la Commissione Europea, per far fronte al crollo del mercato finanziario internazionale, immette sul mercato una marea di risorse pubbliche sotto forma di bond per chi avesse investito in questa direzione. La Banca Europea per gli investimenti, all’uopo ricapitalizzata per 60 miliardi di euro, ne mette in campo 15 all’anno per chi sviluppa grossi progetti per la raffinazione, liquefazione, rigassificazione e trasporto del gas. Sui 240 progetti considerati strategici che arrivano sul tavolo della Commissione Europea ben 100 sono incentrati sullo sviluppo delle reti gas. E come è noto gli investimenti pubblici richiamano l’interesse degli investitori privati per cui si costituiscono all’uopo grandi holding finanziarie, spesso delocalizzate, che come nelle matrioske o nelle scatole cinesi si tirano dentro i grandi fondi di investimento internazionali, le grandi banche, i grandi gruppi industriali, che evidentemente hanno a cuore il profitto più della salute o della qualità di vita dei cittadini.
    Secondo questo presupposto si crea in Svizzera, cioè fuori dall’Unione Europea, la TAP-Ag una cordata di multinazionali dell’energia di cui fanno parte SNAM Italia, l’inglese BP, la belga Fluxys, la spagnola Enagas, l’azera Az-Tap e naturalmente la capofila elvetica Axpo che a sua volta rappresenta l’esito di lungo processo di rimaneggiamento di società che si creano e si disfano in continuazione. Non è escluso che in queste “operazioni di mercato” si siano sedimentate pratiche non propriamente lecite o che si siano determinate pressioni politiche ed industriali improprie, specie in considerazione del fatto che gran parte dei Paesi che detengono il monopolio delle risorse primarie con cui bisogna stipulare accordi economici sono Paesi a regime totalitario (Russia, Azerbaigjan, Turkmenistan, Turchia, Nigeria, eccetera).Allora si capisce bene perché di fronte a questo sistema che somiglia tanto ad un intrigo internazionale la volontà popolare, come espressione della rappresentanza democratica dei territori, non vale niente e che il TAR non avrebbe potuto mai nulla.
    Ora, però, torniamo alle verità nascoste e agli effetti collaterali. L’impatto ambientale della TAP, contrariamente a quanto sostenuto dalla Valutazione Impatto Ambientale rilasciata nel 2014 dal Governo Letta, è devastante: l’approdo del gasdotto avviene in prossimità di un area umida protetta, a pochi chilometri da un sito archeologico in un territorio molto antropizzato con spiagge, dune, falesie e una fitta macchia mediterranea, posti peraltro messi sotto la tutela del PTTR (Piano turistico Paesaggistico della Regione Puglia.).
    L’impianto di depressurizzazione (PRT) a cui il serpentone approda dopo 1,5 Km dall’emersione dal micro tunnel, è molto impattante e richiede alte quantità di energia e di risorse idriche per alimentare turbine e impianti di raffreddamento. Prevede due ciminiere alte 10 mt che sparano fumi. Il gasdotto intersecherà, infine, per altri 55 Km campi coltivati, uliveti secolari, masserie, pascoli, muri a secco e produrrà una ferita profonda e insanabile in un habitat ambientale fragile e identitario a forte vocazione turistica.
    Durante tutto questo tragitto saranno espiantate 10.000 piante di ulivo che rappresentano l’elemento simbolico caratterizzante del territorio oltre ad essere fonte di economia, di Storia, di cultura e tradizioni. Ci asteniamo dal considerare i danni eventualmente prodotti alla salute dei cittadini dalle emissioni di Co2 ed altri gas dal PRT non ancora attentamente considerati né consideriamo gli esiti eventuali di incidenti o malfunzionamento degli impianti o perdite e sversamenti in mare.
    Nessun risparmio ci sarà sulle utenze dei cittadini e delle piccole e medie imprese poiché prima di tutto bisognerà ammortizzare gli investimenti per l’ampliamento della rete che ha costi elevatissimi, poi bisognerà garantire gli utili d’impresa delle multinazionali e delle holding finanziarie e semmai qualcosa dovesse restare, essa andrà in favore dei grandi gruppi industriali dell’acciaio, dei grandi petrolchimici che verosimilmente hanno già le mani in pasta nel business.
    Che poi la combustione del gas non produca effetti nocivi sull’ambiente è tutt’altro che dimostrato. Certamente come gli altri combustibili fossili concorre al surriscaldamento del pianeta per l’aumento certo delle emissioni di Co2.
    Ci sono, inoltre, studi ben documentati che attestano che la rete gas già sviluppata in Italia sia adeguata e sufficiente se non addirittura sottodimensionata rispetto ai bisogni e che la proiezione dei consumi di gas in prospettiva è in forte calo anche in considerazione dell’aumento delle fonti rinnovabili e della diffusione su larga scala degli interventi pubblici a favore del risparmio energetico.
    Infine gioverà ricordare che proprio il nostro Comune di Mesagne sarà investito direttamente dall’intervento poiché il terminale di collegamento con la rete nazionale SNAM è posto a pochi Km dal Municipio della nostra città.
    Per le ragioni sopraesposte io ho personalmente maturato una contrarietà di fondo al progetto TAP ed al completamento del mercato del gas contestando radicalmente il modello di sviluppo energetico portato avanti dal nostro Paese. Presenterò al prossimo Consiglio Comunale un ordine del giorno in tal senso e se ne avrò mandato sosterrò ogni iniziativa che sarà messa in campo dai sindaci per continuare l’opposizione democratica alla TAP».

    http://www.mesagnesera.it/il-sindaco-di-mesagne-si-schiera-contro-la-tap/

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