Angela Greco, Il primo sabato di maggio

Il primo sabato di maggio

Fiori ricamati per i morti dalle luci sempreaccese;
i bambini hanno paura del buio. In una solitudine
recintata attraversiamo margherite, poi, la mano
e la carezza. Ritrovarsi è uno scontro di irrazionalità
non ci saranno mai abbastanza petali per coprire
fino alla dimenticanza il sole che ci scava.
.
Il mattino festeggia la Madonna patrona della città.
Le rose narrano i tavoli che le hanno sostenute; mentre eri via
l’armadietto dei medicinali si è svuotato della scienza e sono
terminati anche i cerotti. Il processo di cicatrizzazione del tuo bacio
non dovrebbe tardare; non è il treno dell’ultimo giovedì del mese.
Alla fine ci ha sorpresi anche la pioggia nel rumore del vetro
infranto contro la sera di luce al neon e piatti da lavare.
.
Sei la mia casa – hai detto. Tu, la chiave per aprirla.
.
.
Angela Greco AnGre (inedito)
 .
.
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9 thoughts on “Angela Greco, Il primo sabato di maggio

      1. Vero. Una creazione é in sé ma ha pur sempre un Artigiano che la elabora.
        L’invadenza del mio dire sta nel fatto che solitamente questo tipo poetico poco mi attrae mentre questa poesia mi ha affascinato per una soffusa quanto elegante carnalita’.

  1. Scrive Alberto Rizzi sul sito poetineranti.it:

    Questa poesia di Angela Greco ha il pregio – a mio avviso – di evidenziare al lettore un processo creativo che io chiamo “per argomenti paralleli”: argomenti che man mano perdono, nella mente e nella mano dell’autore, questa loro equidistanza uno dall’altro, per confluire in una chiusa (qui nella fattispecie di un unico verso), che dà senso a tutto il componimento.
    È chiaro che, in “Primo sabato di Maggio”, quello che di questi “argomenti paralleli” fa perno sul proprio vissuto personale, sul sentimento da e verso un’altra persona è prevalente. Ma è un argomento che Angela Greco fa emergere prendendolo quasi alla lontana: prima dando immagini “generiche” di questa relazione; poi inserendo una personale lettura poetica dei luoghi che, si immagina, a questa storia personale hanno fatto da cornice: la città e la casa. Fino, appunto, alla fulminante chiusa finale.
    Un esempio di come fondere fotogrammi del paesaggio attorno con il proprio vissuto interiore – anche se non “diaristico” – senza mai cadere nell’ovvio e nel banale; che in poesia – non mi stancherò mai di ripeterlo – è la cosa più difficile…

    http://www.poetineranti.it/2017/07/angela-greco-il-primo-sabato-di-maggio.html?spref=fb

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