Alfonso Graziano, tre poesie

Alfonso Graziano (clicca qui), tre poesie

*
Leggi per me che non ho più occhi ma
rami secchi da spezzare.
Leggi ad alta voce che non ho più orecchie
tane di talpe nascoste.
Leggi comunque magari ti ascolterà il cielo.
.
.
.
*
Questo è il tempo della mietitura.
Degli inizi e delle fini.
Della paglia pronta a bruciare.
E dei temporali inopportuni.
Dei graffi sulle gambe esili
sulle piramidi gialle.
Dei graffi nei cuori fragili
tra i sassi e i secchi vuoti.
È il tempo della polvere schiva
tra le zolle spaccate
e le orme di fughe
scoperte e impronunciate.
E questo è il tempo delle buone intenzioni
prima che la sera si porti via i tramonti.
.
.
.
*
Suonano tristi le campane
e non è lieto l’annuncio.
È morto Dio e pure l’Uomo.
Solo qualche randagio abbaia alla luna.
Flebile la luce in fondo al viale
ed è speranza dura da morire.
È vita tra le macerie stabili.
Dei pianti dei macelli innominabili.
Dondola tra le fessure la margherita
ad indicare il bene e il suo contrario.
Nemmeno il più ostinato maestrale
saprà strappare quella strada.
Dove finisce il cielo finisce il male.
.
(in apertura, foto di Mimmo Jodice, Figure del mare 10)
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