Ezra Pound, Quello che veramente ami rimane

Ezra Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1 novembre 1972)

Quello che veramente ami rimane

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’
La formica e’ un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

(da Canti Pisani – Canto LXXXI. Testo tratto dal web)

§

What thou lovest well remains,
the rest is dross
What thou lov’st well shall not be reft from thee
What thou lov’st well is thy true heritage
Whose world, or mine or theirs
or is it of none?
First came the seen, then thus the palpable
Elysium, though it were in the halls of hell,
What thou lovest well is thy true heritage

The ant’s a centaur in his dragon world.
Pull down thy vanity, it is not man
Made courage, or made order, or made grace,
Pull down thy vanity, I say pull down.
Learn of the green world what can be thy place
In scaled invention or true artistry,
Pull down they vanity,
Paquin pull down!
The green casque has outdone your elegance.

“master thyself, then others shall thee beare”
Pull down thy vanity
Thou art a beaten dog beneath the hail,
A swollen magpie in a fitful sun,
Half black half white
Nor knowst’ou wing from tail
Pull down thy vanity
Fostered in falsity,
Pull down thy vanity,
Rathe to destroy, niggard in charity,
Pull down thy vanity,
I say pull down.

But to have done instead of not doing
this is not vanity
To have, with decency, knocked
That a Blunt should open
To have gathered from the air a live tradition
or from a fine old eye the unconquered flame
This is not vanity.
Here error is all in the not done,
all in the diffidence that faltered . . .

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10 risposte a "Ezra Pound, Quello che veramente ami rimane"

  1. Copio, come dicevo prima, la poesia che ho scritto, ispiratami da una di E. Pound (The Fish and the Shadow), e da un canto di Schubert (Die Forelle).

    LA GRIGLIATA

    Siamo le trote evase dal ruscello
    attaccate alla lenza pescatrice
    illuse nel suo gioco.
    L’animale ci pesca, noi crediamo

    la poesia nell’aria, abbocchiamo
    felici pesci rossi, ed amiamo
    sino all’ultimo l’arpione fatale
    e diciamo: r-esisto, quindi l’amo

    immagine d’uccello sfigurata
    nel giaciglio del fiume deformata
    da scorrimento dell’acqua traspirata
    nelle branchie, nell’insenatura

    l’assedio degli istanti in successione
    linee rette tese ad infinito
    parallele illusioni dell’unione

    intersezioni improbabili sempre
    quando ci dimeniamo sollevate
    da pesantezze liquide
    e fugate

    membra polpose così destinate
    alla cottura in quel d’universale
    smarrendo il senno presto poi vediamo

    le stelle essere eguali alle lenzuola
    di nuotate alla noia, cercavamo
    un letto differente, e moriamo

    scoprendo l’animale essere il reale

    poeta, uomo
    lordatosi nei fanghi
    entropie nel bagnato senza ranghi,
    ceti, razze, età, né congiuntura
    di ricchezze, né supposta
    virtù

    e con le pinne all’insù già friggiamo
    gridando ancora — l’amo l’amo l’amo,
    sì cara m’eri boccia.

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