Ryokan, due poesie da Storie e parabole zen

Ryōkan Taigu (良寛大愚), nato come Eizo Yamamoto (山本栄蔵, Echigo, 2 novembre 1758 – 18 febbraio 1831) è stato un monaco buddhista e poeta giapponese, seguace della scuola Sōtō-shū. Ha vissuto gran parte della sua vita da eremita ed è ricordato per la sua poesia e la calligrafia, con le quali ha rappresentato l’essenza della vita Zen. Con riferimento al nome Ryōkan Taigu col quale è stato ordinato, Ryō significa “buono”, Kan significa “generoso”, Tai significa “grande”, e Gu significa “scemo”; si potrebbe quindi tradurre Ryōkan Taigu come “Buono e generoso, grande scemo”, evidenziando ciò che il lavoro e la vita di Ryōkan hanno incarnato.

Figlio del capo del villaggio natale, riceve dal padre una severa educazione confuciana. A dodici anni divenne allievo del maestro Omoru Shiyo e a diciotto decide improvvisamente di rinunciare al mondo ritirandosi come semplice laico nel vicino tempio sōtō Kosho-ji sorprendendo col suo gesto la sua ricca famiglia e l’intero villaggio. Quando dopo quattro anni il maestro Zen Kokusen si reca in visita al tempio, Ryōkan rimane profondamente impressionato dal suo comportamento e lo prega di accettarlo come suo discepolo, trasferendosi quindi con il maestro presso il monastero Entsu-ji a Tamashima (ora Prefettura di Okayama). È a Entsu-ji che Ryōkan all’età di trentadue anni raggiunge il Satori e viene promosso da Kokusen al rango di Inka, uno dei primi stadi della carriera ecclesiastica. L’anno successivo, alla morte di Kokusen, Ryōkan lascia Entsu-ji inizia un periodo di pellegrinaggio e di ricerca interiore, vivendo gran parte del resto della sua vita come un eremita e non ritornando mai più alla vita monastica.

*

Le mie poesie non sono poesie

Il primo giorno d’estate
tiro pigramente le vesti
nelle fauci dell’acqua

di verde intenso i salici
hanno colorato la riva
e fiori di pesco si disperdono
nel vento mattutino

cammino toccando l’erba
simile a coltelli e casualmente apro
il cancello – le farfalle assediano
il giardino a sud e i fiori di rapa
s’irradiano dal recinto a est

qui – in un’atmosfera perfetta
l’estate ha giorni infiniti
in questo luogo remoto per natura
mi muovo verso la bellezza

maneggio poche parole
ed esse diventano poesia
chi lo sa se le mie poesie sono poesie?

le mie poesie non sono poesie
quando capisci che
le mie poesie non sono poesie
allora potremo parlare di poesia insieme

.

.

Ciotola vuota

Le oche selvatiche formano un anello nel cielo
per i campi deserti le foglie vorticano al vento
crepuscolo come fumo sulla strada per il villaggio
trascino la ciotola vuota e cammino verso casa da solo.

Avrà mai fine la mia ostinata stupidità?
povero e solo – questa è la mia vita
crepuscolo si aggira sulle vie di una città in disastro
ancora torno a casa con la ciotola vuota.

.

Per i testi, tratti da “Storie e parabole zen” di Ryokan, si ringraziano l’editore Theoria e il sito pangea.news. Per le altre notizie, Wikipedia.

In apertura, immagine di Ogata Gekko, 1859-1920.

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