Nazario Pardini legge due inediti di Angela Greco

dal blog Alla volta di Leucade qui – che si ringrazia di cuore

N. PARDINI LEGGE: “DUE POESIE D’AMORE” DI ANGELA GRECO

Poesie passionali, ispirate da un  sentire fortemente partecipativo, dove i versi, con euritmica fluidità, accompagnano i movimenti emotivi della Greco. Tutto è morbido, gentile, contagiante, e la  luminosità dei verbi  trova l’innesto giusto in iuncturae di iperboliche sinestesie. Senz’altro poesia armonica, di tradizionale presa lirico-nostrana, che tradisce, volutamente, per limpidezza formale e disciplinare, ogni tentativo di riforma prosastica che ha tentato di contagiare, negativamente,  il corso della nostra tradizione:

Piove da abbattere difese, nei giorni colorati
da un incipiente autunno, piove; poco altro
da aggiungere a noi d’acqua e terre emersi…
.

Piove e il cielo cupo irrora di lacrime le strade, i campi, la selva. Tutto è in mano ad un cielo brontolone che invia i suoi singhiozzi  a una terra dimessa e triste come le  gramaglie di un autunno che piange una fine. L’amore si fa vivo, sempre più presente, in un crescendo da sinfonia wagneriana, rinvigorendo  i palpiti di un cuore sempre più caldo e in sintonia con i rubini di stagione. C’è aria di fuga; il tentativo di sottrarsi ad una sorte che tutto dispone. La voglia di abbracciare il sereno,  di aprire la finestra alla luce per ascoltare una voce che parli ancora di erotiche avances. Non lasciamoci vincere dal tempo, ma lottiamo, anche col semplice ricordo, lottiamo a ché torni la sagoma di un volto che è dentro noi, e che la poetessa chiama con parenetico grido:

Ci incontreremo appena più in là
di queste ore, in un biglietto di sola andata, che
ritorna inesorabile, per questa voglia di correre
nella direzione esatta delle tue mani e della tua bocca.
.

Ci incontreremo appena più in là; nella direzione dei nostri desideri; in un mondo di chiarori e di sogni, dove il destino piangerà la sua sconfitta, e dove capirà che è possibile correre verso la pulcritudine di eros. Basta amare e tutto sarà splendente come un giorno di primavera. La natura si fa complice coi suoi innesti visivi, con l’incastro di argomenti scomodi:

Gli scoiattoli fanno incetta di provviste per l’inverno;
man mano che hanno tempo, gli alberi ingialliscono
e sperduti romantici raccolgono i colori in una tazza
di tè, cardiotonico per il buio delle giornate a venire.
La forma a cuore del tiglio richiama un argomento
scomodo, mentre bevo il secondo caffè della giornata.
.

Finché si fa dominante ricorrendo al mare, alla casetta di legno, alle lenzuola, al tutto: quello che conta è ricominciare, e amare, verso un traguardo di erotismo catulliano:

Spogliami davanti al mare, tra le tue onde, nella casetta
di legno che odora di sale e ridi; tra le lenzuola sei un atto
di ribellione a quest’ordine stabilito. Riconfiguriamo un
attimo senza anestesia e lasciamo alle conchiglie il compito
di narrarne le gesta a chi porgerà l’orecchio prima della marea.
Dopo, dormiremo senza pensieri, se non quello di ricominciare

Nazario Pardini

*

Due inediti di Angela Greco

«La poesia deve avere in sé qualcosa
che è barbaro, immenso e selvaggio.»
(Denis Diderot)
1.
Piove da far crollare argini, nelle notti
scure di lampi viola, piove; alle spalle
tuona con straordinaria voce il cielo.
.
Si confondono acque e pensieri, dita
intrecciate alla coperta pregano il nome
tuo, spiando stelle nascoste nella piega
dell’insonnia. Ipotesi d’azzurro e del tuo volto
s’affacciano alle prime luci; l’aurora diserta
la chiamata e la Polinesia non è poi così
distante da questo atollo di meraviglia.
.
Sconfiniamo allora oltre chilometri di buio,
in un rettilineo dalla prospettiva precisa;
il salone delle feste con il pavimento a scacchi
e il grande specchio a moltiplicarci. Piove,
non ha voglia di smettere e nemmeno noi;
affaccendati tra vie traverse accadiamo
per caso, per erranza del fato, coincidenti
in un punto preciso dove non si tocca il fondo.
.
La finestra è uno scorcio della cappella Rothko,
mentre Klein sorride dalle sue profondità blu,
così simili alle tue parole da trovare il mare
anche qui. Ci incontreremo appena più in là
di queste ore, in un biglietto di sola andata, che
ritorna inesorabile, per questa voglia di correre
nella direzione esatta delle tue mani e della tua bocca.
.
Piove da abbattere difese, nei giorni colorati
da un incipiente autunno, piove; poco altro
da aggiungere a noi d’acqua e terre emersi.
.
.
.
2.
A quale maltempo appartiene questo presente
di dimenticanze? Dove stiamo andando? Lo domando
ancora, anche in questa poesia senza esito.
L’autostoppista fermo sul ciglio ha una speranza;
la fretta della borsa narra di quel che si è perso.
Ci prendiamo per istinto animale e ci auguriamo
ogni benedizione; ma cosa sta accadendo? E, noi?
.
Il canadair sorvola fuoristagione il bosco e la strada
taglia il pericolo di propagazione incendi; si gioca
d’anticipo, una strenua difesa senza oscillazioni,
orologi che hanno perso il senso del tempo per colpa
della batteria. Le mani, dopo le previste ore di lavoro,
non avvitano più nulla; si perde così la relazione, il
contatto con questo trascorrere ipnotico e silenzioso
d’uomo. La domenica mattina è un salmo reiterato.
.
Gli scoiattoli fanno incetta di provviste per l’inverno;
man mano che hanno tempo, gli alberi ingialliscono
e sperduti romantici raccolgono i colori in una tazza
di tè, cardiotonico per il buio delle giornate a venire.
La forma a cuore del tiglio richiama un argomento
scomodo, mentre bevo il secondo caffè della giornata.
.
Spogliami davanti al mare, tra le tue onde, nella casetta
di legno che odora di sale e ridi; tra le lenzuola sei un atto
di ribellione a quest’ordine stabilito. Riconfiguriamo un
attimo senza anestesia e lasciamo alle conchiglie il compito
di narrarne le gesta a chi porgerà l’orecchio prima della marea.
Dopo, dormiremo senza pensieri, se non quello di ricominciare.
.
(ottobre 2018 — in apertura: fotografia di Mimmo Jodice, Figure del mare 10)

6 pensieri su “Nazario Pardini legge due inediti di Angela Greco

  1. Molto belle queste poesie, un intrecciarsi di sentimento e paesaggio, c’è qualcosa che ti invita alla scoperta, ad andare oltre . Che belli i versi seguenti
    “Sconfiniamo allora oltre chilometri di buio,
    in un rettilineo dalla prospettiva precisa;”
    Complimenti e buon lavoro Angela

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