Iris: da Van Gogh agli dei – sassi d’arte

Vincent Van Gogh, Iris (1889)

  olio su tela, cm 71 x 93 cm – J. Paul Getty Museum, Los Angeles

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Acquistato nel 1891 dallo scrittore francese Octave Mirbeau per trecento franchi ed oggi conservato nel J. Paul Getty Museum di Los Angeles, si tratta di uno dei primi lavori eseguiti durante il ricovero presso l’ospedale di San Paul-de-Mausole a Saint-Rémy nell’anno precedente la morte dell’artista nel 1890. Vincent Van Gogh (1853 -1890), durante la sua prima settimana di ricovero in Francia, dopo la furiosa lite con l’amico Paul Gauguin, dipinse circa 130 quadri aventi come soggetto i giardini circostanti la clinica, tra cui la famosa Notte stellata e Iris, appunto. Come molti altri artisti del tempo, il pittore risente delle influenze xilografie giapponesi, prodotte a partire dal XVII sec. ed evidenziate, in Iris, dall’uso di contorni neri (elemento tipico delle xilografie giapponesi) tracciati intorno ai petali e ai gambi dei fiori.

Le piante, ritratte in stretto primo piano, a livello del terreno, eliminano la presenza di qualsiasi orizzonte e in tutta l’opera emerge forte il contrasto tra le foglie verde brillante e il viola intenso dei fiori. In apparenza caotico, Van Gogh seppe invece organizzare benissimo i colori, equilibrando l’opera con il colore rossastro del terreno brullo di una piccola porzione di incolto, richiamato dai fiori in secondo piano.  L’artista considerava quest’opera uno studio, e probabilmente è per questo che non ci sono disegni o schizzi noti, anche se il fratello Theo lo giudicò positivamente e lo inviò alla mostra annuale della Société des Artistes Indépendants nel settembre 1889, scrivendo a Vincent: “Gli iris sono uno studio pieno di aria e vita”. Al giorno d’oggi quest’opera è sulla lista dei dipinti più costosi mai venduti al mondo.

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Gli iris sono stati un soggetto ripetuto dall’artista olandese in più tele realizzate nell’ultimo periodo della sua vita. Negli anni i colori (essendo già tutti moderni e di fabbricazione chimica) hanno perso tonalità e le modalità di interazione sono state falsate, pur mantenendo la loro potenza.Vincent scriveva al fratello Theo di quanto fosse importante mettere in relazione i colori così che, rafforzandosi a vicenda, tutta la loro forza sarebbe apparsa senza mezzi termini; una forza che è possibile notare ancora, ad esempio, in un’altra opera ritraente gli stessi fiori, gli Iris del Van Gogh Museum di Amsterdam, un olio su tela del 1890 (cm 92,7×73,9). L’11 maggio sempre del 1890, Van Gogh in una lettera al fratello scritta dalla Provenza, poco prima che fosse ricoverato, gli annunciava la creazione di due grandi tele con mazzi di iris viola: una delle due era realizzata “in piedi” (in verticale) ed aveva i fiori contro uno sfondo giallo limone, in modo da ottenere un “rafforzamento a vicenda” dalla loro complementarità. Va ricordato che nella gamma dei colori il giallo ed il viola sono complementari ed uno conferisce, quindi, forza all’altro e che Van Gogh era a conoscenza dei recenti studi scientifici sui colori e ne adottò le regole nella sua produzione. (immagine a destra)

Van Gogh, consapevole che il destino dei fiori è appassire in fretta, sapeva che per coglierne l’essenza occorreva ritrarli tutti in una volta sola, in un tempo rapidissimo; ed è questo, infatti, ciò che si legge nelle opere che ritraggono gli iris: la spontaneità e l’immediatezza di un ritratto istantaneo capace di riportare in un’immagine vigorosa tutta la potenza della natura in un’espressione magniloquente ed esplicita della rinnovata dimensione artistica che colse l’artista nel periodo appena precedente la sua fine. Appena due mesi dopo questi ultimi iris, Vincent Van Gogh si uccise, lasciando in eredità, dunque, anche questa primavera, che paradossalmente è un inno alla gioia di vivere, quella stessa che lo aveva animato a tratti in una vita troppo turbolenta e passionale.

(tratto ed adattato da fonti varie dal web, tra cui il blog AssoloCorale)
Vincent van Gogh, Irises, 1890 – olio su tela, 73.7 x 92.1 cm – The Metropolitan Museum of Art, New York (immagine di Adele R. Levy, 1958)

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Approfondimento – Le prime notizie sull’iris risalgono al quindicesimo secolo a. C. e sono legate al faraone Thutmosis I che, di ritorno dalle campagne di Siria, nel bottino portò una vasta gamma di bulbi, semi, fiori secchi sconosciuti nel suo paese da studiare sia come ornamento dei giardini, sia per le possibili qualità medicamentose, che per la preparazione di filtri. A Tebe, in un’incisione dedicata a Thutmosis nel tempio di Ammone, si vedono riprodotte varie specie di fiori tra i quali un’Iris oncocyclus. Nel linguaggio dei fiori, l’iris è considerato forse tra i più ricchi di significato, anche per via delle diverse colorazioni dei suoi petali. Per la molteplicità dei colori di questo fiore, che conta circa duecento specie, la mitologia greca ha dato il suo nome alla dea dell’arcobaleno, che è chiamato arcoiris…o è il fiore che ha preso il nome dalla dea? Iris-Iride significa “arcobaleno”, dunque, e Iris-Iride, volando in cielo con la sua veste di veli multicolori, portava agli uomini il messaggio degli dei. Da qui il significato di speranza, di buona novella, di vero e proprio auspicio positivo di una veloce ripresa, se si attraversano momenti di crisi. La dea, a volte, accompagnava i defunti ai Campi Elisi e da qui l’abitudine dei greci di posare sulle tombe dei familiari iris viola. Affreschi raffiguranti iris in vaso sono stati trovati nell’isola di Creta ed il fiore che appare nello stemma di Firenze, erroneamente chiamato giglio, in realtà è l’iris fiorentina, un tempo comune nelle campagne attorno alla città. Nella religione cattolica, per la sua forma l’iris è associato al mistero della Trinità. Il fiore, che presenta stelo eretto su cui si ergono tre petali e, a volte, tre foglie e tre boccioli, rimanda ad un significato di natura mistica e trascendentale. (Antonia Bonomi per il sito arcobaleno.net)

L’iris è simbolo di fiducia, sincerità e saggezza; è il trionfo della verità ed è legato alla comunicazione di un messaggio positivo. Gli iris sono disponibili in un vero e proprio arcobaleno di colori ed il più popolare e diffuso è l’iris blu profondo, con un cuore giallo o bianco. Tra i significati principali di questo fiore troviamo speranza, coraggio e ammirazione. Vengono coltivati in ogni parte del mondo sia in giardino che in vaso, soprattutto nei colori blu, bianco e giallo.

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[…] (La sera ha sfumature di iris selvatico
tra spine di agave, il ricordo riporta il deserto:
esita un poco la tua voce ed è già abbastanza
per sentire un tremore di terra)
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Pietra su pietra è trascorsa anche questa notte.
Il lupo risale nelle vene e morde tra testa e petto:
“ero certo che avresti compreso subito”
che la difesa non è un elemento razionale.
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(Angela Greco, versi da L’isola nell’isola, in Zenit poesia, vol.II – La Vita Felice, 2016)
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[…] Da tre anni aspetto la fioritura dell’iris aucheri
affresco di Tebe e gioia del giardino del faraone,
introdotto in terra egizia dalla bella Siria.
Aspetto la scia colorata della buona notizia
l’attimo preciso in cui rileggere la carta delle vie
e lasciare alle stelle la decisione dell’esito finale
di questa strenua battaglia che lo specchio conosce.
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(Angela Greco, versi da Strada senza uscita , in Fuori le mura, inedito, 2016)

 

 

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7 thoughts on “Iris: da Van Gogh agli dei – sassi d’arte

  1. L’iris è un fiore che ho sempre ammirato: per quella sua capacità di crescere selvatico e in gruppo ai bordi delle strade e per quella suo svettare dritto sul suo stelo al di sopra delle umane miserie della terra. L’azzurro-blu profondo, poi, della varietà che più mi piace, è un’immersione nell’infinito, nello spazio senza confini, attraversando tutte le ore del giorno, dal giallo-bianco-cuore dell’alba, fino al colore intenso quasi notturno della parte terminale dei petali, mentre il suo profumo ha la straordinaria capacità di riconciliazione con se stessi, di farsi ri-incontrare dopo sentieri di distanza dalla serenità…

  2. Almerighi si è superato. Riproporre Don McLean, è stato vincente.
    Van Gogh resta intramontabile.
    Questi Tuoi salti con l’asta, sono nella loro “snellezza” da tenere. Ciao, Angela.

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