Oscar Wilde, De Profundis (pdf scaricabile)

Oscar Wilde, De Profundis (1897)

Il De Profundis è una lunga lettera a Lord Alfred Douglas, il giovane amato da Wilde, scritta nei primi mesi del 1897 nel carcere di Reading dove Wilde si trovava da quasi due anni per il reato di sodomia. È l’opera che ci permette di accostarci al vero mondo dell’autore, di riconoscere l’uomo e lo scrittore nel suo aspetto non mistificato. Una volta uscito di prigione, Wilde affidò il manoscritto all’amico giornalista Robert Ross, che fece due copie dattiloscritte. Una fu inviata allo stesso Douglas, che negò di averla mai ricevuta. Nel 1905, quando ormai Wilde era morto da cinque anni, Ross pubblicò un’edizione ridotta dell’originale col titolo di De Profundis, che rimase a tutte le edizioni successive. L’originale fu affidato nel 1909 da Ross al British Museum, con la condizione espressa che non fosse dato in visione per cinquant’anni. La seconda copia dattiloscritta forni il testo per la “first complete and accurate version” pubblicata da Holland nel 1949. In realtà quando, nel 1959, il manoscritto fu reso pubblico, fu possibile stabilire che i dattiloscritti contenevano parecchie centinaia di errori. (Trad. di Camilla Salvago Raggi. Feltrinelli editore, pagg: 63-73; condiviso dal sito  filiarmonici)

DE PROFUNDIS (estratto)

Sono stato in prigione quasi due anni. Dalla mia natura è uscita una folle disperazione; un abbandono al dolore che era pietoso anche a vedersi; ira terribile e impotente; amarezza e disprezzo; angoscia che singhiozzava apertamente, tormento che non trovava voce, pena che rimaneva muta. Sono passato attraverso ogni possibile forma di sofferenza. Meglio di Wordsworth stesso, so quel che egli intendeva quando scrisse:

La sofferenza è permanente, oscura e cupa e ha la natura dell’Infinità.

Ma mentre vi sono state ore in cui mi sono rallegrato all’idea che le mie sofferenze dovessero essere infinite, non avrei potuto sopportare che esse fossero prive di significato. Ora trovo nascosto in fondo alla mia natura qualche cosa che mi dice che nel mondo intero niente è privo di significato, e tanto meno la sofferenza. Quel qualche cosa nascosto in fondo alla mia natura, come un tesoro in un campo, è l’umiltà. È l’ultima cosa che mi sia rimasta, e la migliore di tutte; la scoperta finale a cui sono giunto; il punto di partenza per una evoluzione nuova. Mi è giunta dal fondo di me stesso, perciò so che è giunta al momento giusto. Non avrebbe potuto giungere prima, né più tardi. Se qualcuno me ne avesse parlato, l’avrei respinta; se mi fosse stata offerta, l’avrei rifiutata. Ma poiché l’ho trovata voglio tenerla, non posso fare altrimenti. È l’unica cosa che abbia in sé gli elementi della vita, di una nuova vita, di una Vita Nuova per me. Di tutte le cose è la più misteriosa. Non possiamo darla via, e gli altri non possono darla a noi. Non possiamo acquistarla, fuorché cedendo in cambio tutto ciò che abbiamo. Soltanto quando abbiamo perduto tutto, ci accorgiamo dì possederla.

Ora che mi accorgo che essa è in me vedo con assoluta chiarezza ciò che debbo fare, ciò che in realtà sono costretto a fare. Non occorre dirti che con questa espressione non alludo ad alcuna sanzione o comando esteriore. Non ne accetto alcuno. Sono molto più individualista di quanto sia stato mai. Mi sembra che solo ciò che esce da noi stessi possa avere un benché minimo valore. La mia natura sta cercando una nuova forma di realizzazione di sé. Questa è la sola cosa che mi concerne. E prima di tutto devo liberarmi da ogni possibile sentimento di amarezza contro di te.

Sono senza casa e senza un soldo. Ma c’è di peggio a questo mondo. Sono del tutto sincero quando ti dico che piuttosto di uscire da questa prigione con il cuore amareggiato contro di te o contro il mondo, andrei volentieri di uscio in uscio mendicando il pane. Se non ottenessi nulla dalle case dei ricchi, dalle case dei poveri otterrei certo qualche cosa. Quelli che hanno molto sono spesso avari, quelli che hanno poco sono sempre pronti a spartire. Non mi dispiacerebbe affatto dormire d’estate sull’erba fresca, o quando venisse l’inverno ripararmi contro la tiepida bica coperta di paglia o sotto la tettoia di un vasto fienile, purché ci fosse l’amore nel mio cuore. Le esteriorità della vita mi sembrano adesso del tutto prive di importanza…

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…continua a leggere sul pdf scaricabile: Oscar Wilde – De Profundis (clicca qui)

Approfondimento – Il vero Oscar Wilde: apologeta del dolore: “Il ritratto di Oscar Wilde, al di là degli usi inopportuni e degli abusi di finti adulatori, si tinge di oscuri pensieri e sconfortanti delusioni. Un mondo composto da croci e sacrifici immani, in cui il dolore diviene unico mezzo per giungere alla vera bellezza…”

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4 thoughts on “Oscar Wilde, De Profundis (pdf scaricabile)

    1. caro Almerighi ti confesso che con Wilde è iniziata la storia della mia scrittura e sinceramente non so, se per questo sia il caso di ringraziare lui e le sue opere o di detestarlo 😉 io, intanto, continuo ad amare ancora profondamene questo autore a distanza di un quarto di secolo.
      Scherzi a parte, il De Profundis è una lettera straordinaria che dovremmo rileggere spesso, secondo me.

        1. caspita anche il video che hai passato tu nei commenti di oggi – che riporto qui – potrebbe essere una medicina esatta per taluni detentori di verità racchiusi tra gli ingredienti dell’amatriciana che citi 😉

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