Giuseppe Schembari, due poesie da Naufragi

Cos’è rimasto

Cos’è rimasto
.
un sorriso lacero
la memoria prosciugata
.
scomposte geometrie
fratture inevitabili
.
l’ira dei pupi
e quella dei pupari
.
E’ rimasto
un vagito
a ricordare la vita
.
e il fruscio della seta
che increspa
il silenzio della parola
.
per farsi poesia
 .

 

Non c’è pace

In questa
estasi interrotta
lacerata
da una furia cieca
qualcosa s’è ridotta
a pura cosa
.
Se fosse
rimasto l’accenno
di un brivido sfrenato
forse
non avrebbe senso sparire
.
Ma non c’è pace
per quanto lunga
sia la notte
.
c’è di più
che la fine
nell’ostinarsi a camuffare
l’innocenza della memoria
.
nella vita
che si svita
poi si avvita
si dischiude
poi si chiude
.
come un sipario s’abbassa
una ferita cicatrizzata
un fiore che sboccia
già appassito
.
Adesso
se sputassi in cielo
spegnerei la luna
.
su questa
miserevole
commedia
.

.

Giuseppe Schembari, poesie tratte da Naufragi, Sicilia Punto L Edizioni, 2015 — sullo stesso Autore, in questo blog leggi qui e qui

immagine d’apertura: Naum Gabo, Linear construction in space no.1

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