dall’antologia AA.VV. Racconti pugliesi di Historica Edizioni, un racconto di Angela Greco

Vista con nebbia, panorama e ponte (Break Point), un racconto di Angela Greco

Sembrava di essere altrove, lontani.
Ammantato in quella insolita nebbia non assomigliava al paese che conoscevo; solo il profumo di terra umida e pane ricollocava tutto al proprio posto. Il castello sempre su quello sperone calcareo a sovrastare il borgo detto “dei masciari”, dei maghi e delle streghe, che qualcuno ancora rivedeva nella seducente malìa che legava persone e luoghi. Lì, non altrove. E la chiesa ieratica con la sua semisfera sormontata dalla croce, più in alto, a dominare quella frattura tra il vecchio paese e quello che ormai andava scivolando rumorosamente verso il capoluogo di provincia. E poi il ponte, con la sua campata a più archi, che saliva imponente dal fondo di quella ferita, attore principale nel panorama di quel luogo in una staticità che infondeva sicurezza. E fiaccava il respiro, come l’umidità che da giorni non dava tregua e capace di mutarci tutti in anfibi, così da permetterci, tra acqua e terra, comunque di sopravvivere. Lì, non altrove.
Turisti, nel punto più elevato di quella maestria architettonica, fermi a scattare fotografie; dalla parte opposta, immobili sul fondo, quanti avevano optato per una fissità permanente, per la rottura definitiva con tutto e tutti; una rete metallica, verde su ambedue i lati messa a protezione e ad incarcerare il belvedere, rendeva il passaggio simile alle vie obbligate per lo spostamento delle bestie feroci.
La nebbia, insolitamente persistente, limava i contorni di quanto avvolgeva, inchiodandolo nella sua posizione e dando la sensazione di essere altrove, lontani da lì. Lo sguardo non riusciva a cogliere nulla oltre una certa distanza e ben lontano sembrava il chiaro orizzonte delle mattine di tramontana nelle quali si poteva scorgere il mare, un arco teso nello Ionio di antiche memorie.
Anche il sole era altrove; almeno lui era riuscito ad obliterare il biglietto e ad andare via, mentre io, non avevo avuto lo stesso coraggio. Quel vaticinio di allontanamento lo avevano espresso molti oracoli di pietra fermi in una stoltezza che puzzava di stantio e in alcuni momenti quell’afrore aveva otturato anche le mie narici, illudendomi che avrei potuto respirare un’aria differente e ipoteticamente migliore, ma altrove.
Vivere la medesima condizione in cui vertevo io in qualsiasi altra parte non avrebbe cambiato nulla per me; invece – pensai con una poco velata cattiveria – se fossi andata altrove, avrei alleggerito il fardello morale degli ofidi parenti (obbligati a tollerarmi in quella difficile condizione della post morte dei miei genitori), ombre in un teatro kabuki, che si celavano dietro carta di riso. Avrei spento volentieri la luce.
Nell’attesa dello svelarsi della nebbia, procedevo nei miei giorni di quotidiana sopravvivenza. Esattamente come quella frattura che solcava in due il paese, quegli ultimi tempi mi avevano segnata, divisa, fratturata.
Ero sfinita.
Decisi comunque di strappare quel biglietto di sola andata che altri avevano acquistato a mio nome, utilizzando come documento di riconoscimento una foto che mi avevano scattato loro stessi, turisti dal punto più elevato del ponte. Io, invece, potevo guardare le forti fondamenta di quella cerniera di pietra da un punto preciso, in basso, così in basso da non riuscire a scorgere il nastro di asfalto che la ricopriva. E potevo solo risalire, null’altro, su quell’arco teso tra il paese nuovo e il borgo di antiche memorie.
Già, il borgo, che mi ha vista bambina e che ancora mi vede, perché è lì, non altrove.
Nessun altro si accorgeva di me, che cercavo di lacerare quel nebbioso velo che mi portavo appresso.
E, mentre mutavano le condizioni climatiche, mutavo anche io con loro.
Coraggioso, semplicemente, era stato rimanere lì, non altrove.
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immagini: Massafra (TA), Ponte e Gravina di San Marco; Castello normanno-angioino (dal web)
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Tratto da AA.VV. RACCONTI PUGLIESI – Puglia
Historica Edizioni, giugno 2017
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Ci sono infinite storie da raccontare e infiniti modi per farlo. C’è chi evoca tradizioni millenarie o leggende che continuano ad aleggiare nei luoghi da cui traggono ispirazione, chi invece predilige esperienze quotidiane o vissute in prima persona in cui è sempre difficile scorgere il confine che separa la realtà dalla finzione. In molti casi, però, tutte le storie seguono sempre un filo conduttore che le accomuna. È il caso di questa preziosa antologia, ideata e promossa da Historica Edizioni, interamente dedicata alla Puglia e agli autori pugliesi, in cui, attraverso pagine intense e coinvolgenti, è possibile scoprire le voci che animano una terra ricca di fascino, stupore e meraviglia. (retrocopertina)
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