Pablo Picasso, Les Demoiselles d’Avignon

Pablo Picasso, Les Demoiselles d’Avignon (1907)

olio su tela, cm 243,9 x 233,7; New York, Museum of Modern Art

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  «Les demoiselles d’Avignon» è l’opera che inaugura la stagione cubista di Picasso. Il quadro è stato realizzato tra il 1906 e il 1907; le numerose rielaborazioni e ridipinture ne fanno quasi un gigantesco «foglio da schizzo» sul quale Picasso ha lavorato per provare le nuove idee che stava elaborando. Il dipinto, infatti, non rappresenta un risultato definitivo; semplicemente ad un certo punto Picasso ha smesso di lavorarci, abbandonandolo nel suo studio, e quasi per caso susciterà la curiosità e l’interesse dei suoi amici. Segno che forse neppure l’artista era sicuro del risultato a cui quell’opera era giunta ed anche il titolo, in realtà, è successivo, avendolo attribuito il suo amico André Salmon.

Ne Les Demoiselles d’Avignon (Le Damigelle di Avignone) il soggetto centrale dell’opera è la rievocazione di un bordello barcellonese e tale rievocazione non cambia nelle realizzazioni successive. Osservando il quadro, si vedono cinque figure femminili nude e in parte avvolte da teli o lembi di abiti; inizialmente dovevano esserci anche un uomo e un giovane, che scostando la tela, si sarebbe trovato di fronte a questa scena, ma entrambi questi soggetti sono scomparsi nelle realizzazioni successive. L’analogia più evidente è con i quadri di Cézanne del ciclo «Le grandi bagnanti», ma il risultato a cui giunge Picasso è in realtà disomogeneo: le due figure centrali hanno un aspetto molto diverso dalle figure ai lati. In queste ultime, specie le due di destra, la modellazione dei volti ricorda le sculture africane che in quel periodo conoscevano un momento di grande popolarità tra gli artisti europei.

Ciò che costituisce la grande novità dell’opera è l’annullamento di differenza tra pieni e vuoti: l’immagine si compone di una serie di piani solidi che si intersecano secondo angolazioni diverse ed ogni angolazione è il frutto di una visione parziale per cui lo spazio si satura di materia annullando la separazione tra un corpo ed un altro. Le singole figure, costruite secondo il criterio della visione simultanea da più lati, si presentano con un aspetto decisamente inconsueto, che sembra ignorare qualsiasi legge anatomica; vediamo così apparire su un volto frontale un naso di profilo, oppure, come nella figura in basso a destra, la testa appare ruotata sulle spalle di un angolo innaturale. Tutto ciò è comunque la premessa di quella grande svolta, che Picasso compie con il Cubismo, per cui la rappresentazione tiene conto non solo di ciò che si vede in un solo istante, ma di tutta la percezione e conoscenza che l’artista ha del soggetto che rappresenta.

Non c’è sfondo nell’opera, tutto rimane come in bilico, dando la sensazione quasi che il tutto si stia per rovesciare addosso allo spettatore, il quale trae una sensazione visiva di mancanza di spazio, attraverso cui nulla passa, dove non vi è nemmeno un punto su cui posare l’occhio per dargli fiato, pausa, riposo, condividendo la medesima visione dell’artista: totalizzante.

(testi tratti ed adattati da fonti varie dal web; francescomorante.it e cultura.biografieonline.it)

 

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