letture amArgine: Giorni iblei, inedito di Angela Greco dal blog di Flavio Almerighi

Tratto da “amArgine”, 13 settembre 2017

Poemetto, micro poema poco importa incasellare. La scrittura di Angela Greco qui è ricca, esaustiva, evita però un’eccessiva ricchezza/lunghezza nel verso, assume fascino e musica. Giorni Iblei è resoconto di un viaggio estivo in Sicilia, una breve vacanza. Il caldo, i fuochi, le bellezze asperrime della zona iblea della Sicilia, filtrati dallo sguardo dell’autrice, sempre attento e minuzioso nel registrare e renderli poesia. D’altronde se la creatività non passasse per lo sguardo, per la persona che c’è dietro quello sguardo, avremmo prodotti e non opere d’arte. Invito alla lettura di questo pezzo, alle sue assonanze ai suoi versi forti, bello da leggere perché privo di rami secchi e binari morti. Angela Greco ha scelto versi molto forti e suggestivi a ogni apertura di strofa, sì che la lettura ne sia affascinata ma anche consapevole. Penso che la poesia tragga ristoro, perché a suo modo questo è contribuire al rinnovamento della scrittura. (Flavio Almerighi)

Giorni iblei – inedito di Angela Greco (agosto 2017)

Una civetta sorvola il risveglio. Poche auto
dietro il vetro; un’altra epoca spunta con il sole
dalla pietra. Voci dalla finestrella appena aperta
insinuano all’orecchio assenze e dissonanze.
Travi a vista sulla distanza e cali fisiologici a picco
sull’involontaria meridiana; l’ombra azzerata ride
del silenzio dietro deflettori verdi appena inclinati.
La balaustra riga strada e buste della spesa; sali,
abbiamo tempo per disinfettare l’abitudine. Rimane
poco altro che attendere, l’ibisco e i suoi petali bianchi.

Ogni casa ha morti affissi al muro esterno.
Il ponte taglia l’occhio in diagonale; si procede
paralleli al fiume in secca. Sul fianco destro il livido
dell’ultimo ricovero apre occhi sulla collina
arsa d’agosto. Abitiamo pendii di erbe lasciati al caso
di un impietoso solleone. Raglia un’apertura sulla strada;
un ulivo àncora la terra alla resa ed anche una cicala
attende la sorte alle tre del pomeriggio.
Il primo piano è in vendita sorretto da bocche che beffano
l’occhio muto della nobiltà rimasta a guardia delle cadute.

Il sole barocca l’afa; al giro intagliato sulla porta
fa eco una lontananza di treno verso nord-est.
L’anziano dirimpettaio ha bastone e cappello bianco
per la spesa mattutina. Sulla tegola in bilico tubano
un nido ed un carrubo. La luce acceca. Entriamo,
abbiamo angoli di buio ancora da dirci. La notte s’appella
al grillo e all’ultima stella di un agosto insopportabile.
La crepa sta al muro e l’occhio alla lontananza; nell’assenza
di pioggia si scongiurano sterilità peggiori. Muretti a secco
giacciono su seni mietuti. Non c’è ombra qui e la strada
è segnata solo da un numero. L’indicazione malmessa
evoca denti che mordono il passo perso in questo posto.

La notte iblea ha occhi di pianura lontana dal mare.
Fuori accade anche che si possa sopravvivere. L’angolo
di luce investe un ponte dai molti salti; un fiume
che sale a sud e ingoia la terra, ci accomuna e
restituisce trasparenze che la tua bocca sa. Il mattino,
poi, è nuovo amplesso. Assottiglia occhi e respiro
il vento; scompagina pomeriggi, squaderna l’ora del tè.
Assenze ruminano. Non si fuma qui; il respiro è
impegnato nella tua direzione. Sciolti i nodi
siamo tempeste in formazione in attesa della pioggia.
La via è punteggiata da piccoli cimiteri; brevi soste
tra roghi di mandorlo e agosto. Il tempo di un fiore.
Appassiremo alla prossima stazione pronta di Veronica
a tergere sudore e strada. Ci affianca il mare
fino al ritorno.

*

L’indole del cantastorie mi deriva dal sangue provenzale di mia mamma e dalla sempreviva voglia di essere qui e altrove al contempo… Giorni iblei è nato attraversando con 44 gradi secchi, alle tre del pomeriggio, la bellezza selvaggia delle valli della provincia di Ragusa, nell’agosto appena trascorso: un luogo di pietre e spazi senza limiti per lo sguardo e ricchissimo di dettagli precisi, netti, come nette e chiare erano persino le ombre, nel sole assurdo e magnetico del Mezzogiorno che mi appartiene, a cui appartengo senza riserve. (AnGre)

In apertura: Ragusa, panorama della valle con Ibla sulla destra – ph.AnGre

3 pensieri su “letture amArgine: Giorni iblei, inedito di Angela Greco dal blog di Flavio Almerighi

  1. Belli e affascinanti come sempre! Questi versi iblei conducono in un viaggio caldo come la terra che li ha ispirati e sanno di terra, di fuoco, d’amore e di selvaggio tempo accordato alla bellezza dei luoghi.
    Grazie a te un bel risveglio stamattina nel leggerli….. 🙂

  2. Luigi Paraboschi, da Facebook:
    “ho letto i versi di viaggio, e riconosco che il taglio della scrittura è quasi giornalistico ( proprio come piace a me la poesia ), le faccio i complimenti per la sua capacità di vedere. Ma da buona poetessa lei è anche abile cesellatrice di immagini di altissimo livello. Complimenti”

    Claudio Borghi, tramite mail:
    “Ho letto il testo, è interessante la fitta trama percettiva-esistenziale, ci ho sentito echi campaniani, in uno stile comunque personale e vivo.
    Ti stai muovendo nell’ottica di un continuo divenire interiore, sei in fase di mutazione caleidoscopica, quasi imprevedibile, forse anche a te stessa.
    E tutto mi sembra davvero positivo.”

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