Nadia Campana, tre poesie

Nadia Campana, tre poesie da Verso la mente (Crocetti, 1990)

I gelsomini dell’azzurro
fioriscono per vendetta
sfigurando l’ombra spettrale
che risucchia gridando il giorno, le sue qualità in forme
spaurite e pure sotto il rombo dell’aereo
sotto il meridiano
chissadove in un’ampolla
moltitudine di elitre
si calcolano:
mi pensa la rosa che è chiusa
stretta mi attende tranquilla la tana
che scava rintocchi intorno
alla bocca del pozzo premendo le sponde
nel fosso chissà cosa ritrovo.

*

Noi, la lunga pianura immaginaria
ci inghiotte come sacramenti della notte
Sei stato una quantità esatta
nella pioggia che afferra i visi
Ma adesso in ogni angolo della stanza
aspetteremo fuori dall’esplosione
un legno che io, qui,
ho costruito (lasciami fare)
prodigi scelti dal caso, pioppeti da percorrere!
Il tenero è nel mezzo e nell’interno
umiltà di una porta
ascoltando treni, a un passo, come
una febbre nel ricordo esattamente
Guarda il campo
è così calmo, smisurato, stamattina.

*

Si siede apre la sua pelle svela il suo cuore si cosparge di
profumo e riempie la stanza. Casi imbevuta di psiche
femminile non aspetta niente nessuno lentamente il
sonno vivo isterico e tenero preciso e leale si impossessa di
lei sottile e tenace. Immaginare è il suo lusso è
uno strumento ora una cassa di risonanza in cui tutti de-
stano i loro echi e trovano i loro accordi. È tenuta assai
per matta perché si chiude troppo in casa parla male di se
stessa ma non devi crederle. questi saluti quell’unico sor-
riso dà il benvenuto va e viene dal panico teme spesso di
precipitare nelle insidie del coraggio tirata ai quattro an-
goli pronta un cavallo senza briglie soddisfatto ai quattro
venti una vela dei minimi soffi di vento. Appena si sveglia
ride, vede le gemme rumorose sostituisce la forza ai con-
tagi tra il lago e il nulla cede passivamente nel silenzio fe-
dele marina imposizione gioca ritrova improvvisamente il
meccanico l’albergo che fabbrica giocondamente l’amore
chissà quale mondo puro nascerà fuori

.

Nadia Campana è nata a Cesena nel 1954. È autrice di una cinquantina di poesie, raccolte dapprima in saggi e poi, significativamente riviste, nella raccolta postuma Verso la mente, curata da Milo de Angelis e Giovanni Turci. Ha tradotto l’opera di Emily Dickinson nel volume Le stanze di alabastro. Ha composto una serie di saggi dedicati alla letteratura e al tema melancolia, attualmente inediti. Tra questi, vanno ricordati Finendo e Visione postuma (quest’ultimo parzialmente edito nella rivista “Tratti” (dicembre 1986). Nadia Campana è morta a Milano nel 1985.

immagine d’apertura: Ophelia1889 by John William Waterhouse

 

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