Anna Maria Spalloni due inediti

Santa Maria della Pietà

Wild carrot mi guarda
Sdraiato per terra
Bianco latte
Come i merletti ad uncinetto
di mia zia
Inamidati con acqua e zucchero
Il giorno del funerale di mio nonno.
Fresco
Come le scaglie del pesce
Che immillano la luce
Dal fondo della barca
E l’amo è conficcato in bocca
E lui si contorce
E finisce i respiri
Così
A caso
Wild carrot
Con un puntino nero al centro.
Come gli orgoni
I cerchietti che vedo nel cielo
Che girano e girano
e non si incontrano mai.
Ora La fontanella piscia residui di me.
Sampietrini conficcati nella sua gola
E l’acqua crea pozze
Tutt’intorno cicale screziate di giallo
Come oboe è il prato secco
Mi grida qualcosa
Due uomini blu camminano distanti da me
Appena un braccio.
Uno potrei portarmelo via.
Sullo sfondo
Il padiglione degli agitati
Con vespe che volano
.

§

Dead man

Compimmo il camino io e te
con dardi e teste trafitte;
legate alle caviglie
cordicelle leggere che ci trascinavano dietro
teorie sbagliate e svariate foto di amanti
che pigolavano,
piccole gazze malnutrite…
anime ladre.
Ed ogni mugugno d’amore incistava e suppurava le nostre trafitture.
.
Il centro era stato della vita
la miniera, la fucina, il battere sordo dei giorni
che sotto s’accuccia e ti tiene in guardina.
.
Staccammo la spina un pomeriggio di luglio,
a ragnare l’azzurro bollente
solo un caldo fiotto di sangue
smodato e maldestro,
piantato in mezzo alle costole.
.
La metallurgia del trapasso compiva l’atto magico,
cavava pietre preziose dalle nostre vite annacquate.
Restammo per un poco,
a rimirare le capriole dell’anima.
Trafugammo ciò che ci sembrava nostro
e uscimmo
coi volti sudati
pienamente raddolciti.
Nelle mani un album di istantanee..
Con occhi smagati e con un filo di voce…
“Ce l’ho, ce l’ho
Mi manca…
Ce l’ho, ce l’ho
Mi manca
Ce l’ho, ce l’ho
Mi manca.”
.
della stessa Autrice, è possibile leggere una bella selezione di testi su amArgine, clicca qui

.

Mi chiamo Anna Maria Spalloni. Nasco a Roma il primo luglio 1967, cancro ascendente scorpione. Dopo una laurea in lettere, mi metto a fare l’attrice, una passione che mi nasce vedendo Eduardo in tv da bambina. Recito soprattutto in teatro, spesso testi miei. Di mestiere vivo. Vivo le mie storie e quello che c’è appeso. Se sto ferma muoio, forse è per questo che corro; corro in mezzo agli alberi e vicino all’acqua possibilmente. Quando le gambe chiedono un “time out”  mi metto a leggere, oppure studio le lingue antiche, quelle che la gente chiama le lingue morte. Certe volte la sera lavoro a maglia, ma in un modo che qui in Italia conoscono in pochi; un moto circolare senza interruzioni ed andate a capo: per me è un mantra, una forma di preghiera e mi dà concentrazione, mi aiuta ad andare al di là delle figure, al di là di ciò che appare. Trovare l’anima delle cose, delle storie, l’essenza… di un pensiero, di un gesto,  di qualsiasi cosa, questo è quello che amo fare. Mi chiamo Anna, di mestiere, oggi,  scrivo, poesie. (fotografia di proprietà dell’autrice)

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