Flavio Almerighi, Cerentari (eBook free), antologia – nota di lettura di Angela Greco

Flavio Almerighi, Cerentari (eBook free), antologia – nota di lettura di Angela Greco.

“[…] in fondo siamo nati
credo, per smarrire
e ritrovare la rotta”
(Flavio Almerighi, Beirut Snack, luglio 2017 – inedito)

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Nello scorso giugno è uscito per i Quaderni di RebStein, con il numero LXII, un’antologia del lavoro poetico di Flavio Almerighi. Un eBook (clicca qui per scaricare), che raccoglie, a cura dell’autore, un numero di poesie – tratte dalle undici pubblicazioni edite – e scritte dal 1998 al 2015 insieme con un interessante gruppo finale di inediti scritti tra il 2016 ed il 2017 tale da poter farsi una chiara idea sull’autore e sul suo lavoro poetico.

Quando “trattiamo” la poesia a mezzo condivisione, disquisizioni, intrattenimento, ma anche soltanto leggendola, non dovremmo mai esulare dal fatto che dietro ogni verso, finanche dietro ogni singolo sintagma, vi è sempre l’autore, l’artigiano che ha creato con le sue e soltanto sue specifiche capacità, quello che poi è arrivato a noi, ai nostri sensi e al nostro intelletto, alle nostre, di mani, e si spera sempre al cuore, al centro in cui pulsiamo vitali. Chi ha scritto e consegnato al lettore, anche nel più impersonale ed intellettualistico dei versi, vi ha comunque e sempre deposto una parte di sé e del suo vissuto contingente all’atto creativo. Dietro ogni poesia vi è il poeta; anche colui che, come nel caso di Almerighi, non voglia identificarsi come tale e che non ama, per motivi personali, che lo si chiami poeta. Questa introduzione, che per molti potrebbe scadere in una certa retorica, risulta quanto mai appropriata, se riferita al lavoro antologico appena inserito nel web dal sito La dimora del tempo sospeso: Almerighi è un acuto osservatore, una sentinella come una volta ha detto lui stesso, di quanto accade dentro e fuori la sua persona e rende al lettore in ogni composizione il suo sentire, la sua esperienza, il suo sguardo, il suo punto di vista.

Dalle opere più vecchie a quelle più recenti si nota quell’auspicabile e fisiologico mutamento, che vorremmo in tutti gli autori con la maiuscola: ad esempio dal discorso poetico molto lineare e romantico degli inizi, si procede man mano verso una versificazione più tagliente, meno usata nell’espressione, ma mai meno partecipata. E non si creda, senza confonderlo con lo stile, che questo sia qualcosa che accade a tutti gli autori, tra cui spesso ci si imbatte in alcuni che, individuato un certo modo di scrivere e finanche alcuni argomenti precisi, quasi fossero formule magiche, incentrano tutta la successiva produzione su quanto ha destato maggior interesse nel lettore. Ecco, in Almerighi accade che la poesia risponda esclusivamente all’autore, senza ricerca di benevolenza o ipocrisia; la poesia con Flavio Almerighi accade in piena luce, senza secondi fini o compromessi con l’esterno da sé. In Cerentari, lente d’ingrandimento sull’intera produzione almerighiana fino ad oggi, si notano fin dal neologismo del titolo esperienze di scritture differenti, incluse l’attuale e suffragata frammentazione del verso, quale espressione di una poesia considerata moderna, e la prosa poetica; si va, come nei riusciti percorsi autoriali, dalle prime poesie più liriche e partecipate, come ad esempio “Che silenzio! \ Alla ricerca affannante della felicità \ nell’impresa disperata \ di creare una sublime opera d’arte”, da Tarda estate, primo pomeriggio tratta da “Allegro Improvviso”, 1999, di due decenni fa, fino agli inediti recentissimi, dove pure il lirismo non viene meno, ma si sperimenta quasi un nuovo e personalissimo simbolismo, una separazione dall’accaduto resa in versi meno immediati da alcuni punti di vista, ma pur sempre estremamente capaci di coinvolgimento ed emozione e che continuano ad usare la brevità e l’incisività come nota di forza, come si legge nei versi della poesia di chiusura antologia: “Ti so bagnata d’una estate sporca, \ braci rosse, \ […] Dove un cane orfano piangendo \ sente mancanze credute dolore \ per il fastidio di un vicinato sordo”, da fermarsi in un cortile, inedito 2017.

La poesia di questo autore non teme l’influenza esterna delle mode e del tempo, tanto che in alcuni casi è possibile imbattersi in arcaismi giustificati dal puro piacere personale di chi lo ha usato, lungi dalla critica e dallo stupore del lettore, che pur sempre si ritrova ad avere a che fare con qualcosa di attuale, di contemporaneo, di vicino. Almerighi scrive per il Piacere di rendere in versi quello che attraversa, rimanendo sostanzialmente un poeta d’amore, anche nelle letture civili che in molti gli attribuiscono. E’ poeta civile nella misura in cui quello che scrive riguarda la civiltà, la civitas, ovvero l’uomo e l’ambiente strettamente a lui circostante, ma molti dei suoi componimenti hanno rimandi e radici storiche, oltre a tutto un ventaglio di appartenenze familiari, lavorative e ambientali, come ricordi di viaggio ad esempio, ma tutto assolutamente provato addosso, finanche le esperienze ferali di guerre vissute per interposta visione mi verrebbe da dire, nella visita ai luoghi degli accadimenti in questione, dove Almerighi non concede spazio a molto altro che non sia empatia e gratitudine verso le persone che hanno materialmente partecipato a quella Storia di liberazione di cui tutti oggi siamo figli. Tra i temi che emergono dalla lettura dell’opera di Flavio Almerighi, un posto particolare va al tema del distacco e della morte, spesso presente come versi dedicati agli estinti, sempre colmi di trepidante rispetto e incomprensione, mi si passi il termine, verso il mistero della dipartita, nell’emersione di una umanità che davvero coinvolge anche il lettore.

Infine, in quella chiusura del discorso che comunque deve esserci anche a questa nota, mi piace sottolineare una figura che spesso ho incontrato nelle poesie di Flavio, il treno, mezzo di avvicinamento e di allontanamento al contempo, immagine che al meglio veste la mia visione della poesia di questo autore, fatta di slanci e cuore, ma anche di saluti dalla banchina, di biglietti obliterati sempre per nuove mete con la consapevolezza che in fondo siamo nati \ credo, per smarrire \ e ritrovare la rotta, come leggo in un suo inedito scritto in questo caldissimo luglio 2017 e che ho voluto riportare anche in esergo di questa semplice annotazione di stima. [Angela Greco]

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Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016), Storm Petrel (edizione bilingue di Procellaria, Xenos Books Los Angeles 2017 traduzione di Steven Grieco).  E’ presente in rete con il blog amArgine (https://almerighi.wordpress.com/).
Due poesie tratte dall’antologia Cerentari
Otto Giugno 2007,
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tra una versione definitiva
e l’altra della vita
corrono strazi paralleli
riempiti di terriccio e formicai
a tirar rosari, somme e pareggi
che non rendono pari dignità
a un tramonto di classe.
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[Guardava cani sui tetti,
anche allora sapeva di non vivere.
Già dall’Ottanta la sua anima
desiderava esequie vichinghe,
ma si sentì grande quel giorno,
quando, sulle rovine di Ninive,
trovò un cancello.]
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L’arte sepolcrale
rasenta a volte l’imperfezione
non sono ritocchi, ma rintocchi
quelli d’ala al messaggero,
ad avere cura di,
orgogliosi per avere scalato
una ziqqurat caduta.
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(da durante il dopocristo, Tempo al Libro, 2007)
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A volte mi perdo in stazione
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treni in ritardo consentono deflagranti letture
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A volte mi perdo in stazione
negli occhi di un cane
illuminanti sullo stato
di salute e precarietà,
avessi trascorso tutta la vita
ad aggiustare parole
non mi sarei reso conto
della storia andata in replica,
del saluto nel bacio
della gratitudine al tempo reso
prima dell’arrivo
e alla prossima partenza.
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(da Sono le tre, LietoColle, 2013
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4 thoughts on “Flavio Almerighi, Cerentari (eBook free), antologia – nota di lettura di Angela Greco

  1. E’ emozionante ritrovarvi insieme qui, Angela e Flavio, leggere la nota intensa di Angela, assaporare (dall’ebook antologico, che avevo già avuto modo di leggere) il divenire della poesia di Flavio, insieme dolce e rabbiosa, amaramente ironica e sentimentale, attuale e inattuale, sempre più curata nel minimo dettaglio emotivo ed espressivo, nell’equilibrio di ogni parola, nel ritmo che dà forza alla struttura, contatto precario saldissimo tra cuore e mente, nella consapevolezza della sintesi impossibile, dell’essere ogni composizione un tentativo rinnovato appassionato di afferrare una materia senza peso, la cui forma si risolve e si dissolve in musica.

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