Angela Greco, inedito giugno

Di quante parole ha bisogno un dialogo?

.
disserrando mandibole a scatto
tra il muro scrostato e la calce che disinfetta
attraversiamo lo stesso vicolo al civico attuale.
Tra il tuo arco di padre e la mia porta di figlio
il rampicare sempreverde di quest’edera di parole,
salita libera tra righe e righi di magliette di carta.
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Il sabato mattina dopo la spesa ci si ricompone
in telefonata-penna-caffè amaro. La prospettiva
racchiude l’antica periferia da cui avemmo inizio.
Il centro svuotato di insegne al neon e acquisti superflui
continua a battere nella stessa direzione.
.
(pausa)
.
.
Ho imparato ad essere padre al crocevia tra l’alba e il tuo ritorno,
il giorno stesso in cui ti ho detto sì e poi
non ho ancora smesso di guardare l’orologio.
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Forse sono in ritardo, conosci le ragioni e non volermene.
Ti ho lasciato un po’ prima dell’altare. L’orologio non funzionava.
Mi hanno chiamato e non ho potuto rifiutare; lo sai che è pane, quello.
Le sterlizie sono belle.
Le ho viste tra le pieghe del vestito e la tua schiena nuda.
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Angela Greco AnGre – inediti, giugno 2017
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7 thoughts on “Angela Greco, inedito giugno

  1. Versi bellissimi questi Angela,ricordo di un’infanzia tradita dalla sorte e da un orologio che scandiva il tempo finito a chi sarebbe potuto essere ancora accanto a te…..il ricordo è struggente e le parole sono emozione!

    1. Grazie Giorgio. Ma non parlavo (solo) di qualcosa di personale. Pensavo ad ogni padre dinnanzi alla prima uscita di una figlia e poi dinnanzi all’uscita definitiva dalla casa paterna; eventi accomunati da un orologio ad indicare l’orario irrispettato del rientro nel primo caso e l’orario della celebrazione delle nozze, nel secondo.

  2. Conoscendo il lavoro di tuo padre mi hanno tratto in inganno questi versi:
    Ti ho lasciato un po’ prima dell’altare. L’orologio non funzionava.
    Mi hanno chiamato e non ho potuto rifiutare; lo sai che è pane, quello.
    Per questo li avevo letti come autobiografici comunque i versi sono molto belli….

  3. Giuseppe Schembari da FB:

    Sento una strana amarezza, senza nessuna via d’uscita, che si estende per tutta la poesia.
    Per fortuna la poesia non riesce a mentire, rendendoci spesso fragili e indifesi, ma di certo con una umanità superiore all’indifferenza che ci circonda.

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