Ubaldo de Robertis, due poesie ed un ricordo di Flavio Almerighi

Ubaldo De Robertis amava la Poesia, ne ha fatta tanta e di alto livello, rispettava le persone, uno dei pochi in ambiente poetico che possedeva il rispetto umano, oltre al talento. Non mi voglio dilungare troppo, anche perché mi frapporrei inutilmente tra la lettura dei suoi pezzi e ogni singolo lettore. Aspettavamo “il libro americano” per promuoverlo e diffonderlo, il destino ha disposto altro. La persona e l’arte di Ubaldo De Robertis meritano anzitutto rispetto e silenzio. Se “tutta la vita è lasciare tracce” quest’Uomo e questo Artista ne hanno lasciate, eccome. (Flavio Almerighi)

*

Ubaldo de Robertis, da DIOMEDEE (Ed.Joker, Maggio 2008)

IO CHE…

Io che ho spiegato le vele tutte finché la riva scompare,
esplorato ogni terra invisibile,
ogni visibile mondo, sfidato correnti, mostri marini,
e gli uccelli indomabili della tempesta,
per tornare, di nuovo, come il vento, ogni volta,
a mio piacimento, dove posso scovare strumenti
di analisi per sondare il mondo che è in me,
e che non conosco, trovare un’unità,
un ordine nel pensiero, una linea di neutralità,
idee che siano chiare e concrete come le pietre
delle strade, non come le impervie, intricate vie
che portano a me.
Come posso trovare un’identità, energie
connettive se ciò che d’incoerente si agita dentro,
vive le mie stesse, indistinte, emozioni.
Come posso comporre le dissonanze interne,
le diffidenze, le contrapposizioni, le opposte
sensazioni, i dissidi, i molteplici istinti.
In certe anime che s’agitano dentro sta il segno
che naufragare è il mio destino,
diffido del loro modo d’agire, paure dentro
paure più fonde, tentazioni continue, di tradire.
Fuori di me una realtà esiste, assoluta,
illuminata da un calore unico, una corrispondenza
compiuta tra forme e sensazioni,
una mobilità tanto varia regolata da immutabili
leggi cosmiche.
Dinanzi ad un più vasto divenire, fuori di me,
fuori dagli affanni inconsci, tento di sopravvivere
ai tormenti, agli indicibili e improvvisi morsi
della crisi.

.

CONFRONTO

Perderci o raccontarci raccontarci le cose vere
questo è il dilemma
Cosa muove il pulsare di una chat
la risoluzione di una webcam
come contemplarsi nel minuscolo schermo
d’un cellulare confidarsi in un blog
Io che non mi uniformo alle cose fugaci
alla precarietà che temo in altri la frenesia
di crescere la ricerca affrettata dell’identità
No! Non cercarla in me!
Ancora inseguo la mia e ciò che dilegua
è percettibile la notte quando il vuoto incombe
nelle bottiglie (non ci dicono che hanno un’anima
anche gli oggetti?)
E’ vero… in questo mondo è arduo procedere da soli
convivere con la realtà   contenere le illusioni
No! Non cercarla in me!
Quella sensibilità che agita il tuo tempo
Io non so riconoscere i frammenti dei sogni
e non saprei come ricomporli
Finché non troverò un senso alla mia vita
cosa potrò darti… mio giovane amico?
Non ti accorgi che spesso hai ragione tu?

*

ti abbraccio forte
(Flavio Almerighi a Ubaldo De Robertis, novembre 2016)
.
 .
Itaca è peraltro una bevuta di Achab
.
nessun greco, Andromaca trentenne
per sempre prigioniera degli Achei
.
sterrate bianche dentro l’orizzonte
smettila Bogey, questo quadro è tuo.
.
Quando sparisci c’è sapore di ferro,
rimaniamo in macchina sotto il sole
.
(noi volevamo un posto appartato
un po’ di vita con le nostre donne)
.
non perdere altro tempo,
il suono è tutto il dentro
che l’aperto copre
una Cadillac distrutta nel fosso.
.
Ti lascio e non abbandonarmi
chiudo qui non dimenticatemi
adesso non siamo mai esistiti.
Ho terrore, ti abbraccio forte
.
.
.
Ubaldo de Robertis ci ha lasciato l’11 maggio 2017 dopo una strenua lotta con un male che fa pochi sconti. Aveva appena pubblicato un’ampia Antologia bilingue, inglese italiano, con Chelsea Editions (NY), The Rings of the Universe, e ricevuto il riconoscimento ufficiale del premio Astrolabio di Pisa. Era nato a Falerone (FM) nel 1942 e viveva a Pisa. Ricercatore chimico nucleare, membro dell’Accademia Nazionale dell’Ussero di Arti, Lettere e Scienze, nel 2008 pubblica la sua prima raccolta poetica, Diomedee (Joker Editore) e nel 2009 la Silloge vincitrice del Premio Orfici, Sovra (il) senso del vuoto (Nuovastampa). Nel 2012 edita l’opera Se Luna fosse… un Aquilone, (Limina Mentis Editore); nel 2013 I quaderni dell’Ussero, (Puntoacapo Editore). In corso di pubblicazione: Parte del discorso (poetico), del Bucchia Editore, 2014. Suoi anche i romanzi Il tempo dorme con noi, Primo Premio Saggistica G. Gronchi, (Voltaire Edizioni), e L’Epigono di Magellano, (Edizioni Akkuaria).
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“Atmosphere” (testo della canzone)

Cammina in silenzio, \ Non andartene, in silenzio \ Bada al pericolo, \ Pericoli sempre, \ Conversazione senza fine, \ Ricostruzione esistenziale, \ Non andartene. \ \ Cammina in silenzio, \ Non allontanarti, in silenzio. \ La tua confusione, \ Le mie illusioni, \ Indossate come una maschera d’odio di sé, \ Sfida e poi muore, \ Non andartene. \ \ Per la gente come te è facile, \ Messo a nudo, \ Al settimo cielo, \ A caccia vicino al fiume, \ Per le strade, \ Via da ogni angolo troppo in fretta, \ Pensaci con la dovuta attenzione. \ Non andartene, in silenzio \ Non andartene …

 .
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3 thoughts on “Ubaldo de Robertis, due poesie ed un ricordo di Flavio Almerighi

  1. Riporto il mio commento da amArgine, il blog di Flavio Almerighi dove è possibile leggere altri versi di Ubaldo de Robertis (https://almerighi.wordpress.com/2017/05/12/presagio-una-poesia-di-ubaldo-de-robertis-2/) :
    “molte cose, a noi piccoli esseri abitanti un universo ignoto, sono e rimarranno sconosciute, ma la Poesia, questo indefinibile che per grazia ricevuta mai verrà definito, ci dice tanto. Anche quando una Persona scompare, non smette di vivere del tutto. E poi il Silenzio, non come censura \ oblio, ma come celebrazione del sentire profondo che, quando è altissimo, non trova più parole.”

    Ho chiesto a Flavio – e colgo l’occasione per ringraziarlo di tanto – di prendersi cura di questo omaggio in ricordo del poeta Ubaldo de Robertis, scomparso lo scorso 11 maggio, per quella sua sensibile e capacità di sapersi avvicinare alle Persone e alla loro Poesia senza adombrarne nulla, con il fare onesto di chi sa anteporre l’altro a se stesso. Flavio conosceva anche la voce di Ubaldo e dai suoi versi, dedicati ad un amico e scritti alla fine del 2016, quando già si aveva notizia delle condizioni di salute di de Robertis, ci giunge un ricordo commovente e colmo di affetto autentico.

    Personalmente non sono brava nella retorica post mortem ed ho anche un rapporto particolare con la Morte stessa (che spesso ha portato i superficiali a tacciami di freddezza, ma ognuno sopravvive alle assenze come può) ed oggi affido al silenzio il pensiero di un poeta che soltanto fisicamente non ritroveremo più tra noi. Un poeta che ho conosciuto per interposte persone e grazie alle sue opere e che in ogni risposta che lasciava ai suoi interlocutori, consegnava sempre anche un po’ di quella sua innata gentilezza, di quel sorriso visibile in tante foto on line e di quella sua grandissima professionalità di uomo di scienze (era un ricercatore chimico nucleare) sempre pronto alla possibilità dell’altro, privo di dogmi e di infallibilità, come un Uomo con l’iniziale maiuscola dovrebbe saper essere. Grazie, Ubaldo, di tanto.

    “[…] Fuori di me una realtà esiste, assoluta,
    illuminata da un calore unico, una corrispondenza
    compiuta tra forme e sensazioni,
    una mobilità tanto varia regolata da immutabili
    leggi cosmiche.
    Dinanzi ad un più vasto divenire, fuori di me,
    fuori dagli affanni inconsci, tento di sopravvivere
    ai tormenti, agli indicibili e improvvisi morsi
    della crisi.”

  2. Sono convinto della necessità del silenzio di fronte alla morte, un silenzio che è rispetto e attenzione, nel senso che tutto quello che si è detto è come si richiudesse in un guscio precario, in attesa di aprirsi altrove, dove ogni parola che qui è rivestita di carne e respiro potrà forse inverarsi nella dimensione ultima, in cui cessa la ricerca e splende il suo compimento. Ho sempre sentito in Ubaldo una vicissitudine sospesa tra lacerazione e appagamento, e questi versi mi sembrano emblematici: ci sento forte, irresistibile la volontà dell’abbandono all’armonia scritta nelle cose, nei cicli scanditi fuori di noi, nelle leggi cosmiche, negli anelli elementari che sorreggono la fitta insondabile trama degli eventi e dei fenomeni. In questo senso Ubaldo è stato un poeta quanto mai classico: scriveva coltivando dentro la profonda, nello stesso tempo tragica ed estatica volontà di poter trovare, nei mille frammenti dell’anfora, il nocciolo immutabile, la voce, che ha sempre sentito essere poetica, in cui una verità superiore si dona alla contemplazione della sottile fragilissima mortale velina dei sensi.

    Grazie ancora a te e a Flavio per la discrezione e la passione.

    1. Grazie, Claudio, per aver portato anche qui il tuo sentire e la tua stima per Ubaldo de Robertis
      (Ne approfitto per dire qualcosa che sento chiarissimo dentro). In fondo, perché in fondo a tutto qualcosa di positivo secondo me c’è sempre, abbiamo avuto la fortuna di incontrarci su altri lidi e di naufragare felicemente verso nuove mete, nuove spiagge, nuovi occhi, crescendo tutti soprattutto nella conoscenza di noi stessi ed anche la poesia di Ubaldo ha contribuito al nostro percorso degli ultimi tempi di lampi, tuoni e frecce dal bersaglio sbagliato.
      Ed oggi l’abbraccio a questo poeta e Uomo è sincero, caldo, vivo.
      E quando qualcuno lascia anche solo una piccola cosa positiva, non muore mai del tutto.

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