Elias Konstantìnou, due poesie dall’Antologia a cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Elias Konstantìnou (Limassol, Cipro, 1957 – 1995), due poesie dall’Antologia a cura e traduzione di Massimiliano Damaggio per La dimora del tempo sospeso – Poeti Greci Contemporanei -V- (qui) che si ringrazia.

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Mietitori
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Resti per ultima la realizzazione del sogno
che prima diventi lo zero il difficile compagno del nessuno
insieme a loro che si passi le menzogne invisibili
e vediamo infine di accettare l’attrazione del male che ci bastona.
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Ti aspetto – notte giorno e respiro
strani calci di pistola per i giunchi immobili
suoni fragranti che lodano lo strutto.
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Se futuri storici sentenzieranno che la nostra epoca
il mondo fu un immenso cesso e frantumi nei campi
saranno in errore.
In ogni caso saranno figli delle torture odierne del suolo
si puliranno il grasso dalle labbra
sui fazzoletti ricamati del nonno
e ci guadagneranno – dall’intestino grasso del passato
e si nasconderanno, cosmetici, sotto la superficie dura delle parole.
Sarà laboriosa la registrazione della storia – furba frode
perché per allora (nel futuro che viene) sapranno di certo
che gli amori che gioiscono sono ancora vivi, nonostante tutti gli aborti
e che le parole sono vive – uccelli dentro i polmoni
e portano sul vassoio la testa che parla – le loro promesse.
Aspetto che ci chiniamo, lettera in corpo chiuso e vuoto, tutti corresponsabili
per l’immune natura di un mondo che è d’accordo
nello smettere di delirare.
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Rughe
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Chi è vissuto senza rete e senza campo
povero cioè – figlio di puttana – bastardo – ubriacone – assassino
urli in mezzo alla strada della bontà fra gli uomini
è un balsamo – uno strano balsamo
è anche agnello di dio che toglie i peccati del mondo
o anche il miglior articolo dell’azienda: “Bravi i coglioni
che guardano molto la tv”. Complimenti, allora
che siedi, che pensi – che sfogli (suona meglio)
le perdute occasione della tua gioventù.
E te la prendi – te la prendi forte con i nostri giovani – sì, loro
che vivono senza reti – figli di puttana
e di un padre coglione. Loro sono arrabbiati e
sperperano i propri corpi calda telepatia. Se vuoi – guarda
volano
come uccelli feriti – e tu non sei medico
non hai bende – né hai mai creduto – né hai mai giurato
ad alcun divino ministro della salute.
E solo vivi – senza reti – e senza etica
e vai d’accordo – con la voce scontrosa dei vecchi
dei vecchi di vent’anni.
.
Una tiepida voce entra nel testo:
“Non ti ho detto di aspettare in cortile?
Se vuoi – è musica – insieme – con i nostri seni”
Fine della voce. Tagliati i petti – e il mare
latte acidato – e fichi sottaceto a Chlòrakas
dove tutt’uno il popolo greco di Cipro sta, sereno
con gli occhi che splendono di lacrime guarda
l’inaffondabile atto d’unione – che appare all’orizzonte.
.
(in apertura, opera Kazimir Malevich, Mietitura, 1912)
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