Pablo Picasso, Le Fou – sassi d’arte

Pablo Picasso (1881 -1973), Le Fou (Il Matto) – 1905, bronzo, altezza 41 cm

Le Fou fa parte della collezione Denise et Pierre Lévy custodita presso il Museo d’Arte moderna di Troyes. Aperto nel 1982, il museo è uno dei più ricchi musei d’arte moderna nella provincia francese. Costruito nell’antico palazzo episcopale, è un museo di collezionisti composto a partire da donazioni private, tra cui la prima in assoluto è quella, appunto, di Pierre e Denise Lévy, industriali della sartoria. Le circa 2000 opere – dipinti, sculture, disegni, ceramiche – propongono un panorama completo dell’Arte dalla seconda metà del XIX secolo fino agli anni ’60, insieme ad una collezione di oggetti d’arte primitiva, provenienti dall’Africa e dall’Oceania.

Dalla scheda dal sito del museo si apprende che questa scultura è una delle più famose di Picasso ed è menzionata nella maggior parte delle opere sull’artista o sulla scultura del XX secolo. Grazie ad Ambroise Vollard (imprenditore, gallerista francese e mercante d’arte di importanti artisti), che alcuni anni dopo realizzò più copie in bronzo della stessa opera, ci sono quattro sculture di questo periodo (1905). La testa di un buffone, che indossa una corona grottesca e un cappuccio appuntito, che pronuncia un sorriso equivoco, è il più riuscito di questi bronzi, dove la modellazione ruvida cattura la luce e la diffonde sulla forma; il viso è delicato e cappuccio e corona spuntano dalla testa, come un fiore. Picasso ne iniziò la lavorazione una sera di ritorno dal circo con Max Jacob e di quest’ultimo, l’artista all’inizio ne ripropose le fattezze del viso in argilla; il giorno successivo, nel riprendere il lavoro, solo nella parte inferiore del nuovo volto rimase traccia della somiglianza iniziale e, al ‘cambio di personalità’, fu aggiunto il cappuccio del giullare.

Questo episodio viene meglio descritto nel contributo estratto blog RestaurArs, dove si legge che, sedotto dalla “gentile poesia del circo”, come ebbe a dire Gertrude Stein, Picasso agli inizi del Novecento scelse come soggetti prediletti funamboli, buffoni e saltimbanchi. Una notte, al rientro da uno spettacolo circense, cominciò a modellare il ritratto dell’amico Max Jacob nelle vesti di un giullare. Il volto scavato del poeta ha, usando le parole di Fernande Olivier, la testa “troppo possente”, il busto “dalle spalle strette” e la bocca “sinuosa, spirituale, maliziosa per certi versi”. La superficie, resa vibrante dalla materia e dalla sensibilità dei trapassi luminosi, racconta di una ricerca condotta verso la trasformazione del modello in personaggio e da un allontanamento dai criteri di verosimiglianza.

La nota del catalogo di Sotheby’s riporta che Le Fou fu eseguito durante il breve periodo tra la fine del Periodo Blu e l’inizio del Periodo Rosa; periodo nel quale Picasso puntò verso quella nuova direzione, che la sua arte avrebbe intrapreso nei successivi due anni. Nel 1905, dopo il suicidio dell’amico Casagemas, che fu il catalizzatore del Periodo Blu, Picasso fu attratto dal fascino dei popoli nomadi che si incontravano ai margini della società o sul palcoscenico. Come scrive Werner Spies: “Questo tema di fuga con oggetti di scena, decorazioni, animali, pagliacci e giocolieri ha fornito il motivo sociale alle tonalità simboliste. In questi lavori, l’isolamento dell’individuo lascia il posto al mondo non reale della performance”. Originariamente modellato in cera – una tecnica presa in prestito da Degas – Le Fou è l’incarnazione tridimensionale dell’interesse di Picasso per le drammatiche possibilità offerte dal circo e dai suoi abitanti.

6 pensieri su “Pablo Picasso, Le Fou – sassi d’arte

  1. adoro la poliedricità di Picasso che si è cimentato in più diverse forme e tecniche artistiche, sempre attento al costume e malcostume dei suoi tempi

    1. grazie per aver letto un articolo un po’ impegnativo per la lunghezza, ma, come ben dici, Picasso è un caleidoscopio difficilmente riducibile a poche parole! Un artista di quelli di cui oggi si sente la mancanza…oserei dire. Un carissimo saluto, Daniela 😀

  2. “Ah! signora maestra, l’ho beccata in fragrante.”
    Posso?
    La Storia dell’Arte svela grossi misteri cosmopoliti se viene indagata al di fuori dei circuiti legali e tradizionali di chi la diffonde . Vediamo se è vero.

    Il Circo di cui ella, Signora Mmaestra fa riferimento, è il Circo Medrano di Montmartre, (ex Circo Fernando) un circo francese longevo arrivato fino ai nostri giorni. Diventato Circo stabile Medrano nel 1898, dopo il malcapitato Colpo di Stato del 1905 ai danni dello Zar di Russia da parte della comunità ebraica europea con base a Parigi, rientrati sconfitti e impoveriti, tutti i sabato sera la comunità ebraica si adunava in preghiera e cena e confabulando varie cose scegliendo il Circo Medrano di Montmartre come Sinagoga base.

    Mi prendo una pausa storica per chiarire il concetto:

    Davide, il famoso discolo che abbatté il Gigante GOLIA, durante la processione solenne con canti muti e profondi, estratto il piffero dalla sacca si mise spifferare e ballare in modo fanciullesco per simpatizzare la bella ragazza dai capelli rossi di cui si stava invaghendo. La bella ragazza si mise a ridere e più rideva più Davide il fanciullo si divertiva a fischiettare e danzare, a fare lo scemo, insomma, faceva lo spiritoso conquistandola per simpatia. Adirati i sommi sacerdoti presenti, chiesero al Re Salomone di sentenziare con giusta severa punizione il sacrilego ragazzo, e Salomone chiese al fanciullo prima di scoccare la sentenza le motivazioni di quel gesto. (Salomone era poeta… capisci?)
    Davide bello bello (pare fosse molto bello agli occhi delle fanciulle) rispose che in un giorno di festa non si deve essere tristi altrimenti a Dio quella festa non è gradita e tornò a fischiettare e danzare mentre la fanciulla rideva a crepapelle sguaiata. In breve: Salomone capito il concetto disse: “Davide ha ragione, siamo troppo severi, facciamo festa!” e Re Salomone si mise a ballare anche lui divertito. A quel punto i sommi sacerdoti e il popolo sbigottiti nel vedere il RE diventato giullare, si misero tutti a saltellare e la processione divenne un bel Carnevale tra i filari di olivi e campi seminati fino all’arrivo in sinagoga tutti spettinati sorridenti. La Fanciulla dai mossi capelli belli e rossi era la figlia di Re Salomone, Davide la sposerà e si sedette sul trono di Salomone, Re di Israele diventando RE.
    Da qui nasce la tradizione per gli ebrei troppo seriosi, ogni tanto, diventare giullari per disinibirsi e quindi, al Circo stabile Medrano, a turno, si rendevano gli intellettuali ed artisti, dei gran giullari e acrobati ma dopo le congregazioni, divertendosi assai.
    vedi : https://en.wikipedia.org/wiki/Cirque_Medrano

    La cosa può far sorridere ma le garantisco Signora Maestra (metafora) che invece il Medrano fu una cosa molto seria. E’ una pagina di Storia tenuta nascosta anche ai cittadini francesi che si occupano d’Arte. Le motivazioni sono politiche. Picasso (ebreo) la moglie Fernanda (ebrea), Jacob (ebreo) e la Stein (ebrea) qualcosa in comune come vede ce l’avevano; ma anche il salotto del sabato sera di Gertrude Stein si trasformerà in Sinagoga, ove lei adunò i più grandi artisti ed intellettuali ebrei d’Europa per le grandi manovre per belliche (194/18) per sconfiggere il Kaiser tedesco, lo Zar Russo e gli Asburgo.
    La testa del fanciullo del 1905 (giullare) segna l’ultimo atto del Periodo Blu (fame) cosi fu una volta migrato in Francia, Picassò passò al Periodo Rosa (arrivano i soldi) dove lo zampino del contrabbando di droghe dalla Spagna e i collezionisti americani della “Lobby del Cotone” amministrati dalla Stein, gli faciliteranno la vita trasformandola in Rosa. Non è un caso che tra i collezionisti che hanno donato Arte per arricchire la collezione di Le Fou, fanno parte Denise et Pierre Lévy (ebrei e industriali del Cotone). La loro collezione ora è custodita in bella vista presso il Museo d’Arte moderna di Troyes. Ogni quadro narra il finanziamento avvenuto per ogni azione bellica che ebbe corso nel 194/18 e anche poi …
    Bene!
    “Signora Maestra, sono stato bravo? Posso tonare la mio posto? “

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