Mark Strand, versi da L’uomo che cammina un passo davanti al buio

Mark Strand, da L’uomo che cammina un passo davanti al buio. Poesie 1964-2006 (Mondadori, 2007)

MANGIARE POESIA

Mi cola inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c’è contentezza come la mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria pensa di avere le traveggole.
Ha gli occhi afflitti
e cammina con le mani tra le pieghe del vestito.

Le poesie sono svanite.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale della cantina e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e piange.

Non capisce.
Quando cado in ginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio
Faccio le feste felice nel buio libresco.

*

COS’ERA

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; il suo azzurro, l’ombra che proiettava,
che cadeva a riempire l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori di sè, fuori di qualsiasi idea
di sè descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto entro un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che affoga
in sè, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; e la sua fine, il suo vuoto,
il suo vuoto tenero, piccolo, che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, una volta essendo stato,era…

II

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il mondo in cui
i ruderi di luna le crollavano sui capelli.
Era quello, ed era più di quello. Era il vento che sbranava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore era tanto grande
da contenerlo. Era la stanza che sembrava immutata
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
che s’era dimenticata, la penna lasciata sul tavolo da lei.
Era il sole sulla mia mano. Era il calore del sole. Era come
sedevo, come aspettavo per ore, giorni. Era quello. Solo quello.

**

Poeta e narratore, Mark Strand è nato nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, ed è cresciuto negli USA. Autore di vari volumi di poesia, e di racconti, saggi, libri per bambini e scritti sull’arte, ha ricevuto numerosi prestigiosi riconoscimenti, tra cui la McArthur Fellowship, la nomina a Poeta Laureato degli Usa (1990), il Premio Pulitzer per la Poesia (1999) e il Wallace Stevens Award (2004). E’ morto il 29 novembre 2014.

immagine d’apertura: opera di Christian Schloe.

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