Jean-Michel Basquiat, Riding with Death – la graffiante esistenza di una icona dell’arte

Jean-Michel Basquiat, Riding with Death, 1988

acrilici e pastelli su tela, cm 289.5 x 249 cm – collezione privata (immagine dal web)

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Riding with death, è un’opera enigmatica e di grande impatto, in cui è rappresentato un binomio (per rimanere in ambito equestre) formato da un essere dalle vaghe fattezze umane, in cui si riconoscono anche i segni più tipici che hanno caratterizzato il lavoro del suo autore, e dalla morte, rappresentata da un teschio sghignazzante posto alla sommità di una figura ancor più inquietante, un cavallo ridotto alle sole ossa; due segni-simboli-immagini appena evidenziati, in uno sfondo anonimo e vuoto, dove tre colori bastano a mettere in scena, sulla tela, una evocativa e toccante cavalcata con la morte, una percorso verso una deriva da cui lo stesso artista non si è salvato.

A guardarlo bene, oltrepassando il senso di smarrimento a cui l’opera conduce l’osservatore, il dipinto ripropone le fattezze classiche di alcuni monumenti equestri e per la precisione il cavallo è riprodotto in un passo da scuola, ricordando che l’arte equestre nacque per la guerra, e il cavaliere sembra quasi mostrare una lancia pronto ad avanzare su un campo di battaglia. Nello specifico, ripropone le fattezze di due studi di Leonardo da Vinci, come si evince dalle immagini laterali, (il quale compì approfonditi studi sulla morfologia equina, di cui si fa cenno anche in un articolo in questo blog): nell’immagine piccola a destra si ritrova la forma e il passo del cavallo, mentre in quella azzurra a destra, si vedono la posizione del cavaliere con la gamba piegata e la lancia, a dimostrazione che l’arte di Basquiat, che a prima vista potrebbe sembrare improvvisata e in un certo senso anche “facile”, in realtà ha rimandi – quindi studi – ad una conoscenza delle scuole e dall’arte classica  (by Angela Greco).

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Jean-Michel Basquiat (Brooklyn, New York, 22 dicembre 1960 – New York, 12 agosto 1988) è stato un writer e pittore statunitense. È stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte. Basquiat inizia a manifestare interesse per il disegno fin da quattro anni, ispirato dai cartoni animati televisivi. Un amore per l’arte trasmessogli dalla madre, la quale lo accompagna spesso al Brooklyn Museum, al Metropolitan Museum ed al Museum of Modern Art di New York.

Nel 1968 viene investito da un’autovettura e gravi lesioni interne obbligano i medici all’asportazione della milza. Durante il mese di degenza al King’s County, la madre gli regala il testo di anatomia Gray’s Anatomy di Henry Gray, che lo influenzerà molto: nelle sue opere riporterà poi molti elementi anatomici. All’età di 11 anni era capace di parlare, leggere e scrivere in francese e spagnolo. Nel 1975 scappa di casa e va a dormire su una panchina pubblica: arrestato per vagabondaggio, l’anno seguente inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan, per ragazzi dotati a cui non si addice il tradizionale metodo didattico. È lì che nel 1977, a 17 anni, stringe amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista che operava sui muri della Jacob Riis, a Manhattan.

Insieme all’amico, Basquiat acquista piena consapevolezza della propria vocazione artistica. I due iniziano a fare uso di droghe; uniscono le loro capacità iniziando a produrre graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO, acronimo di “Same Old Shit” (“solita vecchia merda”), propagandando con bomboletta spray e pennarello indelebile idee ermetiche, rivoluzionarie ed a volte insensate. All’inizio del 1980, dopo la rottura del sodalizio con Al Diaz, Basquiat scriverà nelle vie del centro della città “SAMO© IS DEAD”. In seguito non utilizzerà mai più il nome ‘SAMO’. Nel 1978 lascia gli studi alla City-as-School, ritenendoli inutili, ed abbandona la casa del padre, guadagnandosi da vivere vendendo delle cartoline da lui decorate. Sarà proprio il tentativo di vendere una delle sue cartoline che cambierà il corso della sua vita: entrato in un ristorante di SoHo, Basquiat avvicina Henry Geldzahler ed Andy Warhol il quale comprerà alcune delle sue opere. Passeranno però alcuni anni prima che Jean-Michel riesca ad entrare nella “Factory” del re della Pop art; nel frattempo diventa cliente fisso dei due club più esclusivi nella scena socio-culturale di New York, frequentati anche dallo stesso Warhol, da Madonna (con la quale avrà una relazione di alcuni mesi) e da Keith Haring, con il quale stringerà un’amicizia che durerà fino alla morte. La prima mostra personale di Jean-Michel avviene nel maggio del 1981 a Modena; si tratta della prima personale di Basquiat e della prima mostra europea, che viene però accolta negativamente e con sarcasmo dai critici e collezionisti locali. Quasi un anno dopo, nel marzo del 1982 riscuote grande apprezzamento da parte di pubblico e critica nella personale di New York. Nel 1983 stringe una forte amicizia con Andy Warhol, il quale lo aiuta a sfondare nel mondo dell’arte come fenomeno mondiale emergente.

I dipinti di Jean-Michel erano caratterizzati da immagini rozze, infantili, facendo riferimento alla Art Brut di Jean Dubuffet. L’elemento che però contraddistingue l’arte di Basquiat è essenzialmente l’utilizzo delle parole, inserite nei suoi dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo, cancellate, a volte anche per attrarre l’attenzione dello spettatore. Nel 1984, insieme ad Andy Warhol e a Francesco Clemente, inizia una serie di collaborazioni, di dipinti a “sei mani” commissionati da Bruno Bischofberger. A scopo artistico personale dipinge un altro ciclo di opere insieme al solo Warhol, eseguendo oltre cento quadri, nei quali è riconoscibile l’apporto di entrambi, e allestendo una mostra comune il cui manifesto presenta in maniera eloquente i due artisti come protagonisti di un incontro di boxe. La boxe era per Basquiat un modo di vivere, e paragonava spesso l’arte ad un ring su cui combattere. Proprio nel settembre il New York Times definisce Basquiat “la mascotte di Warhol”: questo fatto, unito all’eccesso nell’uso delle droghe e alla sua progressiva tossicodipendenza da eroina che Warhol non riesce ad arrestare, porta Basquiat a soffrire di frequenti disturbi psichici.

Nel 1985 oramai è schiavo della droga nonostante molti dei suoi amici, vittime dei suoi attacchi paranoici, tentino di aiutarlo a disintossicarsi. Basquiat appare sulla copertina del New York Times con il titolo “New Art, New Money: The Marketing of an American Artist”; nel 1986 si interrompono i rapporti con il suo agente commerciale newyorkese; il pubblico ed i critici iniziano ormai a non accettare più i suoi lavori con l’entusiasmo di un tempo e nel 1987, con la morte di Warhol, entra in una violenta fase di tossicodipendenza: il suo forte attaccamento al re della Pop Art, che aveva manifestato fino alla fine, lo conduce all’abuso di eroina per superare il trauma. Basquiat espone ancora a New York nella galleria del cugino di Tony Shafrazi, Vrej Baghoomian, il suo ultimo mercante; poi inizia un tentativo di disintossicazione che non porterà mai a termine: muore il 12 agosto del 1988, a ventisette anni, per una grave overdose di eroina. (tratto ed adattato da Wikipedia – immagini dal web)

 

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