Osip Mandel’štam , A Pietroburgo ci incontreremo di nuovo – traduzione di A.M.Ripellino

Osip Mandel’štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938)

 A Pietroburgo ci incontreremo di nuovo (trad.di A.M.Ripellino)

A Pietroburgo ci incontreremo di nuovo
come se vi avessimo sepolto il sole,
e una beata insensata parola
per la prima volta pronunceremo.

Nel nero velluto della notte sovietica,
nel velluto del vuoto universale,
cantano sempre i cari occhi di donne beate,
sempre fioriscono fiori immortali.

Come una gatta selvatica s’inarca la capitale,
sul ponte sta una pattuglia,
soltanto un cattivo motore corre nella nebbia
e grida dannatamente, come un cuculo.

Io non ho bisogno del lasciapassare notturno,
non ho paura delle sentinelle:
per una beata insensata parola
io pregherò nella notte sovietica.

Sento un leggero fruscio teatrale
e un ah! di fanciulle –
e un mucchio enorme di rose immortali
sta tra le braccia di Ciprigna.

Ad un falò noi ci riscaldiamo dalla noia,
forse i secoli trascorreranno,
e le leggiadre braccia di donne beate
raccoglieranno la leggera cenere.

Chissà dove, le aiuole rosse della platea,
fastosamente rigonfi gli stipi dei palchi,
la bambola a molla di un ufficiale;
non per le anime nere e per i vili santoni…

Ebbene, spegni, ti prego, le nostre candele
nel nero velluto del vuoto universale,
cantano sempre le sode spalle di donne beate,
ma non ti accorgerai del sole notturno.

 25 novembre 1920

.

В Петербурге мы сойдёмся снова

В Петербурге мы сойдёмся снова,
Словно солнце мы похоронили в нём,
И блаженное, безсмысленное слово
В первый раз произнесём.
В чёрном бархате советской ночи,
В бархате всемирной пустоты,
Всё поют блаженных жён родные очи,
Всё цветут безсмертные цветы.

Дикой кошкой горбится столица,
На мосту патруль стоит,
Только злой мотор во мгле промчится
И кукушкой прокричит.
Мне не надо пропуска ночного,
Часовых я не боюсь:
За блаженное, безсмысленное слово
Я в ночи́ советской помолюсь.

Слышу лёгкий театральный шорох
И девическое «ах» —
И безсмертных роз огромный ворох
У Киприды на руках.
У костра мы греемся от скуки,
Может быть, века́ пройдут,
И блаженных жён родные руки
Лёгкий пепел соберут.

Где-то грядки красные партера,
Пышно взбиты шифоньерки лож,
Заводная кукла офицера —
Не для чёрных душ и низменных святош…
Что ж, гаси, пожалуй, наши свечи
В чёрном бархате всемирной пустоты.
Всё поют блаженных жён крутые плечи,
А ночного солнца не заметишь ты.

25 ноября 1920
immagine d’apertura: foto di Pavel Borisovich

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4 risposte a "Osip Mandel’štam , A Pietroburgo ci incontreremo di nuovo – traduzione di A.M.Ripellino"

  1. ho fatto fatica a capire il senso censurato e sovversivo delle sue parole. “… Non ho bisogno del lasciapassare notturno/non ho paura delle sentinelle:” Quando un poeta è in prima persona nel reato di stato, le sue parole sono andate oltre il confine dell’immaginario, diventando azione.
    In quelle parole c’è tutta la sua disperazione di poeta senza seguito.

    1. Ciao Filo 😊 credo che ogni poeta abbia da sempre e sempre significati nascosti e censure contro, in qualsiasi epoca e stato… Grazie della lettura, originale e capace di smuovere un po’ il pantano dell’opinione comune. Un caro saluto.

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