“Il cielo, ed il cielo infine”

Il cielo,
“è inguardabile il cielo così bello nell’assopimento di ogni senso”,
un cielo nuovo di sole e di vento
asciuga il bucato oggi sui terrazzi e sui balconi di questa via.
.
Pensili stiamo
sciorinati, sospesi e inquieti,
tra la profondità del cielo e la profondità della terra,
lacrime pronte.
.
Still life/Stilleben.
Vita silente,
rumore di capelli che crescono,
rumore d’erba che cresce,
nelle piazze d’Italia
nemmeno quei due, in fondo alla prospettiva,
nulla.
.
Città vuote,
il paesaggio senz’uomini
è una natura morta, un render d’architettura,
e natura naturans incessante, e indifferente,
-il gioco del mosaico del tabacco-
in riequilibrio vitale continuo.
.
Nessuno,
nella circostanza d’un’odissea domestica
-disfo la notte le trame del giorno-
il ritorno di ulisse
da controcanti e polifemiche urla,
tutti i nessuno
isolati, frammentati, in centomila.
.
Splendidi volti sfigurati,
archeologia del contemporaneo,
statue del sopravvivere
in processioni immobili, distanziate e silenziose,
visi dimezzati, senza naso, senza sorriso,
musi inquietanti,
occhi naufraghi,
“mi manca la bellezza”, ti ho già detto,
il canto delle mie muse inquiete
sopra tutto,
il cielo.
.

Angelo Bruno, Il cielo, ed il cielo infine, 17.04.2020 – inedito

si ringrazia l’Autore per la gentile concessione

[…]

stamattina c’è un silenzio irreale; non c’è la piazza metafisica di De Chirico, svuotata apposta, ma avvalorata dalla folla vociante, che si nasconde oltre la tela, che non vediamo, ma che sappiamo esserci e a tratti riusciamo anche a sentire; stamattina, il silenzio trama un’inquietudine, grava sulle tempie senza sollievo, asserisce che a mancare è qualcosa di più che il quotidiano a cui abbiamo dovuto rinunciare per causa maggiore. In lontananza, la statale sembra un fermo immagine bloccato tra due sospiri; soltanto gli uccelli riempiono l’aria, facendomi sentire ancora più estranea alla scena.

Angela Greco, da Questotempodivirus, 29.03.2020 – inedito

.

.

— In apertura: Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia con piedistallo vuoto, 1955, olio su tela, cm. 55 x 35,5, ©Collezione Roberto Casamonti, Firenze (courtesy Tornabuoni Arte, Firenze) ©Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019 – dal web —

Un pensiero su ““Il cielo, ed il cielo infine”

  1. Ci tenevo a ringraziare pubblicamente l’autore del componimento che oggi fa più bello il Sasso, sicuramente per la gentile concessione del testo, ma ancor di più per la particolare rassegna artistica, di un pittore che personalmente mi piace molto, Giorgio DeChirico, mirabilmente innestata ad uno sguardo attento alle condizioni in cui vertiamo, terreno che ha generato interessanti e non indifferenti riflessioni legate a questo particolare momento sociale. E non è un caso che abbia scelto il 25 aprile per questa condivisione.

    L’occhio attento dell’autore dei versi, che in un ritmo ascensionale si espandono dal vicino fino a sfiorare addirittura il cielo, elemento che sembra mancare nella sua connaturale accezione di libertà e bellezza equa, dicevo l’occhio dell’autore si fa attento alle condizioni che siamo chiamati a vivere, noi uomini e donne, ma anche le case, le strade, le piazze, evidenziando dettagli davvero particolari, che nel prosieguo della scrittura si fanno sempre più preziosi e, di rimando in rimando, di richiamo in richiamo, diventano pietre costituenti la storia-viaggio periglioso di ciascuno di noi. Un componimento poetico, che lascia al lettore un momento su cui riflettere di indiscussa bellezza (nella ricerca della bellezza oserei dire) e al domani, un ricordo di questo vissuto, che non potremo mettere da parte…

    Grazie ⚘ Angelo.

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