Jean Fouquet, La Madonna del latte e il Dittico di Melun a cura di Giorgio Chiantini – sassi d’arte

Il Dittico di Melun, di cui la Madonna del latte (detta anche “Madonna del latte in trono con il  Bambino”) ne è una parte, è un dipinto attribuito a Jean Fouquet databile intorno al 1450- 1455 e realizzato per il monumento funebre di Etienne Chevalier, tesoriere di re Carlo VII di Francia.

Il dipinto è oggi smembrato. Lo scomparto sinistro, con Etienne Chevalier (il committente dell’opera) presentato da Santo Stefano, si trova alla Gemaldgalerie di Berlino, mentre lo scomparto destro con la Madonna del Latte in trono con Bambino si trova al Koninkljjk Museum voor schone Kunsten ad Anversa. Ne era parte anche un medaglione con un autoritratto dell’autore(foto in chiusura), che oggi si trova al Louvre. Fouquet realizzò l’opera dopo il viaggio in Italia, lavorando alla Corte di Carlo VII. Molti sono gli elementi di commistione fra tradizione italiana e mondo transalpino, per i quali Jean Fouquet fu una figura di incontro e fusione. Nonostante le differenze di ambientazione, che creano un effetto di frattura, le due parti del dittico hanno in comune alcune rispondenze: la prospettiva del pannello sinistro converge esattamente sotto il mento della Vergine e tutte le figure dei due gruppi sono comprese entro un arco di cerchio.

Il pannello di sinistra mostra Etienne Chevalier in ginocchio presentato da santo Stefano (riconoscibile per l’abito diaconale e la grossa pietra che tiene sul libro), di cui porta il nome, alla Vergine, ritratta nello scomparto seguente. La scena “terrena” dei due personaggi è ambientata in una chiesa, con specchiature marmoree che richiamano l’architettura rinascimentale italiana; sullo spigolo della base del pilastro a sinistra è iscritta parte del nome del committente “[Cheval]ier Estienn[e]”.

Il pannello di destra, invece, è caratterizzato dalla conturbante sensualità unita alla gelida e composta eleganza, di una Madonna dalla pelle d’avorio, elegantissima, con la fronte rasata, secondo la moda dell’aristocrazia del tempo, il corpetto slacciato, lo sguardo fiero, il seno bellissimo offerto allo sguardo. Nessun rapporto d’affetto pare legare la Madonna al Figlio, nessuna empatia la unisce a chi la guarda. L’ insieme rende questa improbabile figura sacra quasi un’immagine tentatrice di lussuria e nel contempo un’icona moderna e attuale. Niente di più lontano dall’iconografia tre-quattrocentesca della Madonna del latte, che rappresentava il rapporto più affettuoso e più intimo che lega una madre a un figlio.

 Circondata da cherubini rossi e serafini blu (che rimandano alla sapienza e all’amore di Dio) la Madonna si staglia in forma piramidale con imponenza, incutendo una sorta di timore reverenziale misto ad un brivido di erotismo, suscitando nello spettatore un’ambigua malizia come in un’alchimia magica, in una rappresentazione sicuramente più laica e profana che religiosa. Più che una Madonna la figura pare quella di una Regina posta su un trono ornato di gemme e perle, mentre una luce gelida illumina i colori puri e privi di sfumature.

Si ritiene che l’opera sia stata dedicata ad Agnes Sorel, bellissima ed elegante amante di Carlo VII. Le cronache dell’epoca, parlando di Agnes, riportano infatti parole chiare sulla sua bellezza ed eleganza: “le sue vesti e di gioielli erano di rara bellezza, possedeva pellicce di martora e sete d’Oriente, gli strascichi delle sue vesti erano le più lunghe di tutto il Regno…teneva a mostrare ciò che aveva di più bello e spesso scopriva le spalle ed il petto.” Re Carlo conobbe la fanciulla nel 1441 e, invaghitosene, dopo tre anni la fece entrare a corte – come dama di compagnia della moglie, Maria D’Angiò – e dalla relazione nacquero tre figlie che furono educate a corte. Agnes morì a soli ventotto anni a causa di un aborto o, si vocifera, per un possibile avvelenamento da mercurio, perché di fatto la cortigiana era diventata troppo influente e potente. Il dittico commissionato dal tesoriere del re potrebbe essere quindi un omaggio alla signora ‘dal bel seno’, come veniva definita all’epoca.

a cura di Giorgio Chiantini; fonti: notizie varie dal web (mag.corrierereal.info; senzadedica e restaurars blog)

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