Tu non conosci il Sud: spunti di riflessione da Lorenzo Calogero alla poesia odierna

Tu non conosci il Sud, le case di calce
da cui uscivamo al sole come numeri
dalla faccia d’un dado.
(Vittorio Bodini)
.
.

Da vivo, Calogero, implorò anche il più piccolo riconoscimento per la sua poesia, cui aveva sacrificato tutto, anche la vita, destituendola di anno in anno sempre più di ogni valore, di ogni dignità, di importanza. La poesia fu l’unica aspirazione di Calogero, i riconoscimenti che essa avrebbe potuto dargli, il massimo da chiedere alla vita. Per la poesia Calogero ha consumato tutto, il suo fisico, il suo cuore, il suo intelletto, fino alla menomazione e alla follia.

(G.Tedeschi, estratto da Lorenzo Calogero Opere poetiche Vol.I a cura di Roberto Lerici e Giuseppe Tedeschi – leggi qui tutta la Premessa)

Non lacrima più una luna, di Lorenzo Calogero

Non lacrima più una luna
o va via col vento.
Una sfinge fugge cieca
e forse non è più un caso
lontanando nei brevi aliti
dei colli, sugli alberi,
nuda una linea
in continua mesta discesa
dentro un’idea.
da Come in dittici, da Poeti italiani del secondo Novecento , Oscar Mondadori
“A Sinisgalli si deve la «scoperta» di Lorenzo Calogero, il quale, dopo vari infruttuosi tentativi di pubblicare su qualche rivista, dà alle stampe a proprie spese due libri di poesia, che consegna personalmente allo stesso Sinisgalli che allora (fine anni ’50 del secolo scorso) lavorava a Roma dove Calogero lo va a trovare per chiedergli una prefazione al successivo volume Come in dittici. […] La poesia di Lorenzo Calogero è la poesia di un isolato: fisicamente e culturalmente confinato nella lontana provincia calabra di Melicuccà. […] L’immobilità linguistica della poesia di Calogero è, in una certa misura, il riflesso estetico dell’arretratezza economica e culturale del Sud (degli anni ’60, non specificato nel testo n.d.r.) ma, paradossalmente, questo è anche il suo punto di forza e di massima originalità. L’isolamento fisico e geografico della poesia di Calogero, relegato a fare il medico condotto nella provincia di Reggio Calabria, è anche il marchio di garanzia della sua qualità letteraria. E’ l’isolamento di un poeta intimamente refrattario alle lusinghe delle poetiche apparentemente più innovative e spregiudicate che stavano a ridosso della modernità.
(G.Linguaglossa, L’area pre-sperimentale in Dalla lirica al discorso poetico, EdiLet, 2011)

da Le sonagliere dei mirti vanno verso il porto, di Gino Rago

Ettore senza scudo quasi a cibare i corvi.
Astianatte nella Pietas di braccia senza carne.
Andromaca. Né più moglie né madre.
Ecuba ora perde la parola. Non emette
un’onda la sua voce. Le rimane solo il gesto.
Il linguaggio dei segni volge sulle schiave
e a sé soltanto dice: «Nella terra di quali uomini
sono giunta? Sono selvaggi, senza giustizia,
o nella mente serbano e nei gesti
anche un esile rispetto degli dèi?».

(leggi qui tutto il testo – inedito precedente il 2017)
“La Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS), nel quadro della attivita’ di promozione oltre a quella di rappresentanza e consulenziale, ha ospitato lo scorso 16 aprile 2015 la presentazione, presso la sede romana di piazza Augusto Imperatore, della Antologia «Il rumore delle parole. Poeti del Sud» (2015), per i tipi di EdiLet, a cura di Giorgio Linguaglossa. Sono intervenuti il curatore della Antologia e la poetessa romana Letizia Leone.
Linguaglossa ha illustrato l’opera precisando che l’Antologia non può ritenersi ultimata ed esaustiva in questa prima edizione. La particolarità, secondo Linguaglossa, dei Poeti del Sud, rispetto, per esempio, alla cosiddetta Scuola lombarda o ad altri indirizzi, risiede nella varietà degli stili.
Nel delineare i lineamenti geostorici della poesia italiana e nel tracciare i vari periodi di «egemonia letteraria» fra Milano, Firenze, Roma che nel corso del Novecento si sono succeduti, il curatore dell’antologia ha notato come nel Sud operino poeti vitali che si muovono secondo modalità non concordate, libere da interessi editoriali o di uffici stampa. È una poesia che non si rende immediatamente «riconoscibile» e dove ciascun poeta ha una sua precisa «identità stilistica».
Oggi il Sud si è smarcato dal periferico, evidenza il dinamismo fra centro e periferia anche se questo movimento tellurico era stato già intravisto con chiarezza da Pasolini per il quale la periferia romana sfociava nel terzo mondo. Nello stesso tempo, ha continuato Letizia Leone, ci sono autori come Albino Pierro che non vogliono centralizzarsi, altri fanno, anche a Nord, del dialetto la propria isola nel rifondare la propria stilistica. Se siamo nella post-storia, nell’epoca dello svuotamento ideologico, forse è lecito  parlare di post-meridionalismo, per questi poeti, lontani dalle poetiche del vissuto, dal mito di una poesia che abita il mito o di quella che ricerca una impossibile innocenza perduta.
In questo contesto storico che dista anni luce dalla linea meridionale degli anni Cinquanta, sia Letizia Leone che  Linguaglossa si sono soffermati sul rapporto tra scrittura e il territorio, individuando la forza di questi Autori nell’aver digerito lo scandalo della storia, quello dell’essere poeta oggi, di non sapere più a chi si rivolga la scrittura poetica.
(a firma A.F. tratto da Per una Carta Poetica del Sud, Manifesto del Poest-Meridionalismo su L’Ombra delle Parole Rivista, aprile 2015)

Collage (Poesia fatta di stracci), di Gino Rago

Non c’è niente di più opaco
della trasparenza totale.
Il corpo è colore e odore.
I sospiri delle onde richiamano il vento:
ora sboccio. Una rosa tra le dita.
Prendila.
Mi accorgo solo ora che l’artrite deforma le mani.
Tutto cominciò con una caduta.
Spremere fuori il mistero…
Ti muovi viva nel tuo stesso corpo.
Ma nuvolaglie increspano
le visioni razionali.
(…)

Ritirarsi? Sì.
Ritirarsi
Ma dalle forme consunte del poetico.
E rifarsi un vestito.
(…)

Un abito tutto nuovo di parole
per la festa e per il quotidiano.
Confezionarsi un vestito nuovo
Nell’atelier di stracci. E’ nuova la poesia
fatta con gli stracci.

(agosto 2017)
“Vedi caro Gino Rago,
io che conosco la tua poesia fin dalle prime pubblicazioni degli anni novanta, mi meraviglia, e non poco, constatare come la tua poesia, a contatto con la «nuova ontologia estetica» sia cambiata, ne ha avuto una accelerazione verticale. La tua poesia degli anni novanta scontava il generale immobilismo e il ristagno della poesia del Sud intervenuto dopo il post-ermetismo, diciamo così, dopo Sinisgalli e Lorenzo Calogero. Dopo questi due poeti la poesia del Sud si arresta e fa le veci della poesia del Centro e del Nord, diventa una poesia di un paese coloniale e colonizzato. Fenomeno questo del tutto naturale vista l’arretratezza della economia del Sud dipendente da quella del Nord.”
(G.Linguaglossa, 10 luglio 2017, commento).
La domanda nasce spontanea: allora i poeti – non solo del Sud -“”migliorano”” soltanto appartenendo all’ennesima congrega \ caso letterario \ movimento \ casta \ gruppo di amici \ chiamatelo come ve pare, proposto in nome di qualcosa, che non sappiamo se essere il modernismo o le manie personalistiche di affermazione, da sempre agognato? (e si badi che questo mio dire non è riferito al fare gruppo per scambio-crescita di idee). E per avere un momento di visibilità nella “stagnazione spirituale” in corso è necessario tagliare le pietre della forma voluta per dimostrare che quella forma esiste in natura, come dice il mio amico Flavio Almerighi (di cui riporto sotto un inedito sull’argomento)? Occorre coercizzare tutti i contesti, piegandoli alle proprie idee, per avvalorare qualcosa che si è deciso essere importante e necessaria, gettando alle ortiche tutto quello che non rientra nel cerchio magico per qualcosa, appunto, che se è vera, – e speriamo sia ancora consentito il dubbio – solo il tempo potrà dimostrarlo? Diamine, io se credo in qualcosa non faccio opera di proselitismo, martellamento, demolizione mirata, porta a porta e mistificazione, ma, semplicemente, perseguo in silenzio la mia strada. I cambiamenti non si studiano a tavolino, non si creano “ad arte”, semplicemente accadono, avvengono. E si finisca una buona volta di usare la retorica del nascondersi sotto l’abituccio dismesso della modestia, della noncuranza, del tono basso per non destare scalpore, della finta dimenticanza dell’Ego e del disinteresse per l’argomento stesso per poi glorificarsi a vicenda. Di “scarpari” (nel mio dialetto significa “calzolai”) ne abbiamo sì bisogno, ma di quelli veri, che sappiano prima di cosa ha bisogno ogni piede e poi come si aggiusta una scarpa, tenendo i chiodini a zittirli tra le labbra e martellando solo sulla superficie interessata, non ovunque!
.
E prima che qualche buon massone…ehm buontempone venga a fare storie qui, avvisiamo tutti i “noeauti”, antichi Argonauti che hanno pero il vello, ma non altro – e pure quelli che hanno aperto nuovi blog solo per avere un nickname – oggi persi per altre scialuppe bucate, che questo articolo, che tratta per la prima e ultima volta di NOE in questa sede, non ha nessun fine celebrativo, né pubblicitario per nessuno, né tanto meno è un attacco personale; qui non ci contrapponiamo a nulla e a nessuno, ma cerchiamo soltanto di esprimere il nostro dissenso verso qualcosa che secondo noi sta creando qualche danno alla Poesia, supportata da una voce che sfrutta la sua storia letteraria e che oggi abbraccia quei modi di fare da anni contrastati. Con buona pace di sciamani, sufi, sofisti, musicisti, trapezisti, analisti, qualsivoglia ‘isti e disquisizioni psico-socio-filosofico-antropo/logiche e illogiche e di tutto quello che Poesia non è.
Prendete e leggetene tutto, come un semplice confronto di fatti e persone.
Ai posteri l’ardua sentenza e ai postumi del caldo, il resto. Io, intanto, speriamo che me la cavo. Buona Poesia con la maiuscola, si spera, a tutti! (AnGre)
.
.
balliamo un surf senza futuro, di Flavio Almerighi
.
la bocca automatica
ha mangiato il dime
non vuole risputarlo,
forse non per vendetta
decisero la riduzione
a due sole scuole di pensiero
.
c’era chi il metro
era novanta centimetri
chi uno e dieci, è giusto ci sia
un po’ di finta opposizione.
.
I parolai sparlarono,
le comari strepitarono,
fu una corsa interminabile,
anche adesso sotto le finestre,
tutti a rincalzare coperte,
cantare ninne nanne,
ungere culi,
in cerca di prove indubbie
sul vero metro,
.
valutare, svalutare:
una troia fu sollevata
in men che non si dica
dalla stalla alle stelle
venne fatta santa,
.
il lontano cugino Paolo,
ohimè è un po’ sordo,
comprò in ferramenta
un metro da cento
e, come monito,
fu appeso per i piedi
finì che ci trovammo tutti
come i sindacati,
.
pieni di burocrati e pensionati
balliamo un surf senza futuro
(In apertura: Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci: esempio italiano di Pop Art. Il termine “Pop Art” indica un movimento artistico d’avanguardia sviluppatosi intorno al 1955 parallelamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America, come reazione alla pittura degli Espressionisti Astratti. Arte che, dietro immagini apparentemente grottesche, lasciava intuire le contraddizioni dell’Uomo moderno, vittima della società; un’arte di massa, i cui quadri spesso erano riproduzioni in serie di oggetti su tela o in scultura sempre, però, icone sociali, oggetti, appunto, e materiali  del quotidiano elevati a manifestazione artistica. La Pop Art, ebbe il ruolo di mettere in evidenza sfrontatamente la mercificazione dell’Uomo, l’ossessivo martellamento mediatico e il consumismo eletto a sistema di vita, fondando la propria comprensibilità su soggetti noti e riconoscibili.)
.
.
Annunci

15 thoughts on “Tu non conosci il Sud: spunti di riflessione da Lorenzo Calogero alla poesia odierna

  1. Mi rendo conto solo ora che ieri era San Lorenzo… Dunque l’onomastico di Calogero e la notte delle stelle cadenti. Di fatto, questa condivisione, escludendo il poeta di Melicuccà, di stelle cadenti o, meglio, in caduta libera, tratta…nulla di polemico, né di pubblicitario, solo una presa di posizione derivata da un atto di ritrattazione su quanto detto sui poeti del Sud, soltanto due anni fa. Non potevo tacere 😉 ma lo farò comunque. Infatti ho evitato anche le ordinarie condivisioni, perché non ne vale la pena, fare pubblicità a queste cose. Ma il silenzio di tanti è più preoccupante di tanto altro.

  2. Leggevo ieri il commento di Linguaglossa alle due poesie di Sinisgalli postate sulla sua rivista, da lui giudicate manierate e piene di luoghi comuni, al punto che il critico ontologico, alla luce della novità estetica di cui è portatore, ha lamentato la scelta di Sinisgalli di scrivere poesia piuttosto che fare lo scienziato. Trovo imbarazzante questo modo di fare critica, ammesso la si possa ritenere tale: estrapolare forma e pensiero dal contesto sociale e interiore e intervenire colpendo, staffilando al cuore, ignorando la complessità della ricerca, soffermandosi su dettagli pressoché insignificanti. Questa non è critica, è un sistema di costruzione del proprio consenso ai danni degli altri. Occorre diffondere intelligenza e passione, scavare, non limitarsi a evidenziare dettagli per demolire edifici teorici o artistici, la cui profonda bellezza si ignora e si pretende demolire. Occorre combattere superficialità e presunzione. In questo senso acquista ancora più grande valore
    il ricordo di Lorenzo Calogero. Grazie.

    1. grazie Claudio per la lettura.
      L’elemento, come dire, scatenante la cascata di reazioni è stato appunto Lorenzo Calogero, tirato in ballo, come elemento di stupore dal cilindro del prestigiatore, e trattato in termini utilitaristici soltanto per innalzare un altro scrittore di versi calabrese che, secondo me, dovrebbe semplicemente credere di più in se stesso senza elemosinare nulla da nessuno e, soprattutto, dovrebbe nella evoluzione della sua scrittura non perdere quel senso così importante di appartenenza territoriale – e si badi non mi sto riferendo al mero campanilismo o al criticato regionalismo, che non mi appartengono nemmeno nel pensiero – che di fatto determina l’elemento di originalità pure cantato in termini positivi riguardo il medesimo autore (di cui ho riportato due testi pre e post ‘noe’) dal medesimo critico soltanto due anni fa.
      Quello che dovrebbe indignare è la virata brusca di opinione, il piegamento di ogni e qualsivoglia argomento al proprio conto. Se una persona crede in qualcosa o in qualcuno non può cambiare idea come cambia il vento d’alta montagna. Questo proprio non è onesto.

      1. Il problema, come scrive Flavio, è che non c’è più coerenza, soprattutto non si riesce a costruire un confronto dialettico. L’importante è, credo, farsi sentire, intervenire laddove si scrivono cose approssimative o false. È un dovere.

  3. E sempre come dice Flavio, l’importante è pure non fare pubblicità a questi, che colgono anche le briciole per battere sempre sullo stesso chiodo!
    A guardare la questione dall’esterno, caro Claudio, mi verrebbe da dire che il senso di opportunismo, la mancata coerenza, il clientelismo, la mercificazione dell’onestà intellettuale sono tutti aspetti che definiscono benissimo l’epoca che viviamo. La discrepanza sta nel fatto che i realizzatori di cotanta grandezza letteraria sono di fatto uomini e donne di generazioni che dovrebbero insegnare a noi più giovani ad evitare come la peste quanto sopra detto e vivere anche la Poesia con quella lealtà che, però – e qui cadono stelle e non solo – inevitabilmente porta ad essere emarginati dalla larga parte della società che, invece, sembra il punto di arrivo di costoro. Costoro cercano solo un posto nella società letteraria; posto che il tempo non ha dato loro, forse semplicemente perché non erano ‘ste cime che oggi vogliono propinarci…

  4. Il blog l’Ombra delle Parole ha a mio avviso perduto ogni credibilità. Io non ho niente contro di loro, e non rinnego di averne fatto parte quando credevo fosse un luogo di libertà. Ora ha preso un’altra piega ed è diventato un luogo di manipolazioni e opportunismi dove per esaltare un Gino Rago qualsiasi si prende a calci un poeta del calibro di Lorenzo Calogero oltre a scrivere frasi davvero infelici e dettate da ignoranza profonda sul Mezzogiorno d’Italia. Dove anche un Alfredo De Palchi, il cui valore è conclamato, serve ogni tanto giusto per essere portato in processione durante i numerosi Corpus Domini che da quelle parti accadono. Continuare a parlarne è affibbiare a questa persone di cui tutto il web ride, una patente di credibilità che si sono giocati e hanno persa.

    1. Ma noi non parliamo di costoro, bensì mettiamo in chiaro le nostre posizioni sulla poesia e sulla società letteraria, carissimo Flavio 😉

      * * *

      “Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.”

      Ben Herbster

  5. come puoi dirti poeta

    Come puoi così putrido
    dirti poeta, sollevando
    il fiero sguardo dallo stagno
    della nazione di soli villaggi
    minuziosamente diversi,
    annusare massoni e principi
    con quelle assurde braghe,
    mentre ragazze, pesche pensose
    si attardano con filastrocche
    e pensieri in rima
    sull’argine di San Lorenzo,
    come puoi non sentire
    il lascito di limpidezza sgombra
    in ogni parola
    solo che ne avessi,
    ma tu pezzente mormori,
    crei domande non dai risposte
    sollevando bene i piedi
    per non inzaccherare coscienza
    e scarpe, come puoi
    dirti poeta, battezzare
    divagare, leggere l’ora?

    1. ma Flavio, grazie per questo gradito inedito inatteso!!!!!!!!!!!

      Fermo restando che concordiamo tutti sull’ignorare costoro (e così già faccio e farò, così faremo), io, poi, domani, non vorrei sentirmi dire da nessuno “Eh, tu c’eri e non hai detto nulla su quanto stavano facendo ai danni della poesia del tuo tempo”. Una traccia, una traccia del non essere d’accordo con questi e su quanto stanno mistificando deve essere lasciata.
      Quando feriscono qualcuno che amo (in questo caso la Poesia e la Poesia del mio Sud), io mordo.
      Il silenzio non è una posizione definita, chiara, netta, mai.

    2. già, si può accettare d’essere “poeta”
      senza affrontare il viso aperto
      e il mare, fermi al proprio comodo,
      alle mani di Pilato, alla Rita
      invocata nei casi disperati?

      Fugge il tempo e rimane la paura;
      le sirene di dentro non zittiscono.
      Oggi si è poeti per poco,
      per rapporti mercenari, che tornano
      laddove Eràto era diventata minima
      ed ora è un campo di crisantemi
      (in senso occidentale, s’intenda)
      per le varie invettive e licenze.

      20, 30, 40, 50 e poi?
      Poi ci sarai anche tu, tra gli anni
      che male dici per ingraziarti Pier Paolo,
      che non può rispondere,
      ma le generazioni alla fine
      s’assomigliano. Anche la tua.
      Non si compra tutto, caro poeta,
      ed una maiuscola costa cara.

      Non tutte le belle facce si vendono
      per una tirata filosofica o un santino
      verdebile da affiggere post vitae;
      alcune non le zittisci con promesse buone
      per farci la cenere prima di Pasqua.
      Come ci si può far chiamare “poeta”?
      Rose, scarpe ed alberi attendono
      guinzaglio alla mano
      argilla a ricordare da dove veniamo,
      aule seminude a sentenziare
      sul nuovo tutto ancora da definire.

      Guardalo bene il tramonto
      di questo occidente
      perso in uno scafo
      di parole bucate.

      A Sud la luce non ha ombre.

      (12 \ 8 \’17)

      Chi ha orecchi per intendere, intenda
      e poi vada a riferire scodinzolando.
      Briciole e biscottini secchi, la ricompensa ambita.

    3. In questi versi di Almerighi riportati in commento leggo una condivisa, anche da me, presa di posizione dell’autore nei confronti della figura del “poeta”. E l’incipit – mi si passi il termine riferito alla poesia – mi sembra la chiave di lettura più precisa: “Come puoi […] \ dirti poeta”. Incipit prontissimo ad aprire il dibattito su tutta quella schiera di persone che si autoproclamano qualcuno o qualcosa, laddove, – ed il commento del sig.Adeodato conferma – invece, dovrebbe giungere dall’esterno, e soprattutto esente da clientelismi vari, questo essere definiti \ chiamati poeta (anche se personalmente credo che alla fine sia più una condanna che una gloria sentirsi chiamare poeta, ma non è il caso di dilungarsi su questo) tant’è che spesso Almerighi stesso viene definito da altri “poeta”, ma lui stesso non mi sembra si sia mai definito tale. Ecco, quindi, lo scoglio: poeta è colui che materialmente scrive in versi, senza dubbi, ma nella realtà dei fatti poeta è una figura complessa – spesso confusa col personaggio che tanti si cuciono addosso con vari espedienti, dal nickname al tacere in pubblico, dal preferire argomenti che attraggono i lettori-mosca al non mostrarsi, dall’atteggiamento minimalista all’egopatia brada – che spesso non si è in grado di vedere con obiettività e che si tenta in tutte le maniere di collocare, definire, circoscrivere, ingabbiare in qualche recinto.
      Questi versi di Flavio lasciano scoperti nervi e destinatari degli stessi nel modo di fare schietto e diretto tipico della sua poesia. Rinnovo i complimenti a Flavio anche per questa poesia e mi piace riportare una frase estratta da L’invenzione della poesia di J.L.Borges, che ridimensiona in poco spazio tanti e tanto: “Come fece notare Rubén Darío, in letteratura nessuno è Adamo”.

  6. Si fanno troppe parole sulla poesia, so solo che le poetiche non insufflano le poesie ma ne sono insufflate. E poi questo nord, sud, ecc., e il vittimismo, ecc., non se ne può più. E si dice che il poeta non ha patria. Va beh. Comunque io, nato casualmente al Nord, da ragazzo ho amato le poesie di Quasimodo e di Alfonso Gatto, tanto per dirne due noti non propriamente miei conterranei. Restiamo legati al gusto personale: a me Sinisgalli non dice nulla; sarà colpa sua o mia, non importa; posso indagare, cambiare opinione, trovare alla fine straordinaria la sua opera, non importa lo stesso, perché non importa ciò che io penso. Come dice giustamente Borghi, per quanto ci si applichi al testo di un altro si ignora cosa ci sia dietro ad una creazione. Quindi ci vuole rispetto comunque verso un testo, perché potremmo anche non avere gli strumenti giusti o la sensibilità giusta per capire almeno la sua importanza, se non la sua cosiddetta bellezza. E alla fine, alla mia età, non vorrei più perdere tempo dietro a queste stupidaggini. Leggiamo, scriviamo, pubblichiamo, arrovelliamoci pure ma su cose serie, non sulla presunta importanza di uno scrittore contemporaneo o di una teoria letteraria in cerca di adepti. Là fuori c’è un mondo che va strigliato a dovere, così come dobbiamo quotidianamente strigliare noi stessi, perché purtroppo anche di poeti che presentano grandi crepe tra il loro dire e il loro fare ce ne sono fin troppi.

    1. La distinzione territoriale, secondo me, serve ad indicare una appartenenza, una identità, che non tutti avvertono e non deve essere considerato un difetto per chi, invece, la avverte.
      Quando parliamo di Manzoni parliamo di Milano; orbene, parimenti, quando parliamo di Bodini parliamo di Salento e così Calogero è calabrese. Apprenderemo la lezione di ogni maestro di ogni parte del mondo, ma inietteremo in essa elementi che ci caratterizzano. In questo il poeta non ha Patria, ma ha identità.
      I gusti sono altro, dal discorso di appartenenza che non sono stata capace di far emergere, come avrei voluto. Il luogo d’origine che piaccia o no, influenzerà sempre il poeta e gli conferirà delle caratteristiche precise; facciamo un esempio pratico pratico: il Pinot allevato dalle tue parti darà un vino con caratteristiche differenti dal vino ottenuto dal medesimo vitigno allevato qui a Manduria; quindi, mi sta bene abbattere ogni distinzione nord-sud-ovest-est, senza però perdere le radici, le specificità conferite a ciascuno di noi anche dalla terra che ci vede crescere come persone.
      Cambiare opinione è sempre lecito, Roberto, ci mancherebbe, purché la mutazione non vada a ledere nessuno, sia chiaro, in virtù di quel rispetto che anche tu richiami nel tuo commento.
      Poi, che questa pagina odierna sia stata una perdita di tempo, non direi, anzi! Purtroppo tutti ci siamo fermati nei commenti (e pure in mail) a quello che ho cercato di tenere bene a freno, parlando in generale di alcuni modi di fare tipici di ogni casta letteraria, senza specificare troppo, dato che l’elemento cardine dell’articolo è e rimane Lorenzo Calogero, riproposto più volte sul Sasso.
      Mi dispiace soltanto che come al solito la passione venga scambiata per altro. Addirittura vittimismo, dai! Ma da buona terrona sono abituata ai luoghi comuni e sorrido, ringraziando, soprattutto per l’intervento, te che sei piemontese 😉

  7. Non accusavo te di vittimismo, ci mancherebbe, mi riferivo al vittimismo delle presunte minoranze. E le “troppe parole” sulla poesia sono quelle dei poeti che costruiscono i loro testi a tavolino in base a dei criteri, quindi strizzando l’occhio al proprio manierismo. E sai, ho in uggia le scuole di scrittura, quindi puoi ben capire che condivido certe posizioni apparse sulla tua pagina. Per il resto, forse anche su Calogero si stava sbagliando a non considerarlo e si sbaglia a considerarlo troppo, magari a discapito di altri. Non abbiamo, nel migliore dei casi, che un criterio di valutazione personale. E non importa che il vino sia del nord o del sud quando lo si apprezza, poi certamente se si comincia a valutarne le caratteristiche e a inquadrare le cause che lo determinano si va ad indagare nel territorio di produzione. Ma dopo, per comprendere e chiarire. Questo intendevo, non nego l’appartenenza, ma entra in gioco in un secondo momento, diciamo gnoseologico.

    1. Grazie di cuore per la delucidazione, Roberto, anche perché nel mio non saper mentire ti dico che non l’avevo preso benissimo quel tuo commento, per cattiva comprensione appunto. Ora sono più lieta e pronta ad accettare tutti i consigli che i tuoi graditissimi interventi elargiscono. E, alla fine pure un buon bicchiere di vino ci sta 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...