Nâzim Hikmet – L’ottimismo, di nuovo

opera di Vladimir Kush

L’OTTIMISMO, DI NUOVO

Io sono in vita ancora e lo spazio si dischiude,
solenne a Mosca l’apertura, io ci sono.
La mano bionda di un bambino è nella mia,
e sto davanti a un albero, l’abete all’anno nuovo.

E lo so bene, io: prima che compia un anno, il bimbo,
colori e sfere luccicanti nei suoi occhi,
le cosmonavi pubbliche su al sole, fra le stelle,
in un silenzio astrale come pesci fileranno.

E il viaggio? Con passaporto, o senza?
Uno scontrino? Biglietto a pagamento? E il nostro mondo
intanto in forma di un’anguria si allontana, di una mela,
e nella stratosfera s’incontrano con missili nemici?

A me, di effetti chiusi nei bagagli non importa,
conta per me, semmai, il peso con il carico di affetti.
La gente in viaggio avrà paura? Di chi, di che, perché,
in che modo? E quella furia folle di far soldi, di potere?

Quel bimbo, il viso splendido ai riflessi
di nastri e fiocchi dell’abete scintillante,
è chiaro, non so perché, ma è chiaro,
vivrà, lo so, due volte più di me.

E corra, lui, su e giù nel cosmo, sì. Ma questo è niente.
Altro e grandioso il prodigio sulla terra che vedrà:
sarà il trionfo della nazione umana unita a sfavillare.
Amici miei, sono ottimista io, e scorro insieme all’acqua …

Mosca, 7 gennaio 1959

*

da “Poesie sparse”

Nâzim Hikmet, Poesie d’amore e di lotta – Mondadori — in apertura, opera di Vladimir Kush

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