Ancora Barabba di A.Greco letto da Ginevra Grisi

Recensione di Ginevra Grisi pubblicata sul nr. 4/2019 di Literary che si ringrazia.

Un poemetto, quasi una drammaturgia in versi di vaga reminiscenza luziana, non fosse altro per la scelta del tema evangelico. Si potrebbe immaginare una voce recitante e un coro, Barabba e la folla.

Barabba, salvato e liberato dalla folla, vive i giorni e le notti prima la sua (scongiurata) morte. La sua identità fluida confonde la sua passione con quella di Gesù, la sua estraneità a quella del suo giudice, Pilato, ed infine la sua intervenuta salvezza a quella della folla che lo ha salvato.

Sia pure con facile approssimazione verrebbe da dire: Barabba siamo tutti noi. La folla decide sempre e per sempre e volta contro l’altro da sé, pre-giudicando nell’ombra dell’ignoranza: “Qui non importa essere figlio di dio. / Il cielo è così distante da confondere idee / e la sera è uno stato permanente.”. Non sembri blasfemo ritenere che è assente, da questa scrittura, una verticalità. L’esistenza di Dio, la fede, sono elementi fondanti da cui sgorga questa poesia, ma è nel solco del puro cristianesimo che si dipana il filo delle riflessioni.

Ma ciascuno è straniero in terra straniera, ciascuno può rimanere vittima e “Barabba non è più sicuro / che sia morto un altro al suo posto.”. Poiché la morte terrena è toccata al Cristo, ma la croce era stata alzata per entrambi ed è comunque una forma di espiazione morire ogni giorno nel senso di colpa della sopravvivenza: “Stanno issando una croce, che guarda me.”. La croce continua ad osservarci, attraverso la storia, e continua a sollecitare la nostra responsabilità di uomini. Non può non riconoscersi a quest’opera anche una vocazione precettiva: “Affidarsi a qualcuno / è un’idea di salvezza.”. La miglior poesia sa essere icastica, non pare doversi aggiungere altro.

2 pensieri su “Ancora Barabba di A.Greco letto da Ginevra Grisi

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