Duccio di Buoninsegna, Maestà – sassi d’arte

Duccio di Buoninsegna (1255 c.a. – 1318 \ 1319), Maestà (recto), 1308 – 1311

tempera su tavola, cm 211 x 426 – Siena, Museo dell’Opera del Duomo

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La grande tavola dipinta da entrambi i lati, fu realizzata da Duccio di Buoninsegna per l’altare maggiore della cattedrale di Siena. Il dipinto celebra la vergine, protettrice della città e alla quale è anche dedicata la cattedrale. Rielaborando il solenne stile bizantino con elementi della cultura gotica dell’Europa settentrionale, Duccio creò una pittura raffinata ed elegante che gli valse prestigiose commissioni, assicurandogli fama e riconoscimento. Egli seppe inoltre recepire e riadattare al proprio linguaggio stilistico le novità spaziali della pittura introdotte dal suo contemporaneo Giotto.

Per l’esecuzione della tavola del duomo di Siena (qui sopra il retro dell’opera Maestà),Duccio si avvalse di una grande e organizzata bottega, nella quale si formarono i maggiori pittori del Trecento senese, da Simone Martini a Piero e Ambrogio Lorenzetti. Questo capolavoro, eseguito fra il 1308 e il 1311, segna l’apice del percorso artistico del grande artista senese. La tavola, dipinta in modo da poter essere vista sia dai fedeli che si affollavano nella navata, sia dal clero che sedeva nel coro dietro l’altare, fu condotta tra la folla in ammirato tripudio dalla bottega dell’artista alla cattedrale il 9 giugno 1311.

Sul lato frontale dell’opera, che era rivolto verso la navata, è raffigurata la Vergine che, secondo una consueta iconografia medievale, è rappresentata come una regina, in Maestà, seduta su un trono monumentale in marmo intarsiato; attorno alla Madre di Dio e a suo Figlio, si accalca una corte celeste di angeli e santi. Tra queste numerose figure spiccano, inginocchiati ai piedi del trono, i quattro santi protettori di Siena: da sinistra, Ansano, Savino, Crescenzio e Vittore, mentre la piccola croce che alcuni di loro stringono in mano simboleggia il loro martirio. nella parte superiore, la tavola, che ha perduto la cornice originale, era completata da una galleria di apostoli raffigurati a mezzo busto.

Sul retro della tavola sono presentate, in ventisette scene, la Passione e la Risurrezione di Cristo, dal momento dell’ingresso a Gerusalemme, rappresentata in basso a sinistra, fino al «Noli me tangere», le parole che Gesù risorto dice a Maddalena dopo la risurrezione. Particolare rilievo è dato al tema della crocifissione, raffigurato al centro in uno scomparto più grande degli altri.  In origine, la narrazione sul verso della tavola era preceduta dalle storie dell’infanzia di Cristo (immagine qui in alto), dipinte nella predella, oggi separata dalla tavola stessa. La grandiosa opera rimase sull’altare maggiore fino al 1505, quando venne collocata su quello dedicato a San Sebastiano. Nel 1771 venne sottoposta ad un insensato smembramento che provocò la distruzione della carpenteria – cornici, pinnacoli, ornati lignei (tutti visibili nella ricostruzione virtuale riportata in chiusura ) – e la dispersione di alcuni pannelli.

tratto da Duccio di Buoninsegna – I capolavori dell’arte, edizione per il Corriere della Sera.

 

 

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2 thoughts on “Duccio di Buoninsegna, Maestà – sassi d’arte

  1. Cara Angela grazie per il bell’articolo a nome di tutti i nostri lettori . Aggiungo solo qualcosa a sottolineare ciò che già hai scritto.
    La Vergine vestita con l’ampio e prezioso manto blu scuro ricorda la Madonna Rucellai, è assisa su un ampio e sfarzoso trono a marmi policromi di gusto cosmatesco circondato da sei angeli con gli sguardi sognanti volti verso di lei ed il Bambino. Le due figure sacre sono circondate da angeli e santi disposti su tre livelli con in primo piano e in ginocchio i quattro santi protettori della città.
    Considerata la Maestà per antonomasia, tra i dipinti analoghi del suo periodo, solenne e monumentale, capace di integrare funzione devozionale ed orgoglio civico in un capolavoro che riunisce i caratteri fondamentali dell’arte di Duccio, con la Vergine dall’aspetto iconico e i personaggi schierati ai suoi lati secondo quanto prescritto dalla pittura bizantina e l’eleganza del gusto gotico.

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