Giorgione, Venere dormiente – sassi d’arte

Giorgione, Venere dormiente (1508 – 1510)

olio su tela, cm 108 x 175 – Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister

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Questa Venere realizzata da Giorgio Barbarella Zorzi o Giorgio da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1478 circa – Venezia 1510) è una delle primissime raffigurazioni di donne completamente nude dell’arte moderna. L’artista fu in tal senso un grande innovatore e si ispirò direttamente all’arte antica, inaugurando un genere che di lì a poco sarebbe stato sperimentato anche da Tiziano; e proprio quest’ultimo potrebbe anche aver completato questo dipinto visto che l’autore scomparve prima di terminarlo. La Venere dormiente di Giorgione è citata per la prima volta nel 1525 negli appunti di Marcantonio Michiel, che la vide in casa di un certo Girolamo Marcello, che probabilmente la commissionò al Giorgione in occasione delle sue nozze con Morosina Pisani nel 1507.

Sul piano stilistico, la dea si distingue per le sue forme morbidissime, delicate, illuminate da una luce tenue; il paesaggio è caratterizzato dalla pittura tonale portata al massimo grado di perfezione da Giorgione. Per “Pittura tonale” o “tonalismo” si intende quel tipo di pittura in cui la profondità è suggerita dall’uso di colori e tonalità più calde per gli oggetti vicini e più freddi per quelli lontani, con un approccio che teneva conto di ciò che l’occhio percepiva nella realtà (ovvero le sfumature graduali di toni di colore via via che gli oggetti si allontanano) ed in questo la pittura veneta si differenziava da quella toscana, poiché la prima era fondata sul colore, mentre quella toscana, sul disegno. (adattamento dal sito Finestre sull’Arte)

I pochi documenti sulla vita di Giorgione hanno alimentato il mito che ben presto ha avvolto la sua opera e la sua personalità. Probabilmente allievo di Giovanni Bellini, da cui riprende il gusto per il colore e l’attenzione per i paesaggi, studia le opere di Antonello da Messina ed entra in contatto con la pittura di Leonardo, giunto a Venezia nel marzo del 1500 e sarà proprio l’artista toscano a influenzare lo stile del maestro di Castelfranco, che adotterà colori scuri modulandoli nello sfumato.

La Venere dormiente ritrae una Venere pudica – per la mano che ricopre il pube – addormentata all’aperto, in una posa di dolce abbandono, distesa su un telo bianco con un cuscino coperto da un drappo rosso. La sapiente modulazione tonale con cui è realizzato tutto il dipinto trasmette un sentimento malinconico, di solitudine incantata e sospesa. Esiste una chiara analogia tra il dolce profilo delle colline e la linea ondulata del corpo della dea, languidamente distesa e come la Venere, anche la natura sembra appartenere alla dimensione magica del sogno. La figura femminile si distende lungo una diagonale, occupando tutto il primo piano, mentre sull’altra diagonale si dispongono le colline e gli altri elementi del paesaggio.

Un restauro della metà dell’Ottocento ha rivelato ai piedi della dea la presenza di un Cupido che, essendo in pessimo stato di conservazione, è stato ricoperto ed è visibile solo in radiografia. Secondo le parole di Marcantonio Michiel, sul Cupido e sul paesaggio intervenne Tiziano anche se l’entità dell’intervento di quest’ultimo all’opera iniziata da Giorgione è oggetto ancora di dibattito. (tratto ed adattato da Giorgione, I capolavori dell’arte – immagini dal web)

 

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