Tahar Ben Jelloun, due poesie

Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino di lingua francese (nato a Fès nel 1944). Nei suoi romanzi contamina, attraverso una scrittura polifonica e raffinata, la tradizione araba scritta e orale con i moduli della narrativa moderna e postmoderna. Tra le sue opere principali, che privilegiano il mondo della marginalità e della devianza, occorre citare i romanzi L’enfant de sable (1985; trad. it. 1987) e La nuit sacrée (1987; trad. it. Notte fatale1988, premio Goncourt); in altre opere,  quali Le racisme expliqué à ma fille (1998; trad. it. 1998) e Le dernier ami (2004; trad. it. 2004), prevale l’impegno politico e sociale.

*

[La luce del giorno lentamente traccia]

La luce del giorno lentamente traccia sul
campo pudico di terra bianca il contorno di un
corpo amoroso.
Sul corpo nudo scivola la brezza del mattino.
Un vento breve drizza il seno
poi le anche. Sulla cima del ginocchio
impazzisce l’uccello del paradiso.
È un cuore che palpita
o è la terra che si spazientisce?
Il desiderio si è disteso nel letto del fiume lontano.
Corpo d’amore
brace di luce
attendi la notte per l’amplesso solitario.
Son io che ti invento
ti guardo fremere e muovere
la tempesta ti gonfia le labbra e t’irrigidisce il busto
una palma si china sui tuoi capelli che spandono fuoco
ti so fiume, leggenda e musica.
Ma il tramonto ti ha spento,
ultima stella che accompagnava il sole.
Giunta la notte, nessun pensiero ti esalta.
Questa è la solitudine:
un corpo appena nominato è portato via dalle parole.

§

La mia patria è un volto

La mia patria è un volto
un chiarore essenziale
una fontana di sorgente viva
È mano che attende
trepida il crepuscolo
per posarsi sulla mia spalla
È una voce
di singhiozzi e di risa
un sussurro per labbra che tremano
La mia patria non ha altro orizzonte
che trattenuta tenerezza
negli occhi neri
una lacrima di luce
sulle ciglia
È un corpo di tormenti
preziosi
come un fascio di radici
vicino alla tera calda
È poesia
generata dall’assenza
un paese che nasce
sul bordo del tempo e dell’esilio
dopo un sonno profondo
sospeso a un albero
dai fragili rami
agitati nel vento
La mia patria è un incontro
avvenuto su un letto di foglie
una carezza per dire
e uno sguardo per dormire
paese lontano dalle parole
tanto da calpestare il ricordo
Tra le nostre dita
un ruscello
perché il silenzio sia
Il mio viso è di quel cielo ostinato
vuoto
ferito dall’eleganza del rifiuto
La mia caduta il nostro amore
albero dissanguato
sfigurato dalla grazia spezzata
lo stesso dolore
ha afferrato i nostri corpi
Restano quei versi
cordoglio tardivo
per una patria che non ha più volto.

da Stelle velate. Poesie 1966-1995 ( (Einaudi, 1998), trad. italiana di E. Volterrani

*

Tahar Ben Jelloun, dopo gli studi di filosofia all’univ. di Rabat, nel 1975 ha conseguito il dottorato alla Sorbonne di Parigi con una tesi in psichiatria sociale sulle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nordafricani in Francia, poi rielaborata nel saggio La plus haute des solitudes (1977; trad. it. L’estrema solitudine1988) e nel romanzo La réclusion solitaire (1976; trad. it. Le pareti della solitudine1990). Un’analisi ancora più accurata di questi temi si trova nel saggio Hospitalité française (1984; trad. it. 1992). Il già citato romanzo La nuit sacrée gli è valso il premio Goncourt. Con E. Volterrani, suo traduttore italiano, ha pubblicato la raccolta di racconti ambientati nel Sud d’Italia Dove lo Stato non c’è (1991). I romanzi di B.J. si ispirano al mondo dei folli, degli esclusi, dei diversi: la protagonista del suo primo libro, Harrouda (1973; trad. it. 1992), è una prostituta; l’eroe di Moha le fou, Moha le sage (1978; trad. it. 1988) è un folle, mentre La prière de l’absent (1981; apparso prima in trad. it., 1989) racconta l’errare di due vagabondi. Temi privilegiati di B.J. sono l’allontanamento dalle origini e la frattura che ne deriva. Esemplari in tal senso i già citati romanzi L’enfant de sable (1985; trad. it. 1987) e La nuit sacrée, che raccontano la storia della cancellazione e del ritrovamento di un’identità femminile. Della sua successiva opera in prosa si ricordano inoltre: Jour de silence à Tanger (1990; trad. it. 1993); Les yeux baissés (1991; trad. it. A occhi bassi1993); L’ange aveugle (1992); L’homme rompu (1994; trad. it. Corrotto1994); Les raisins de la Galère (1996; trad. it. Nadia1996); La nuit de l’erreur (1997; trad. it. Lo specchio delle falene1998); il summenzionato Le racisme expliqué à ma filleL’Auberge des pauvres (1999; trad. it. 1999); L’Islam expliqué aux enfants (2002); Le dernier ami (2004; trad. it. 2004);Yemma (2006; trad. it. Mia madre, la mia bambina, 2006); Sur ma mère (2008); L’homme qui aimait trop les femmes (2010; trad. it. 2010); il saggio Par le feu (2011; trad. it. 2012), dedicato alla primavera araba; L’ablation (2014; trad. it. 2014); i saggi, entrambi del 2015, È questo l’Islam che fa paura, pubblicato in prima edizione in lingua italiana, e Contes coraniques (2015; trad. it. 2015); il romanzo Le mariage de plaisir (2016; trad. it. 2016), in cui lo scrittore affronta i temi  dell’integrazione e della differenza; Le terrorisme expliqué à nos enfants (2017; trad. it. 2017), densa riflessione sullo scontro tra civiltà in atto nel mondo contemporaneo; l’autobiografico La punition (2018; trad. it. 2018). Nella poesia di B.J. si ritrovano tutti i temi toccati nei romanzi e nei saggi: l’intera produzione poetica è raccolta in Poésie complète, 1966-1995 (1995; trad. it. Stelle velate: poesie 1966-1995, 1998).
(biografia tratta dall’Enciclopedia Treccani; per i versi si ringrazia Interno Poesia — in apertura, opera di Henri Rousseau, Il sogno)

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