Flavio Almerighi, fermarsi in un cortile – Inedito da Portatori sani su La dimora del tempo sospeso

fermarsi in un cortile – di Flavio Almerighi (inedito)

.

Ti so bagnata d’una estate sporca,
braci rosse, interminabili distese
terrazzi e tempi che non passano.

Mai piacere è parola neutra, soffrire
fermarsi in un cortile
dove tutto spiove dall’alto,
la biancheria asciuga sempre uguale.

Dove un cane orfano piangendo
sente mancanze credute dolore
per il fastidio di un vicinato sordo.

Molti non ci sono più,
ascoltare con amore è confuso
al rimanere distaccati, ma tu parli,

parli, mentre cominciano baci
ovunque siano le tue labbra.

(2017)

*

qui il link dell’eBook di Flavio Almerighi pubblicato tra i Quaderni di RebStein di cui fa parte anche l’inedito sopra proposto:  https://rebstein.wordpress.com/2017/07/03/quaderni-di-rebstein-lxii/

La dimora del tempo sospeso

[Questi inediti di Flavio Almerighi fanno parte di un più ampio lavoro antologico che sarà pubblicato prossimamente nei “Quaderni di RebStein“. Siamo lieti di ospitare un autore che ha saputo costruire negli anni un suo autonomo e riconoscibile percorso di scrittura, viaggiando sempre “in direzione ostinata e contraria” rispetto alle mode estetiche, alle etichette critiche, agli steccati asfittici delle conventicole piccole o grandi, alle ipocrisie e agli apparentamenti di comodo. Un poeta costantemente “a(m) Margine“, che ci piace anche per questo. R.S.]

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9 thoughts on “Flavio Almerighi, fermarsi in un cortile – Inedito da Portatori sani su La dimora del tempo sospeso

  1. condivido quanto espresso nell’introduzione – a cura del sito La dimora del tempo sospeso – a questi inediti sulla poesia di Almerighi: (mi) piace anche per questo suo essere altro ed altrove dalle mode, dalle convenzioni e dai luoghi (della poesia) comuni. Complimenti!

    1. Il blog ha sempre parlato al plurale (non è mai stato “mio” il sasso e si nota dalla scarsissima condivisione di versi miei), dando pagine, spazi e visibilità a collaboratori ed estranei. Adesso è arrivato al punto di rottura (di scatole) e di poca tolleranza verso molte cose.

      Siamo un popolo di sparacazzate assurdo! Diciamo di credere nella cultura e nella bellezza e poi andiamo a commentare sui blog-siti-piattaforme di fatti personali e “parrucchierismi” (=pettegolezzi); sbandieriamo di essere contro il clientelismo e la prostituzione letteraria e poi viviamo felici solo nel continuo dare-avere; diciamo di apprezzare l’onestà intellettuale ed emarginiamo gli onesti in tal senso; ci dichiariamo grati a chi divulga poesia e arte e poi snobbiamo alla grande quello che costoro condividono (e mi limito a tanto, perché non ne vale più la pena nemmeno discutere su queste cose…) Caspita, un bel tacere lievemente velato di quella poca coerenza necessaria a guadagnare una maiuscola come Persone no, eh??

      «Superare la tentazione delle lusinghe è molto più difficile che andare contro corrente»
      (Nadežda Mandel’štam)

  2. Ritengo che solo alla fine di un percorso poetico si possa giudicare con un po’ di obiettività, il massimo forse consentito, il valore di ciò che è stato scritto. Dopo aver letto i due libri di Almerighi, “durante il dopocristo” e “qui è Lontano”, posso infatti assaporare maggiormente anche questa poesia inedita. ‘Assaporare’ non è ancora un giudizio, se non di gusto, ma comincia a metterci nella condizione di dare un giudizio di valore se si fosse nell’intenzione di darlo. Riguardo il gusto, trovo ben detto il seguente verso: “Dove un cane orfano piangendo / sente mancanze credute dolore”, e sento un tono alla Alfonso Gatto in “ascoltare con amore è confuso / al rimanere distaccati”. Ma devo dire che ogni verso mi emoziona, come i due conclusivi: “mentre cominciano baci / ovunque siano le tue labbra”.
    Per il resto, e mi riferisco alla comprensibile rabbia di Angela Greco, con l’età ho capito che quando si hanno delle rimostranze verso qualcuno è meglio, se è possibile, una critica diretta in privato piuttosto che una critica allusiva pubblica. Perché la prima può avere qualche effetto, la seconda è difficile recepirla ed è comunque facile sviarla.
    Un saluto a voi e grazie.

    1. Grazie Roberto per il tuo intervento su un articolo dedicato a Flavio, su una poesia che ha coinvolto anche me e non poco. Dici bene, ho ancora l’età per arrabbiarmi, ma per carattere, perché tanto accada, devo proprio tenerci molto alla persona o alla questione e questi sono tempi che, di contro, mi stanno svelando tanto, diminuendo molto la mia reattività.
      Ma qui siamo nella poesia di Flavio e non voglio distrarmi e mi permetto di fare un altro suo titolo che spero tu possa leggere presto, Procellaria, per apprezzare anche The dark side of the Moon…

  3. Un commento di Roberto Bertoldo è merce rara e pregiata. Ringrazio il Sasso per l’ospitalità, Angela Greco e Roberto Bertoldo per l’attenzione. Per favore però, lasciate stare la parola “poeta”…

    1. “poeta” infatti è qualcosa che devono dire altri, da noi e di noi 😀
      Il sasso nello stagno di AnGre non ha meriti, se non quello di ampliare il cerchio generato dal sasso-poesia lanciato sempre e comunque dall’autore, quindi (anche) in questo caso, il blog ha semplicemente realizzato la sua vocazione oserei dire.

      Ad maiora, Almerighi!

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