Pink Floyd, Hey You – sassi sonori

Posta come apertura del secondo LP di The Wall, Hey You narra del momento in cui Pink pone l’ultimo mattone a completamento del suo muro e comincia a chiedersi se isolarsi dal mondo sia stata la decisione più giusta. Nel 1979 Roger Waters dichiara in una sua intervista che “Pink si trova intrappolato all’interno di una struttura fatta di dolore ed emozioni, represse nel corso della vita, ed in questo momento sembra cercare disperatamente qualcuno o qualcosa che possa permettergli di ristabilire un contatto col mondo esterno“…

Hey You

Hey you, out there in the cold
Getting lonely, getting old,
can you feel me?

Hey you, standing in the aisles
With itchy feet and fading smiles,
can you feel me?

Hey you, don’t help them to bury the light
Don’t give in without a fight.

Hey you, out there on your own
Sitting naked by the phone,
would you touch me?

Hey you, with you ear against the wall
Waiting for someone to call out,
would you touch me?

Hey you, would you help me
to carry the stone?
Open your heart, I’m coming home.

But it was only fantasy.
The wall was too high, as you can see.
No matter how he tried,
he could not break free.
And the worms ate
into his brain.

Hey you, out there on the road
Always doing what you’re told,
can you help me?

Hey you, out there beyond the wall,
Breaking bottles in the hall,
can you help me?

Hey you,
don’t tell me there’s no hope at all.
Together we stand, divided we fall.

.

Una lettura del brano suggerisce la possibilità che Pink stia rivolgendosi alla folla imbambolata, nella ricerca di uno tra loro che possa svegliarsi e così coinvolgere gli altri: la luce di cui parla in questo caso potrebbe rappresentare il risveglio della coscienza individuale. In riferimento a quest’ultima riflessione e mettendo da parte per un attimo la forte componente narcisistica della rock star, si potrebbe interpretare quanto detto come il pentimento di Pink riguardo la sua condizione d’isolamento che prima tanto agognava, ipotesi che viene avvalorata dalle righe successive quando chiede che qualcuno possa aiutarlo a “portare il masso“, un simbolo popolare probabilmente legato al mito di Sisifo o forse la rappresentazione metaforica della solitudine (pesante da sopportare, proprio come la grossa pietra che Sisifo è costretto a portare sulla cima di un monte, per poi ricominciare daccapo, come punizione per aver sfidato gli dei).

Pink chiede all’ascoltatore senza nome (la moglie? Il mondo fuori? Noi?) di “aprire il suo cuore, perché sta tornando a casa“. Nel momento in cui l’uomo avverte il pericolo della sua stessa creazione, ecco che desidera ardentemente tornare a casa, probabilmente dalla moglie, forse dalla madre o in senso più ampio alle proprie origini. In risposta al suo desiderio di ritorno a casa esplode l’assolo di Gilmour, che esprime, musicalmente, l’esaltazione del protagonista per il raggiungimento di una consapevolezza o di una meta.

Al termine dell’assolo interviene un inciso interpretato dalla calda voce di David Gilmour che qui vorrebbe rappresentare una sorta di narratore onnisciente, o magari la stessa vita che gli parla in una tecnica narrativa che ricorda il coro greco o per finire una delle tante voci nella testa del protagonista. Qualunque sia il personaggio che interviene, di sicuro distrugge ogni speranza di Pink che qualcuno possa venire a soccorrerlo, bollando ogni sua convinzione come frutto dell’immaginazione, una fantasia che lo porta a credere che dietro un muro così spesso ed alto qualcuno possa sentirlo davvero; infine dichiara che i vermi stiano già banchettando nel suo cervello a suggerire che il processo innescato era da considerarsi irreversibile.

.

Ehi tu

Ehi tu! Là fuori al freddo
Che diventi solo e vecchio
Puoi sentirmi?

Ehi tu! Che stai in piedi tra le file
Con i piedi dolenti e fievoli sorrisi
Puoi sentirmi?

Ehi tu! Non aiutarli a seppellire la luce
Non arrenderti senza lottare

Ehi tu! Là fuori da solo
Seduto nudo accanto al telefono
Vuoi toccarmi?

Ehi tu! Con l’orecchio contro il muro
Che aspetti che qualcuno chiami
Mi toccheresti?

Ehi tu! Mi aiuteresti
a portare questo masso?
Apri il tuo cuore, sto tornando a casa.

Ma era solo immaginazione
Il muro era troppo alto, come vedi
Per quanto provasse,
non poteva essere libero
E i vermi mangiarono
dentro il suo cervello

Ehi tu! Lì fuori in strada
Che fai sempre quel che ti viene detto
Puoi aiutarmi?

Ehi tu! Là fuori dietro al muro
Che rompi bottiglie nel corridoio
Puoi aiutarmi?

Ehi tu!
Non dirmi che non c’è più speranza!
Insieme resisteremo, divisi cadiamo.

.

Anche se l’ascoltatore è ormai consapevole del fatto che Pink non può comunicare con nessuno e che i suoi tentativi sono vani in partenza, egli sembra ancora inconsapevole di questo ed invita l’ipotetico “uomo” che sta dall’altra parte del muro non solo a “toccarlo e “sentirlo” ma anche ad “aiutarlo” concludendo con un aforisma che recita: “insieme resisteremo, divisi cadiamo“. Quest’ultima frase ci porterebbe a pensare che con Hey You l’autore ci stia prendendo in giro e ci si potrebbe domandare: ‘ma come, prima vuoi stare per i fatti tuoi e adesso dici che dobbiamo lavorare insieme?’

In questo momento della storia, Pink perde l’unico elemento che lo teneva agganciato al mondo esterno: la moglie. Egli ha fatto di tutto per lasciare che lei lo abbandonasse, ma quando questo è successo, non immaginava sicuramente di vivere la propria solitudine con quel tale carico di angoscia. In Goodbye Cruel World scivola nel suo vittimismo, accettando, quasi compiaciuto, l’isolamento nel quale stava per sprofondare, ma nel momento in cui poserà l’ultimo mattone ecco arrivare tutto ad un tratto la disperazione della solitudine, sentimento che in Hey You raggiunge il proprio culmine nella tardiva intenzione di ricominciare daccapo (“apri il tuo cuore, sto tornando a casa”). Su questa scia, quindi, le parti ironiche del testo potrebbero essere a loro volta lette come l’ultimo disperato tentativo di un uomo che non accetta consciamente di dipendere dagli altri e che tuttavia ne sente un disperato bisogno. Non a caso si rivolge ad un uomo vecchio e solo, che sta al freddo, e poi alle masse senza volto che affollano i suoi concerti, a quelli che fanno sempre quello che gli viene detto, ai ribelli adolescenti che spaccano le bottiglie per strada, a quelli come lui che stanno nudi accanto al telefono con l’orecchio al muro… insomma, quel mondo così pericoloso ed insensibile di cui però sente ferocemente la mancanza.

(estratto da “Pink Floyd’s ‘The Wall’: Dietro il muro” © 2011-2019 Nicola Randone , che si ringrazia – al seguente link, la pagina completa su Hey You https://pinkfloydthewall.it/hey-you/)
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