Nicola Romano legge Anamòrfosi di Angela Greco

Avendo tra le mani l’«Anamorfosi» di Angela Greco, la prima operazione da fare è quella di comprendere e interpretare l’architettura di questa raccolta poetica che in forma prettamente teatrale affronta a vasto raggio taluni infiniti aspetti legati essenzialmente a dei rigurgiti esistenziali, che vanno a confluire in una poetica degli stati d’animo e delle imprescindibili ma sofferte consapevolezze. E accogliamo volentieri quanto l’autrice esprime nella sua nota introduttiva, se in questa “anamorfosi” possiamo spendere la nostra libertà nel ricreare le infinite atmosfere descritte, al fine di ridare colore ad ogni cosa, viva o morta che sia. Pur aleggiando tra i versi un certo classicismo di formazione, scopriamo il dettato permeato di moderno e di contemporaneo, vieppiù supportato da uno sfondo di paesaggi molto dinamici che tra le righe manifestano degli ardori per niente trattenuti. Riteniamo che l’essenza di tutta la raccolta si racchiuda nei due versi compresi nell’«Epilogo»: Vivi nella parola non detta, quella che impronunciata esula dal vocabolario, verificandosi in tale enunciato quella che è l’auspicabile congiunzione dell’umano con la dimensione totalitaria del cosmo, e in tale armonica contingenza sentiamo la sua poesia  divenire liberazione e spazio vitale per tutti. Nel poetare di Angela Greco scorgiamo inoltre una ricca capacità di metafore che con eleganza formale vanno ad indicare un significante che esce fuori dalla particolare struttura che è stata assegnata a questa raccolta, per rivelarsi veicolo essenziale ad una orchestrazione lirica abbastanza riconoscibile e formalmente impeccabile.  [Nicola Romano]

Nicola Romano risiede a Palermo, dove è nato nel 1946. Giornalista pubblicista, dal 1987 al 1996 è stato condirettore del periodico “insiemenell’arte” e attualmente collabora a quotidiani e periodici con articoli d’interesse sociale e culturale. Molti i titoli di poesia pubblicati, tra cui Voragini ed appigli edito da Pungitopo nel 2016.

da Anamòrfosi, versi di Angela Greco

«Vivi nella parola non detta
quella che impronunciata esula dal vocabolario».
La voce acquea del maestro ha sfumatura d’oboe
e le sue dita una ad una percorrono tasti e spazi;
«La notte pericolosa di Istanbul delle tue mani
s’insinua come lo stiletto dei suoi minareti
nella mia mancata comprensione».
Lei conosce bene e teme quella malia.
.
L’atto creativo è una vicinanza erotica,
il ritrovarsi dopo l’invadenza del vento.
L’infedeltà scopre la parola
e la piega ad una volontà superiore
fuori dall’orbita, verso il buio ignoto.
.
«Siamo echi di precedenti sistemi solari
– sussurra all’orecchio di lei, il maestro –
onde di ritorno di antiche maree,
pezzi di umanità che ci illudiamo di governare.
.
Ogni volta che fermiamo un attimo sul bianco
siamo intere costellazioni in movimento
perseguitate dall’assenza».
.
.
 (Ed.Progetto Cultura, Roma, 2017 – qui il libro)
.
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