Giovanni Raboni, due poesie da Barlumi di storia

da Barlumi di Storia (2002, Mondadori) di Giovanni Raboni

*

Vivi, io e te, per quanto? Non facciamola,
non ha senso questa domanda. Vivi
finché è stasera, fino a quando
continua sullo schermo la partita
e ancora si può sperare che uno
dei nostri, magari in extremis,
magari nei minuti di recupero,
riesca a segnare. Non c’è tempo
che non sia questo tempo
qui dove siamo, nella casa
che è la tua casa e che ogni tanto
la domenica sera
diventa anche la mia casa,
in questo labirinto
di secondi dove tu mi precedi
dei soliti quattro anni e cinque mesi
che una volta davano le vertigini
(tu un ragazzo e io un bambino
tu un padre e io ancora un figlio)
e adesso non sono più niente
meno della durata di un’azione
meno del tempo che ci vuole
a un mediano di spinta
per raggiungere l’area di rigore.

(a mio fratello nell’ultimo inverno)

§

*

Quando in un punto del suo giro
un tram che viaggia in senso orario
sfiora per un istante uno di quelli
che viaggiano in senso antiorario
anche a noi passeggeri
dalle opposte destinazioni
càpita qualche volta di sfiorarci
con brevi occhiate da cui sbucano
malinconia e stanchezza
e un’ombra, solo un’ombra di pietà
simili a quelle che si scambiano
chi entra al Pini o in via Pace e chi ne esce
per pratiche attinenti
alla propria o all’altrui sopravvivenza.

.

Dello stesso Autore in questo blog:

Canzonette mortali,

Due poesie,

Versi da Berceuse

Immagine d’apertura: opera di Yves Klein

2 pensieri su “Giovanni Raboni, due poesie da Barlumi di storia

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