Salvatore Toma, versi da Canzoniere della morte

da Salvatore Toma, Canzoniere della morte (Einaudi, a cura di Maria Corti)

Un amore

Non si può soffocare a lungo
un amore.
Lo si può ritardare questo sì
per vari comodi
o per estreme deludenti sensazioni
ma alla fine trionfa.
Lo si può nascondere
con violenza per anni
o con indifferenza
lo si può pietosamente subire
e soffrire in silenzio
ma alla fine trionfa.
E’ un plagio istintuale
rapace che ci assale
serenamente ci opprime.
Così accadde a noi
tanti anni fa.
Dopo il fulmine
cercammo storditi
umanamente il sereno
il refrigerio del distacco
sperammo a lungo con passione
nella morte dell’altro
adducendo l’imprevedibile
trincerandoci ostili a combatterlo
armati di nuove prove
e insormontabili difficoltà.
Ma l’ultimo appuntamento
sarà inesorabile
più delle nostre vili paure.
Come tanti anni fa
riaccadrà.

Quando sarò morto
e dopo un mese appena
come denso muco
color calce e cemento
mi colerà il cervello dagli occhi
se mi si prende per la testa
(l’ho visto fare a un mio cane
disseppellito per amore
o per strapparlo ai vermi)
per favore non dite niente
ma che solo si immagini
la mia vita
come io l’ho goduta
in compagnia dell’odio e del vino.
Per un verme una lumaca
avrei dato la vita:
tante ne ho salvate
quando ero presente
sciorinando senza vergogna
l’etichetta della pazzia
con l’ansia favolosa di donare.
Per favore non dite niente.

Non ti credo
ma c’è chi giura che esisti,
forse non ti so cercare
o rassegnarmi a cadere
e tu giochi a nasconderti
non ti fai trovare,
sembriamo
due strani innamorati
ma io ti sento
qui alle mie spalle,
a volte mi sento toccare.

[Quad. XIX, 12 ]

*

Avanzava il capodoglio
nella notte nera
a gran velocità
enorme
aveva lasciato
l’immensità dell’oceano
per venire a morire sulla sabbia.
Sfrecciava tra i bagnanti
senza toccarli
senza nemmeno sfiorarli
non vedeva che la morte
davanti a sé il sonno eterno
il plagio irreversibile
lì fra le scogliere.
Ma una volta arenato
i pescatori gli tagliarono
il ventre con lame acuminate
lo rimorchiarono al largo
giocavano con l’idea
di veder l’acqua tingersi di rosso
divertendosi a corrompere usurpare
la purezza invincibile del mare.
Allora dalla vicina scogliera
un dio superbo un po’ demone
sottoforma di mantello
volò nell’aria
catturò i vigliacchi
li frustò allo svenimento
li rese mendicanti
spogli di tutto
venditori per le vie del mondo
di collane ciondoli souvenirs
quadretti raffiguranti
corpi marini balenotteri
squali scene segrete
del profondo mare.
Il cielo inabissò
nel vuoto più completo
solo una luce strana violenta
riservata ai grandi eventi
serpeggiò nell’aria
per un attimo illuminò l’oceano
e gli uomini si tinsero
dei loro veri volti
crudeli spaventosi
ineguagliabili belve
senza forma e senza speranza.

Io spero che un giorno
tu faccia la fine dei falchi,
belli alteri dominanti
l’azzurrità più vasta,
ma soli come mendicanti.

[Quad. XIX, 11 ]

.

Nel 1951 nacque a Maglie, cittadina situata in provincia di Lecce, Salvatore Toma, poeta decadente, di famiglia di fioristi di antica tradizione, morto suicida a 37 anni. La redazione della prima, raffinata, lungimirante antologia delle sue liriche, pubblicata per Einaudi nel 1999, è stata curata da Maria Corti, che divide le produzioni di Toma, o Totò Franz, come amava farsi chiamare, in tre sezioni, riprendendo la suddivisione già proposta da Donato Valli: la vita e la morte, l’uomo e la bestia, il sogno e la realtà. Frequenta il liceo classico, ma non prosegue gli studi, anche se coltiva da autodidatta le materie che più gli interessano: letteratura e ovviamente poesia. Vive nella tenuta dei genitori occupandosi della campagna e trascorrendo ore in un bosco di querce, “le Ciàncole”, appostato comodamente sui rami di un grande albero. Pubblica (dal 1979 al 1983) sei raccolte di poesie, rispettivamente: PoesieAd esempio una vacanzaPoesie scelteUn anno in sospesoAncora un anno e Forse ci siamo. Dopo la scomparsa della Corti, avvenuta nel 2002, la poesia di Toma rischiava di essere definitivamente dimenticata. Un folto gruppo di intellettuali meridionali promosse una raccolta di firme per chiedere la ristampa del volume al tempo esaurito, tentando anche di rilevare i diritti di autore per pubblicare il libro altrove. L’iniziativa provoca una vasta eco in tutta Italia e la casa editrice decide, di ristampare il Canzoniere. (notizie dal web)

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