Angela Greco, Il primo sabato di maggio

Il primo sabato di maggio

Fiori ricamati per i morti dalle luci sempreaccese;
i bambini hanno paura del buio. In una solitudine
recintata attraversiamo margherite, poi, la mano
e la carezza. Ritrovarsi è uno scontro di irrazionalità
non ci saranno mai abbastanza petali per coprire
fino alla dimenticanza il sole che ci scava.
.
Il mattino festeggia la Madonna patrona della città.
Le rose narrano i tavoli che le hanno sostenute; mentre eri via
l’armadietto dei medicinali si è svuotato della scienza e sono
terminati anche i cerotti. Il processo di cicatrizzazione del tuo bacio
non dovrebbe tardare; non è il treno dell’ultimo giovedì del mese.
Alla fine ci ha sorpresi anche la pioggia nel rumore del vetro
infranto contro la sera di luce al neon e piatti da lavare.
.
Sei la mia casa – hai detto. Tu, la chiave per aprirla.
.
.
Angela Greco AnGre (inedito)
 .
.
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8 thoughts on “Angela Greco, Il primo sabato di maggio

      1. Vero. Una creazione é in sé ma ha pur sempre un Artigiano che la elabora.
        L’invadenza del mio dire sta nel fatto che solitamente questo tipo poetico poco mi attrae mentre questa poesia mi ha affascinato per una soffusa quanto elegante carnalita’.

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