Claudio Rodríguez, due poesie

Salvador Dalì Ragazza alla finestra 1925

CIELO (da Alleanza e condanna, 1965)

Ora come non mai mi è necessario
che guardi il cielo. Senza fede e solo,
in questo secco mezzogiorno, alzo
gli occhi. E è la stessa verità di prima,
anche se cambia il testimone. Rischi
senza leggenda d’avventura né angeli,
neppure quell’azzurro della patria.
Costa denaro respirare l’aria,
senza compenso, gli occhi in su, vedere
una grazia accettare che non sta
nei sensi ma gli dà nuova salute,
li acuisce e ricolma. Questo dono
basta al mio amore, come la bellezza
che non merito e merita nessuno.
Oggi ho bisogno più che mai del cielo.
Non che mi salvi, solo m’accompagni.
.
.
.
.
NUOVO GIORNO (da Quasi una leggenda, 1991)
.
Dopo quei tanti giorni senza strada né casa
e senza neppur dolore e le campane sole
e il vento scuro come del ricordo
giunge quel di oggi.
.
Quando ieri il respiro fu mistero
e lo sguardare secco, senza resina,
cercava uno splendore decisivo,
così semplice giunge e delicata,
così serena di lievito nuovo
questa mattina…
.
E’ la sorpresa della chiarità,
della contemplazione l’innocenza,
il segreto che apre con cornice lo stupore
la prima nevicata e prima pioggia
a che lavare il nocciolo e l’ulivo
già ben prossimo al mare.
.
Invisibile quiete. Spira brezza
la melodia che più non aspettavo.
È l’illuminazione della gioia
col silenzio che non possiede tempo.
Grave il piacere della solitudine.
E non guardare il mare che tutto conosce
quando l’ora è venuta
dove il pensiero non viene giammai
ma sì il mare dell’anima,
ma sì questo momento dell’aria tra le mani,
di questa pace che aspetta quando l’ora è venuta
– due ore prima della mezzanotte –
Del terzo mareggiare, che è il mio.
.
.

*

Claudio Rodríguez (Zamora, 1934 – Madrid, 1999) – “Rappresenta una delle grandi voci del Novecento spagnolo. Poeta d’impatto straordinario, esordisce nel 1953 appena diciannovenne con un libro che è ormai un classico della poesia in lingua castigliana, Don de la ebriedad, che gli vale il premio Adonais. Per mezzo secolo è andato sperimentando un’intensa voce personale che distingue tutta la sua opera, concepita come mezzo di conoscenza dove la scrittura diventa il veicolo per arrivare ad essa. Appena cinque i libri di poesia pubblicati, e tuttavia ognuno di essi riflette in pieno le tappe di un biografia saldamente legata all’entusiasmo della propria adolescenza e gioventù, dove il dolore, la sofferenza e la preoccupazione per la morte si fondono. Dal primo all’ultimo dei suoi libri – Don de la ebriedad (1953), Conjuros (1958), Alianza y condena (1965), El vuelo de la celebración (1976), Casi una leyenda (1991) –, il poeta approfondisce il tema della conoscenza di sé e del mondo, per cui il risultato di questo processo di rivisitazione, ogni volta trasformato dal put o di vista del linguaggio e della visione delle cose, viene a costituire la spina dorsale di tutto l’itinerario di una affascinante esperienza poetica.

Casi una leyenda (Quasi una leggenda), l’ultima opera di Rodríguez, che risale al 1991, è un testo – che subito diviene un punto di riferimento imprescindibile per la poesia spagnola – in cui l’autore chiude il cerchio aperto poco meno che ventenne, proseguendo così il fitto dialogo con le cose. La sua voce, prossima alla morte, sfuma serena verso l’elegia. E proprio la morte forma parte delle colonne portanti di questa raccolta; una morte vista in maniera positiva: come madre di vita, associata all’amore, alla purezza e alla salvezza, quasi una trasformazione in altre forme di vita non inferiori e persino non superiori alla totale frequentazione della vita, che è la qualità essenziale  di una ricerca poetica.”

In traduzione italiana: Rodríguez C., Poesie scelte (1953-1991), Firenze, Pagliai-Polistampam2004; Rodríguez C., Quasi una leggenda, Nephila, 2005; Rodríguez C., Cinco poemas, poesie in italiano, Madrid, Hiperón, 2007 – tutte opere a cura di F.Luti. (tratto da: Poesia spagnola del secondo Novecento, a cura di Francesco Luti, Vallecchi 2008).

in apertura: Salvador Dalì, Ragazza alla finestra (1925)

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