Timothy Houghton, tre poesie da The internal distance

Timothy Houghton, tre poesie da The internal distance – selected poems 1989-2012, traduzione di Luigi Fontanella, ed.Mimesis Hebenon 

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Cavalcando indenne

La pioggia era cessata da un’ora
lasciando disegni di luce sulle panchine,
.
facendo balzar fuori alghe verdi
e una gamma di grigi
.
dalle tavole marce. Il lento annuvolarsi
addensava l’aria
.
inghiottendo in una pace crescente la nera corteccia
in legioni di alberi. Quelle panchine –
.
ad angoli insoliti nel percorso, sfiancate
da anni di schiene
.
e gambe allungate –
complici con il bosco
.
a ricordarmi di una stanza
con enormi portefinestre
.
dove il nero tavolo da pranzo
e le nere sedie
.
erano più alti di me.Sotto
combattevo con i miei fratelli
.
in mezzo a trolls
e cavalieri con armature d’epoca,
.
brandendo le armi, cavalcando indenne
tra alberi crivellati di colpi.
da Cavalcando indenne (1998)

*

Insolazione

Era preso dalla naturalezza del dolore
come lo covava
.
attraverso tessuti e ramificazioni
di nervi – solo un po’ sorpreso
.
che una mappa fisica disegnata da radiazioni
sembrasse complementare
.
una componente mentale di tutta la vita. La crudezza
della bruciatura fa riaffiorare
.
certe immagini – l’erba illividita,per esempio,
dopo una pioggia estenuante,
.
dove olio sgocciolato anni prima da un tagliaerba,
trasudava in superficie,
.
in macchia rotonda. Bandiere di inchiostro blu
abbozzi di obiettivi, segreti
.
recessi – dall’inguine al collo –
che non si attenuano per giorni. Per una vita
.
ha avuto paura, è bastato un minuto
a portarlo qui. Fioriscono
.
sorrisi benevoli al di sopra del lettino
e consapevoli.
.
Cadono su di lui, come pesi.
da Lampada ingabbiata (2005)

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Timothy Hougton, da Ponti innalzati (1989)

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Dall’introduzione di Luigi Fontanella – Nativo di Dayton (Ohio), Timothy Houghton si è formato culturalmente presso l’università di Denver, Colorado, ottenendo numerosi riconoscimenti e borse di studio tra cui la prestigiosa MacDowell. Timothy vive attualmente nel Maryland con sua moglie e due figli, e insegna “Creative Writing” presso la Loyola University. La sua poesia si caratterizza immediatamente per un tono complessivamente riflessivo, con una straordinaria capacità osservativa, diciamo pure un’attenzione capillare verso la realtà (benché sia spesso “indecifrabile”), dalla quale trarre segni e indicazioni sul senso o sui sensi ad essa profondamente sottesi.

In questa storia di anamnesi, ch’è prima di tutto introspettiva, un ruolo fondamentale giocano gli affetti familiari (in primis la figura del padre, spesso ricorrente per lampi e improvvise epifanie) ri-percepiti o ri-evocati come presenze che hanno lasciato e ancora lasciano segni duraturi, indelebili, sui quali e con i quali confrontare i propri passi. Due versi fortemente suggestivi recitano così: «I morti che ho amato / Costruiscono la loro casa». Dunque, la memoria: fonte attiva d’ispirazione; da un lato fonte d’indagine e di rivisitazione della quotidianità e, dall’altro, come dimensione autoanalitica. Ed è sempre questa memoria, spesso intrecciata con l’immaginazione, che permette a Houghton di scandagliare il coacervo della realtà in cui egli si muove, le sue contraddizioni, la sua storia, le sue insensatezze («È sempre tardi quando le cose accadono… / nuove tubature / strappano le radici, s’incrociano con i pozzi»).

L’innata capacità osservativa di Houghton si è andata arricchendo, nelle raccolte più recenti, di striature oniriche; forti squarci visionari che possono scaturire dal rimbalzo visivo di un oggetto o di una situazione che richiama subito un’altra (si legga, a tal proposito, la bella poesia Their Laughter). Squarci e segni che vanno oltre l’immediata percezione dei sensi. Significativamente, nella poesia Perseid, dirà: «I segni sono chiari stasera, decisamente, / non adducono pretesti – / possiamo andare oltre a ciò che siamo». Da qui, infine, una certa dilatazione dello scrutare di Houghton fino a raggiungere, in certi componimenti, come degli straripamenti epici, benché esplorati sempre con una disposizione intimista, perfino vagamente crepuscolare, densa, tuttavia, di aperture, contaminazioni e oniriche meditazioni alla Sergio Leone, l’indimenticato regista di C’era una volta il Woest, del resto, puntualmente evocato da Houghton nella sua più recente raccolta (The Height in Between).

Timothy Houghton è nato a Dayton, Ohio, USA. I suoi precedenti libri sono High Bridges (Stride Press, England, 1939) e Below Two Skies (1993), Riding Untouched (1998), Drop Light (2005), The Height in Between (2012), tutti editi da Orchises Press. Ha pubblicato su numerose riviste internazionali. Insegna letteratura e scrittura alla Loyola University in Maryland dove vive con sua moglie e due bambini. Per trent’anni è stato un avido osservatore di uccelli e per la maggior parte di quel tempo ha condotto escursioni per Audubon e altre organizzazioni.

immagine d’apertura: opera di Edward Hopper, Office in a Small City

3 pensieri su “Timothy Houghton, tre poesie da The internal distance

  1. Un insegnante di scrittura creativa a livello universitario sa come intercettare il lettore e tenerlo inchiodato al suo testo. Leggendo Houghton, infatti, non tradisco stanchezza. Vorrei anche evidenziare l’ironia e il finissimo sarcasmo di questo autore, per me così graditi e gradevoli. – Così scrissi anni fa su un blog bello all’epoca, la prima volta che lessi questo poeta, confermo.

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