Disattese – Coro di donne mediterranee di Giovanni Luca Asmundo letto da Angela Greco

Pubblicato, come riconoscimento di merito all’autore, quale primo classificato al “Premio Versante ripido” – prima edizione 2019 per poesia edita e inedita, con postfazione di Cinzia Demi, nella collana omonima (creata per scopi di autofinanziamento e reperibile unicamente tramite i marketplace Amazon) della stessa Associazione di promozione sociale Versante Ripido, Disattese – coro di donne mediterranee è la nuova brillante prova poetica di Giovanni Luca Asmundo, classe 1987, architetto e ricercatore universitario nato a Palermo e residente per lavoro e studi a Venezia, autore già di un’altra opera vincitrice di concorso Stanze d’isola (Premio Felix 2016, Oèdipus Ed.) e coautore di Trittico d’esordio (Ed. Cofine, 2016), che segna il suo esordio nella poesia edita.

Disattese è suddiviso in due sezioni di medesima lunghezza, ventuno componimenti per parte numerati con numeri romani – non si consideri superfluo, in un poeta votato alla sottrazione, il fornire dettagli sulle caratteristiche dell’opera – che racchiudono un decennio di poesie: I. Permanenza 2009-2017 e II. Migranza 2017-2019, sezioni, che possono essere considerate poemetti a giusta ragione, per continuità d’argomento e soggetti (anche se non si tratta propriamente di eroi in senso classico), presentate in maniera da costituire nella totalità una narrazione in versi vera e propria, distribuita con la già provata bravura costruttiva letta nell’opera precedente (Stanze d’isola), mirante alla realizzazione di una solida struttura entro cui muoversi con personaggi, azioni e, nel caso di Gianluca Asmundo, anche speranze e silenzi, ovvero tutti gli elementi di quel senso corale di cui è pregna la sua opera. Ciascuna sezione, narrante un tempo passato ed uno attuale, è introdotta dall’esergo di un poeta greco: Ghiannis Ritsos (un verso da Le vecchie e il mare), greco moderno, introduce la sezione in cui la poesia parla di un tempo antico, mentre Sofocle, con una citazione dall’Antigone, apre la sezione che si può considerare più vicina. Fermo restando che la suddivisone temporale non è indicativa, poiché tutto Disattese – nonostante l’elegante presenza di arcaismi funzionali all’eco classicista della poesia di Gianluca Asmundo e “coro” nel sottotitolo dice bene a riguardo -, come la buona poesia ben sa, è a-temporale, parlando con cognizione di causa di accadimenti e sentimenti comunque attuali.

La sensazione ricorrente e positivamente coinvolgente nella lettura del libro, sia che si incontrino donne di una certa età, sia che si abbia a che fare con le protagoniste della seconda sezione, è quella della sospensione, dell’attesa di un evento, di un qualcosa che smuova le acque del così è, che muti lo stato dei fatti dinnanzi al quale si rimane in ascolto, del proprio passato, delle proprie esperienze, dei propri silenzi, divenendo tasselli di un disegno più grande, che accomuna ieri e oggi, in una sacralità che prescinde dal credo religioso, nonostante il destino disatteso, nello spazio circoscritto solo geograficamente del Mediterraneo: “Storia di donne escluse / riunite dal mare essiccato / la madre, la figlia, la Vergine / Nigra sum sed formosa”.   Le donne di Asmundo, intese comunque quali il femminile di un binomio (si accetti ad esempio per tutte, come pure citata nella motivazione della giuria al premio, Penelope, che aspetta, lavora e agisce in prospettiva di Odisseo e di Telemaco), in questa opera non sono eroine che tendono al protagonismo personale (l’autore, in maniera mirabile non scade mai nella retorica, né nell’uso strumentale degli argomenti trattati), ma sono fili differenti di uno stesso ordito lavorato al telaio del tempo e della storia, che solo insieme, coralmente, potranno riscattare non solo se stesse, ma anche la loro progenie, guadagnando con la sopportazione e mai sottomissione, il futuro che sperano nonostante tutto: “L’irriducibilità delle stelle / era pari alle braccia delle madri. // Non più vasi in testa, mutati i fardelli / ma sempre un arcaico sorriso giocondo / e il gomito ad anfora greca”.

Un ruolo particolare nello scorrere dei versi è svolto dal silenzio e dalla solitudine (ogni componimento reca in sé un rimando a questi temi: “una volta rimasta sola”, “specchiarsi in una sorda ossidiana”, “restavano fredde le pietre del forno”, “le rive delle ultime sponde ammutite”, “tacquero i pesi pendenti dai fili”, ad esempio) intesi non già come mancanza di voce e di compagnia, ma come momenti privilegiati per la riflessione, per il pensiero su quel che è stato o sul da farsi; un silenzio costruttivo, in cui nulla si perde della forza e della speranza tratteggiate altrove, ma che è compendio, ampliamento del progetto (di costruzione di una umanità migliore) che il poeta affida (anche) a questa sua opera. Silenzio, che si pone come contrappeso alla parola divenuta oggi inevitabile, equilibrando pieni e vuoti della narrazione e lasciando spesso nel lettore la sensazione che l’autore propenda maggiormente per il non detto affidato ad un sentire che bene emerge dal lavorio di cesellatura del blocco-scrittura, nel quale ogni elemento è stato scelto con cura e lodevole attenzione.

L’autore di Disattese – coro di donne mediterranee, tra ricordi di viaggio, andate e ritorni e visoni lucide attraverso occhi capaci di traguardare la bruttura di cui siamo partecipi in questi tempi, raccoglie scene e pensieri di un cammino che compie da anni e che trova ampio spazio nei suoi luoghi telematici e nei suoi differenti lavori, con la promozione – si legge nella sua nota biografica – di “progetti di scrittura e fotografia su diversi temi quali migrazioni e dialogo, cura dei luoghi, riflessioni sulla città e il paesaggio contemporanei”: alcuni componimenti di quest’ultima opera mantengono il tono diaristico di chi si sposta per ragioni diverse e prende appunti; appunti che, in una fase successiva, prendono forma di poesia, mantenendo salde le sensazioni della prima stesura, della meraviglia con cui sono stati captati tra tanti segnali differenti: “La piccola A. vive tra il sole e la terra / olio e miele il suo dono nel deserto / […] Sopra la porta della su stanza / è disegnata una stella marina / ma non sa cosa ci sia oltre il blu./ In mezzo al mare c’è un’isola grande / dove io sono nato”. Viaggi, dell’autore attraverso i suoi protagonisti poetici, che rimandano sempre echi del luogo d’appartenenza, quasi a voler sottolineare con la dolcezza che è cifra di questo poeta, che qualsiasi distanza, fisica o metaforica,  non può mai recidere o far dimenticare quel legame con la radice per antonomasia, ossia l’essere persone, viventi di un sistema plurale, che può funzionare solo se ciascuno e tutti svolgono al meglio il proprio ruolo, la propria parte, come splendidamente si legge in chiusura: “Se coglieremo con dita gentili / i frutti maturi della decadenza / per ripiantarli al riparo dal salso / in salvo dietro le dune sabbiose / d’infanzia d’altri, non più distinti // se accosteremo le gemme trovate / e quelle recate fin dagli scogli / schiuse le mani non più protettive / coltiveremo giardini d’approdo // se volgeremo la nuca in profilo / esso disegnerà un’unica costa / per il medesimo viso / un mare fiorito.” [Angela Greco]

*

Alcuni estratti:

XIX.
Teneramente arriverai ai tuoi cent’anni
di sorrisi asciugati e pacifici
dimenticate storie e filastrocche
ma l’aspetto sempre curato e nell’armadio
le grucce con i sogni appesi
e nell’angolo il sacchetto di lavanda
.
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II.
Non un limone, siamo giardino
dai verdi getti slanciati nel sole
gemmiamo l’aria, se ascolti il lucore
corale di un unico manto di zagara
non c’è confine, se non la plurale
pace esultante dei muri essiccati
meraviglia di mille sterpaglie.
…………………………………a Salma Zidane
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XVI.
Nutriamo la lingua d’erranze
di approdi e partenze, di soglie
del mutuo baciarsi dei venti
del pianto di sale diviso, sorelle
bianca solarità in bocche addolcite
.
grani e parole in terreni
di nuovo linguaggio
lo spazio ricresce spontaneo
tra le erbe pestate.

 .

4 pensieri su “Disattese – Coro di donne mediterranee di Giovanni Luca Asmundo letto da Angela Greco

        1. Grazie per l’attenzione. Ho pubblicato solo pochi pezzi e anche brevi, ma entrambe le sezioni-poemetti hanno un valore non indifferente. Gianluca è un autore giovane (ha l’età di uno dei miei nipoti) che seguo con interesse per la saggezza, la passione – che hai notato con il tuo noto acume di ottimo lettore – e per l’impegno civile in cui mette anima e lavoro. Ad avercene belle persone così!

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