Claudia Manuela Turco legge Correnti contrarie di Angela Greco

Recensione di Claudia Manuela Turco, che si ringrazia, pubblicata su 

Literary nr. 5/2018.

Le Correnti contrarie (Ensemble, 2017) di Angela Greco, uniscono poesie scritte in tempi molto recenti a testi inclusi in una precedente pubblicazione, il tutto a ordire un nuovo tessuto, rivisitando i propri versi alla ricerca di ulteriori possibilità espressive e di più meditate soluzioni stilistiche.

Il percorso delineato dall’autrice si snoda tra “Correnti contrarie (Equinozio d’autunno)”, “La stagione di Clara (Solstizio d’inverno)”, “Il nero bagnato è arte (Equinozio di primavera)”, “Non avrò altro sangue fuori di te (Solstizio d’estate)”. La poetessa oscilla tra Kavafis e Flavio Almerighi nutrendosi di molteplici stimoli artistici e culturali, e soprattutto di una fame di vita che fa traboccare i versi di passione difficilmente contenibile anche nelle fasi più riflessive del ricordo e nei momenti di stasi narrativa.

Si tratta di poesia d’amore carnale e sacro al tempo stesso: “non c’è nulla di più erotico del tuo silenzio”; a volte rimane solo un nome ad aleggiare nella stanza, ma l’invocare quel nome pare salvifico.

Angela Greco scrive: “sovvertiremo la casa del dio”, “siamo un frutto rubato / e un giardino di disubbidienza”, nella “fucina del dio / zoppo”; “Ci siamo ritrovati nella bottiglia dal veliero rotto / affidata alla fortuna e alla distrazione del Caso”, “Restiamo chiusi nella sfera di vetro”. E fino a quando è possibile vivere nella magia del microcosmo della coppia, nient’altro pare avere importanza (tuttavia persistono inevitabili tracce di ponti gettati oltre tale dimensione): “sulla tua schiena disegnerò progetti / nel mio ventre accoglierai domande / e senza dubbi li riconosceremo.”.

“le nostre ombre profane”, – nel gioco erotico che ha, dunque, una sua sacralità inviolabile -, devono comunque fare i conti con le difficoltà invalicabili che l’uso della parola comporta, nella rete delle difficoltà comunicative: l’Altro rimane mistero. Tuttavia con ostinazione si possono costruire certezze, che comportano speranze e aspettative, e quindi spesso delusioni: “La quaresima s’accorda al deserto d’averti solo sperato”; “Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza: tu”.

Nel possedere e nel donarsi, si individua una via di fuga, è possibile una liberazione dai ceppi quotidiani, ma l’incontro, per quanto ripetuto e sempre foriero di nuova ebbrezza, e per quanto rivissuto ossessivamente nella mente, deve fare i conti con l’inevitabile successiva separazione (“Il traditore è in agguato”). Allontanamenti e ritorni, speranze e delusioni, nel loro ambivalente alternarsi, generano frustrazione ed esaltazione, nel variegato dipanarsi dei segmenti dei versi. Di conseguenza, toni amari possono affiorare, nel proseguire delle pagine: “Soltanto dopo / ci accorgeremo che qualcosa è passato / e non siamo noi.”

L’Io anche sdoppiandosi, per guardarsi dall’esterno, immedesimandosi con alternativi punti di vista, rimane imprigionato in antiche insicurezze, incertezze: “Clara ascolta passi sulle minuscole pietre, / quelle che sbucciano ancora le ginocchia, quando / inciampi nel silenzio di quel che non racconti.” (“Le è rimasta la paura di non trovare la strada di casa”). Ma anche l’Altro tace, nasconde, sfugge (e non solo l’umano, dotato di parola, non esprime tutto di sé: “Il cane comprende e tace. Pensoso, accetta il piede.”).

In Correnti contrarie viene preso distacco dalla prosa, dal racconto disciplinato, colto nel suo pieno sviluppo; invece il dettaglio viene proposto come rappresentativo di sé (impressioni coloristiche vivacizzano la lettura: “Rimane rossofragola l’attesa senza zucchero”). Inoltre la protagonista femminile di queste poesie vorrebbe “essere il segno della tua penna”. Per non venire dimenticata, ignorata. Per lasciare il segno, o per restituire il graffio, che le è stato impresso nell’anima.

All’improvviso, tra tante contraddizioni esasperanti o eccitanti, pare giungere la presa di coscienza: le cose potevano andare diversamente, se si fosse stati, ammettendolo in prima persona, migliori. L’umanità, con le sue piccolezze, si riversa sulla carta, attraverso la lente della parola. E purtroppo spesso compaiono “Spine nella curva dell’ultima parola”.

Le Correnti contrarie di Angela Greco tengono ben desta l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine, e fanno desiderare di poter leggere il seguito promesso dai versi stessi: “Odori di dio e la tua voce ha valenza d’incenso” … “Giuro. Non finisce qui”!

2 pensieri su “Claudia Manuela Turco legge Correnti contrarie di Angela Greco

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